C’è un filo rosso che lega tra loro gran parte degli arrestati e degli indagati dell’inchiesta Mondo di Mezzo, che ha decapitato a Roma un’organizzazione mafiosa capace di orientare le decisioni di politici di destra e di sinistra, e Gianni Alemanno. Sono le fondazioni su cui transitano i soldi destinati alla campagna elettorale dell’ex sindaco o che sono il compenso per intervenire nell’assestamento di bilancio 2013/2014. Il deus ex machina era Salvatore Buzzi, gestore di una rete di cooperative che spaziano dalla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione del verde pubblico, fino all’accoglienza di profughi e rifugiati.

Sono tre, secondo gli inquirenti, le “utilità” garantite dal clan ad Alemanno: soldi per le cene elettorali, claque per la campagna e “ricerca di consenso elettorale” in vista delle elezioni europee.  Parlando con un altro indagato, Buzzi riferisce di “un pagamento di 75.000 euro per cene elettorali a favore di Alemanno” fatte arrivare alla Fondazione Nuova Italia, di cui l’ex sindaco è presidente, si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini. È ancora Buzzi a recuperare “50 uomini per formare una claque elettorale da utilizzare nel corso della campagna elettorale di Alemanno”. Sempre Buzzi parla di una ricerca di consenso elettorale per la candidatura di Alemanno alle elezioni europee, effettuata attraverso personaggi da lui definiti “amici del sud”. Sforzi risultati vani, perché alla fine l’ex primo cittadino non conquisterà il seggio.

Al centro del sistema ci sono le fondazioni, l’istituto giuridico più idoneo per gli obiettivi del clan perché in base alla legge non hanno l’obbligo di rivelare la provenienza dei finanziamenti. La “remunerazione per gli imprenditori o altri referenti della pubblica amministrazione  – ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino durante la conferenza stampa – andava dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia di migliaia di euro a singole persone fisiche o giuridiche una tantum fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana”. Dagli accertamenti effettuati sui conti correnti delle cooperative riconducibili a Buzzi gli investigatori hanno accertato che risultava effettivamente, il 15 novembre del 2012, bonificata la somma di 30 mila euro in favore della “Fondazione per la Pace e Cooperazione Internazionale Alcide De Gasperi”. Il 6 dicembre 2012, poi, “a poche settimane dall’approvazione del successivo assestamento di bilancio che prevedeva lo stanziamento di ulteriori fondi in favore dei minori immigrati e del campo nomadi, ed in concomitanza con la cena elettorale a favore di Alemanno e con l’aggiudicazione della gara Ama, venivano disposti altri bonifici dai conti delle società di Buzzi in favore della Fondazione Nuova Italia, per l’importo complessivo di ulteriori 30.000,00 euro”.

C’è una figura a cui, secondo i pm, ruota il giro di soldi che transita attraverso le fondazioni: è Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell’Ama. “Il dato storico emerso dalle indagini è che Panzironi, in ragione del suo ruolo in Ama – spiega il gip – è asservito agli interessi dei soggetti economici riconducibili alla coppia Buzzi-Carminati (Massimocapo del gruppo, ex Nar ed ex Banda della Magliana, ndr). (…) Le utilità percepite da Panzironi, tuttavia, non sono limitate allo stipendio che costantemente percepisce, ma sono arricchite – argomenta il gip – da erogazioni verso fondazioni delle quali egli esprime organi apicali, una delle quali, la Fondazione Nuova Italia, ha il suo presidente nel sindaco Gianni Alemanno, suo riferimento politico nel comune e suo nume tutelare, con il quale egli ha rapporti diretti, privi di mediazione alcuna, che gli garantiscono un reale potere, non solo d’interdizione, all’interno di Ama, massimamente nel periodo nel quale egli non riveste qualifiche formali. Utilità che vengono percepite anche da Alemanno, sia sub specie di finanziamento della sua attività politica, sia sub specie di erogazioni in contanti, sia sub specie di raccolta di consenso politico“.

Il gip parla di “un approccio palesemente illecito dei componenti di Mafia Capitale (così come il procuratore aggiunto di Roma Giuseppe Pignatone chiama l’organizzazione, ndr), e di uno dei suoi più significativi membri, verso la pubblica amministrazione. Un approccio che ha avuto forme di manifestazione diverse e che si è tradotto anche in contatti diretti con Alemanno e in condotte funzionali di costui che hanno oggettivamente favorito il sodalizio”. In particolare il gip fa riferimento alla nomina dell’avvocato Giuseppe Berti, secondo gli inquirenti “espressione del gruppo di interessi del sodalizio” all’interno dell’Ama, la municipalizzata per la raccolta dei riufiti. “Così come significativo  – prosegue il giudice per le indagini preliminari – il suo partecipare all’attività che ha condotto direttamente alla nomina” di Giovanni Fiscon, “anch’egli espressione diretta degli interessi del gruppo” alla direzione generale di Ama.

Il gip focalizza l’attenzione anche sui “contatti esistenti tra il capo di gabinetto della segreteria di Alemanno e il gruppo di Buzzi nonché i contatti con il medesimo Alemanno fiinalizzati a costruire le condizioni per la realizzazione dell’assestamento di bilancio del comune che, alla fine del 2012, hanno consentito di rinvenire risorse economiche utili per l’attività” di Mafia Capitale. “In conclusione – ragiona il gip – quello che può essere, allo stato dell’indagine, affermato con certezza è che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati (capo del gruppo, ex Nar ed ex Banda della Magliana) dall’altro; dinamiche relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders”.

di Marco Pasciuti e Giovanna Trinchella