La madre di nuovo convocata in questura. Un paio di slip da bambino ritrovati davanti a scuola. Le immagini delle telecamere di sorveglianza di Santa Croce Camerina (Ragusa) che non sono mai riuscite a inquadrare Andrea Loris Stival. Al quarto giorno di indagini si aggiungono altri tre punti interrogativi sull’omicidio del bambino di 8 anni trovato morto in un canneto a 4 chilometri dalla sua scuola. Le uniche certezze al momento sono che l’unico indagato è Orazio Fidone, il “cacciatore” che ha scoperto il corpo del ragazzino – anche se è un atto dovuto – e che continuano gli appelli di Procura e forze dell’ordine perché i cittadini del paese in provincia di Ragusa collaborino all’inchiesta (“Ma noi non siamo omertosi” è la difesa del sindaco).

Andrea mai nelle immagini delle telecamere
Primo punto, dunque. La mamma di Andrea Loris è stata di nuovo convocata in questura dov’è rimasta per circa due ore per chiarire alcuni aspetti relativi a quella mattina e al suo racconto. Le sue risposte sono legate anche agli altri due aspetti emersi in giornata, cioè il ritrovamento di un paio di mutande da bambino di fronte alla scuola del bambino e il fatto che gli investigatori non hanno mai scorto la figura del ragazzino nelle immagini delle telecamere che fino a oggi sono state analizzate. Che Loris non ci sia, in quelle registrazioni, non vuol dire che non era in quella macchina. Almeno per ora. Ci sono infatti altri video ancora da visionare e soprattutto le immagini non sono così nitide da poter dare certezze assolute. Ma è evidente che, se anche dall’analisi delle altre telecamere non si trovasse un’immagine in cui il bimbo è stato ripreso, qualche domanda bisognerà porsela.

“Gli slip non sono di Andrea Loris”
Una risposta la mamma di Andrea Loris l’ha già data su un altro elemento emerso in giornata: gli slip trovati davanti a scuola non sono i suoi, ha detto la donna. Il bambino, come confermano fonti inquirenti a ilfattoquotidiano.it, non li indossava al momento del ritrovamento: aveva solo i pantaloni. E quindi bisognerà capire perché è comparso quel paio di slip blu per bambini con la scritta “cool skater boy” con disegnato un cucciolo di lupo. A notarlo è stata un’animatrice che lavora in un campo scuola privato. Un’altra donna, una mamma con un bambino, ha detto agli investigatori di averli visti sulla strada e di averli messi sul marciapiede. Polizia e carabinieri procedono con cautela: un mitomane o qualcuno che, con quel gesto macabro, ha voluto mandare un segnale specifico, una sorta di messaggio? Giusy Neri, dirigente della polizia scientifica della Sicilia orientale, spiega : “Per caratteristiche e natura potrebbero essere quelli” del bambino, ha detto, sottolineando che “era vestito, con i pantaloni slacciati e senza slip”. In ogni caso verrà effettuato un esame del dna. 

La versione del cacciatore
Gli inquirenti stanno continuando a scandagliare i rapporti all’interno della cerchia familiare del piccolo Loris. Perché è lì, ragionano gli investigatori, che vanno cercate le risposte al delitto. Si ritorna dunque ai pochi punti fermi dell’indagine e da lì si cercano i riscontri. L’iscrizione nel registro degli indagati del cacciatore Orazio Fidone per sequestro e omicidio è un atto dovuto che va in questo senso: gli inquirenti devono infatti eseguire una serie di esami irripetibili sui suoi vestiti e sulle due auto che gli sono state sequestrate per verificare che non vi siano tracce del piccolo. Certo è che la versione di Fidone non convince del tutto: perché a guardare dentro quel fosso a Mulino Vecchio non ci arrivi per caso. Perché non è il primo posto che ti viene in mente se pensi di dover cercare un bambino di 8 anni che, per tutti, è vivo e vegeto e potrebbe soltanto essersi allontanato. Ecco perché inquirenti ed investigatori vogliono andare fino in fondo con il cacciatore, mettendolo alle strette anche su eventuali rapporti con la famiglia di Loris. Da verificare è anche il racconto di tre ragazzi che oggi si sono presentati dai carabinieri per sostenere che, attorno alle 3 di sabato pomeriggio, hanno visto un auto nei pressi del fosso. E non era la Suzuki di Fidone. Chi c’era allora in quella macchina?

Il pm: “Molti appelli, ma poche segnalazioni”
“Abbiamo lanciato più segnali alla popolazione, ma non è arrivata alcuna segnalazione”. E’ lo “stupore” espresso dal procuratore Carmelo Petralia sulla reazione di Santa Croce Camerina all’”appello” lanciato da magistrati e investigatori a fornire, anche in forma anonima, indicazioni per le indagini. Dalla valutazione del magistrato esce il quadro di un paese chiuso in se stesso, che guarda in casa propria ed è restio a collaborare. Una tesi che il sindaco, Franca Iurato, respinge: “Sono convinta e certa che la nostra comunità non è omertosa”. In un paese come questo ogni abitante è una ‘telecamerà che tutto vede e registra. Tutti sanno tutto di tutti, ma non lo dicono. E, soprattutto, non telefonano al 112 o al 113 per segnalare. Per questo il procuratore si “stupisce”. Davanti a questa tragedia si sarebbe aspettato segnalazioni e telefonate da cittadini, elementi per contribuire a trovare l’assassino o a ricostruire il percorso compiuto da Loris. Poche, invece, le risposte della gente. Riprova il capo della squadra mobile, Nino Ciavola, che chiede “aiuto alla popolazione: per noi è fondamentale in questo momento avere a disposizione tutte le immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza, che siano di abitazioni o di aziende pubbliche o private”. “Per noi – spiega – è fondamentale cristallizzare ogni istante prima dell’omicidio”. 


Il sindaco: “Il paese non è omertoso”
“Io penso che il nostro non sia un paese omertoso”, replica però il sindaco Iurato, ricordando “la grande partecipazione alle ricerche” e che il corpo è stato “trovato grazie alla segnalazione di uno di loro”. “Se in pochi parlano vuol dire che non hanno visto elementi utili e non sanno che dire”. “Magari – spiega il sindaco – non siamo abituati a questi accadimenti, si pensa che quello che si è visto non c’entri alcunché, ma intanto lo si dica senza paura di fare la figura dello sciocco a dire qualcosa, a riferire qualcosa di ininfluente”. Per questo Franca Iurato rifà proprio l’appello del procuratore e invita “i cittadini a superare questa forma di riserbo, anche in forma anonima, a fare pervenire informazioni”. E mette a disposizione la polizia municipale e anche se stessa: “ditelo al sindaco – invita – che lo riferirà agli investigatori”. “E’ il momento del dolore – chiosa – ma soprattutto della sobrietà e della collaborazione”. La prima risposta è arrivata: tre giovani hanno rivelato ai carabinieri che il giorno del delitto, nella strada attigua al posto del ritrovamento del corpo, in contrada Mulino Vecchio, c’era un’auto bianca posteggiata. E non era la Suzuky di Fidone.