Vetrate che si frantumano nel mezzo della palestra mentre gli alunni si stanno allenando, scale montate al contrario, palazzi non a norma, crepe nei muri, classi sovraffollate. E ancora segreterie piazzate nei corridoi, edifici senza palestre e altri senza laboratori o biblioteche. È questo lo stato di salute delle scuole superiori a Carrara (in provincia di Massa Carrara): una forma di rachitismo edilizio e culturale a cui oggi gli studenti hanno deciso di ribellarsi, perché “la sicurezza non è un’utopia ma un diritto”, dicono. Si sono organizzati e sono scesi in piazza, almeno in quattrocento, gioiosi, colorati ma anche arrabbiati, sventolando le loro bandiere rosse della Federazione degli studenti e i loro cartelli. “Volevamo una scuola e abbiamo una piscina”, scrive il liceo linguistico Montessori. “Da loro piove acqua, da noi vetri”, firma invece il liceo classico Emanuele Repetti.

La manifestazione è nata soprattutto come reazione a una vicenda legata al liceo scientifico Guglielmo Marconi, che attualmente ha i due terzi dell’edificio inagibile. Tutto è iniziato nel 2007 con la chiusura della palestra dichiarata “non idonea alle norme di sicurezza anti-sismiche”. Da lì, come un virus, anche le altre aule di volta in volta sono state dichiarate inagibili: prima i laboratori di fisica e chimica, a dir poco essenziali per un liceo scientifico, poi la biblioteca e gli uffici. Adesso gli studenti sono “compressi” in aule troppo piccole, la segreteria è rinchiusa in una sola aula e l’educazione fisica, in caso di pioggia, non si fa (negli altri giorni c’è il campo scuola, estate e inverno). Alunni, insegnanti e dipendenti hanno aspettato sei anni per vedere muoversi qualcosa. Solo nel 2013 infatti sono partiti i lavori per la ristrutturazione e la messa in sicurezza dei laboratori, che, stando alle carte, dovevano concludersi il 28 novembre scorso. Ma tutto tace. I lavori sono in alto mare per – questa la spiegazione della Provincia – “problemi tecnici”. Da qui la decisione degli studenti di farsi sentire. Con loro anche alcuni insegnanti e il personale. “Non stiamo parlando solo di agi o comodità – commenta una segretaria, Caterina Bischetti – ma di un apprendimento che è precluso agli studenti e della sicurezza di tutti messa a repentaglio. Eppure a nessuno sembra importare molto”.

La rabbia si è diffusa con effetto domino tra le scuole, portando in piazza studenti di cinque istituti in quella che è stata ribattezzata “la marcia per l’edilizia scolastica”. D’altronde non c’è una sola scuola superiore a Carrara dove alunni, insegnanti e personale possano sentirsi al sicuro. È lo stesso presidente della Provincia, Narciso Buffoni, a dire in piazza D’Armi, dove le istituzioni hanno incontrato gli studenti a fine corteo, che “l’80% degli edifici scolastici non rispettano la normativa antisismica e quindi bisogna immediatamente trovare un piano A e un piano B per portare i ragazzi in strutture sicure”.

Nell’istituto tecnico Domenico Zaccagna – Galileo Galilei le scale sono montate al contrario. Invece che sboccare nel corridoio finiscono contro il muro

In generale tutte le scuole fanno i conti con una manutenzione inesistente. La causa? Mancanza di fondi: così le strutture sono diventate fatiscenti e pericolose, con pezzi di intonaco che cadono e crepe sui muri. Ma ogni scuola ha poi la sua particolare storia di ordinaria follia. C’è ad esempio il liceo artistico Artemisia Gentileschi, che non solo non ha le scale anti-incendio, ma anche una rampa ordinaria inagibile. Più strana ancora la storia dell’istituto tecnico Domenico Zaccagna – Galileo Galilei, dove le scale sarebbero state montate al contrario e gli alunni, quando scendono, invece di trovarsi un corridoio si trovano il muro. “Il vecchio presidente della Provincia, Osvaldo Angeli – spiega la coordinatrice della Federazione studenti, Irene Aiazzi – ci ha sempre risposto “e cosa volete farci se sono state montate così?”.

Si arriva poi al liceo classico Repetti dove lo scorso mese, durante una lezione di educazione fisica, è caduta una vetrata della palestra frantumandosi sul pavimento. C’erano oltre 40 studenti. Vicenda analoga è accaduta all’istituto alberghiero Giuseppe Minuto dove nel 2013 è crollato il tetto. Fortunatamente era domenica. Infine c’è la storia del liceo linguistico Montessori le cui classi sono sparpagliate qua e là in diversi edifici sul territorio. Non ha una palestra, la segreteria è composta da un gruppo di banchi nel corridoio e le aule sono sovraffollate. “Siamo in 21 in classe – spiega Lisa Martini, di una quinta – ma quando facciamo le verifiche non possiamo staccare i banchi”. Oltre alla beffa, il Montessori è una delle scuole alluvionate, dopo l’esondazione del Carrione del 5 novembre scorso, e solo grazie all’aiuto dei volontari è riuscita a ripartire. “I fondi – spiega Buffoni, questa volta a ilfattoquotidiano.it – scarseggiano e continueranno a farlo con legge di Stabilità. Per questo le scuole del territorio sono in condizioni disastrose. Adesso sta a noi cercare finanziamenti alternativi”.