Guido Veneziani è a un passo dal conquistare una volta per tutte l’Unità. Per riuscirci non è solo, ma al centro di una rete di alleanze allargate che comprendono il costruttore lombardo Massimo Pessina, la banca Intesa Sanpaolo, il sondaggista Adrio de Carolis di Swg e soprattutto il Pd di Matteo Renzi e Francesco Bonifazi, il tesoriere del partito di cui l’Unità è stata storicamente il giornale di riferimento. I liquidatori Emanuele D’Innella e Franco Carlo Papa hanno accettato mercoledì l’offerta della cordata e sono pronti a sottoporla al giudice del fallimento della Nuova iniziativa editoriale (Nie), la casa editrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.

L’intenzione dei liquidatori è quella di dare in affitto la testata e riportarla in edicola, aspettando che i creditori della Nie votino l’omologa per concluderne entro tre anni l’acquisto vero e proprio. L’affitto della testata costerà a Veneziani e soci intorno ai 90mila euro al mese ma in tutto, per completare l’operazione, ci vorranno 10 milioni di euro. E qui entrano in gioco i compagni di avventura dell’editore di periodici come Top, Stop, Vero e Miracoli, visto che Veneziani aveva già presentato una prima proposta ma era stata rigettata dai liquidatori che chiedevano più dettagli, chiarimenti su modalità e tempi di pagamento e garanzie sull’impegno economico a favore del giornale, gravato da quasi 30 milioni di debiti che crescevano, nell’ultimo periodo di pubblicazioni, di 700mila euro al mese.

Tra i protagonisti della vicenda c’è prima di tutti Pessina, che dal Pd era già stato chiamato in causa per salvare il quotidiano e che aveva già presentato un suo piano di rilancio. L’imprenditore, il cui nome compare sia nelle carte dell’inchiesta milanese sugli appalti Expo sia nell’elenco degli italiani che hanno portato i propri soldi nelle banche del monte Titano (i cosiddetti “furbetti di San Marino“) torna adesso in scena come consigliere della Unità srl, la newco che ha presentato l’offerta formale per il quotidiano. Insieme a lui nel cda presieduto da Veneziani c’è Guido Stefanelli, amministratore delegato della Pessina costruzioni. Dal punto di vista della proprietà, invece, la società fa capo per il 95% alla Guido Veneziani Quotidiani e per il 5% alla srl Eyu detenuta al 100% dal Partito democratico. Ma non è tutto, perché a salire, secondo uno schema di scatole cinesi, dentro la Guido Veneziani Quotidiani si trovano sia l’omonimo editore con una quota del 60% sia, al 40%, la Piesse srl di cui proprio Massimo Pessina e Stefanelli sono gli unici due azionisti, rispettivamente al 60% e 40 per cento.

A garantire per l’impegno economico dell’acquisizione è scesa in campo la banca italiana “di sistema” per eccellenza, l’Intesa Sanpaolo di Giovanni Bazoli che conferma così il consueto riguardo per le operazioni care a Palazzo Chigi. Tanto più che nella sciarada dell’Unità il Pd ha dato il beneplacito politico all’operazione creando apposta la Eyu (acronimo di Europa, Youdem e Unità) per gestire i media un tempo vicini al partito e oggi in gravi difficoltà economiche. La presidenza di Eyu è stata affidata ad Adrio de Carolis, a capo della società d’indagini di mercato Swg ma in passato anche fondatore di SoldiOnline e Dmail Group. Figlio di Massimo de Carolis, ex presidente del consiglio comunale milanese in quota centrodestra e coinvolto in alcune vicende giudiziarie, l’imprenditore è vicino al tesoriere del Partito democratico Bonifazi, che ha seguito ogni passo della complicata vicenda del quotidiano.

C’è quindi speranza per il futuro del quotidiano nato 90 anni fa. Non così però per il destino dei lavoratori, che da Veneziani non hanno ricevuto alcun impegno esplicito a coinvolgerli nel rilancio della testata. Ecco perché mercoledì i giornalisti si sono riuniti in assemblea e hanno chiesto al più presto l’apertura di un tavolo di confronto con l’editore di Miracoli. Sperando che il nome della rivista abbia una qualche influenza positiva anche sui loro destini.