“Nessun voto anticipato in vista”. Nel day after dei risultati che rischiano di sconquassare lo scenario politico, per Giovanni Toti tutto rimarrà come prima. O quasi. “Per ora si va avanti con il patto del Nazareno. Nessuno lo ha chiuso, è ancora apertissimo”, assicura il consigliere politico di Forza Italia. Certo, bisognerà trovare la quadra sulla riforma elettorale e limitare le ambizioni del Pd, che con una “furbata” spinge per il premio di lista. Ma il confronto sulle riforme può continuare. Intanto è bene rivalutare il sistema di alleanze. E qui le novità ci saranno. Nel rapporto con Salvini, prima di tutto. Berlusconi lo ha definito “un ottimo centravanti”. Toti gli riconosce di avere portato a termine “una buona corsa”, ma è presto per dire se sarà lui a guidare il centrodestra: “Del resto è la stessa Lega ad avere bisogno della coalizione per dare una risposta politica alle paure e alle ansie che ha saputo intercettare”. E se l’apertura verso il Carroccio sembra ormai scontata, l’augurio è di arrivare al più presto a un nuovo dialogo anche con l’Ncd di Alfano. Restano poi da ricomporre i contrasti tra gli azzurri. Oggi Toti non ha partecipato alla riunione dell’ufficio di presidenza di Forza Italia: era a Strasburgo per l’intervento di Bergoglio al parlamento europeo. Lì c’era anche Raffaele Fitto, l’avversario interno che vuole radere al suolo e rifondare il partito.

Come è andata con lui?
Abbiamo ascoltato il Papa.

Nessuna battuta tra di voi?
Ci siamo salutati come sempre.

Risultati elettorali. Sui giornali si parla di implosione di Forza Italia, di partito balcanizzato. Va così male?
Ho letto un sacco di esagerazioni e di termini che non vedo usare per partiti che sono assai più divisi di Forza Italia, come il Pd. Eppure lì c’è un clima assai vivace e una profonda spaccatura sul Jobs Act.

Però loro hanno vinto in Emilia Romagna e in Calabria.
Il risultato elettorale non ci lascia soddisfatti. Va però detto che la somma delle nostre due liste in Calabria ha preso più voti che alle europee. Non possiamo gioire per aver perso la regione, ma la tenuta del partito c’è stata, considerando anche che uscivamo da una situazione molto difficile per il centrodestra, con lo scioglimento della giunta per la condanna di Scopelliti. In Emilia è andata come ci aspettavamo. In ogni caso se Atene piange, Sparta non ride. Anche Renzi non si trova nella situazione ideale, visto che deve registrare la disaffezione di un’intera regione da sempre molto fidelizzata al voto.

È il preludio alla fine del patto del Nazareno?
Non abbiamo mai nascosto la nostra criticità sulle politiche del governo, altamente deficitarie dal punto di vista economico e sociale come i dati statistici dimostrano. Ma questo giudizio negativo non ci impedisce di cercare di fare insieme alcune importanti riforme per il bene del Paese, come abolire il bicameralismo e cambiare la legge elettorale.

Sempre che il patto duri.
È ancora presto per dire che è finito. Il patto è ancora apertissimo. Certo, sulla legge elettorale da parte del Pd c’è stata la mossa di portare avanti il premio di lista. Una furbata incompatibile con la morfologia attuale del centrodestra, che è un conglomerato di forze di vario peso, senza un partito nettamente predominante come il Pd nel centrosinistra.

Il premio di coalizione è condizione necessaria per andare avanti sulle riforme?
O si trova il modo di ricondurre la politica verso il bipartitismo, e allora il premio di lista diventa accettabile, o si trova il modo di tenere insieme delle coalizioni coerenti.

Una coalizione del centrodestra impone un’alleanza con la Lega. Salvini ha ottenuto un gran risultato.
Ha fatto una bella corsa, ha saputo intercettare paure e ansie della società. Ma questo non basta: in politica bisogna anche saper dare delle risposte ai problemi che si è individuato così bene. Non credo che la Lega possa essere in grado di dare da sola queste risposte. Anche lui ragionerà in ottica di coalizione con il centrodestra e al netto di certe spigolature lo sta già facendo. Siamo stati alleati in Emilia Romagna, lo saremo certamente in Veneto. E immagino anche in altre regioni.

Così Forza Italia rischia le primarie allargate. E Salvini come leader dell’alleanza.
Per ora non ci sono elezioni politiche all’orizzonte. Iniziamo a costruire delle buone alleanze per le regionali di primavera, che saranno un ottimo viatico per il dialogo che ci deve portare insieme alle politiche. Non è corretto anticipare soluzioni, le metodologie le discuteremo con gli alleati una volta stabilito il perimetro dell’alleanza di centrodestra. Mi auguro che nelle prossime settimane si possa aprire un dialogo anche con l’Ncd e l’Udc. Del resto Lega e Ncd governano con noi in Lombardia e in Veneto.

E se invece si va al voto in tempi brevi?
È una decisione che non dipende da noi che siamo all’opposizione. Renzi insiste di voler andare avanti fino al 2018 e il presidente della Repubblica si è sempre dimostrato molto restio a un’ipotesi di scioglimento anticipato delle camere. Sono un ragazzo ben pensante, ritengo che tutti dicano la verità: non vedo un voto anticipato all’orizzonte.

Più che una previsione sembra un auspicio. Se si vota subito, Forza Italia può affondare.
Se si andasse a votare con il consultellum, avremmo la soluzione di garanzia maggiore per tutti i partiti: con una legge proporzionale pura ognuno otterrebbe la sua rappresentanza parlamentare senza nessun tipo di artificio. Non c’è nessuna paura del voto da parte nostra. Oltretutto i sondaggi tendono a sottolineare una diminuzione della distanza tra centrodestra e maggioranza di governo.

In caso di un voto anticipato con il consultellum finisce che fate un’alleanza alla tedesca con il Pd.
Valuteremo la situazione del Parlamento. Ci siamo sempre dimostrati responsabili con quello che serviva al Paese. Ricordo che è stato Berlusconi a offrire un governo di coalizione mentre Bersani inseguiva in giro per l’Italia i grillini che gli sputazzavano in faccia.

Quindi si riproporrà una grande coalizione?
In realtà escludo che si vada a votare con il consultellum. E quindi escludo anche che ci possa essere la grande coalizione. Mi attengo a quanto Renzi ha sempre detto, ovvero di voler fare le riforme proprio per non governare più con il centrodestra.

Berlusconi è più deluso o più irritato per risultati e scontro nel partito?
È combattivo, direi. Tra qualche mese sarà di nuovo libero di guidare il partito a pieno regime. Lo trovo carico e con un percorso davanti.

Sempre che fitto Fitto faccia il bravo. Chiede di azzerare tutte le nomine.
Berlusconi ha avuto pieno potere un anno fa dall’unanimità dal consiglio nazionale del partito e anche Fitto ha votato a favore. È giusto fare un mea culpa complessivo per alcuni errori, ma nessuno può puntare il dito su qualcun altro. Perché tutte le persone coinvolte in questo dibattito hanno le loro responsabilità. E anche Fitto è un dirigente del partito.

Tra Fitto e Renzi chi butta giù?
(Cinque secondi). Renzi. Per quanto simpatico è il leader avversario, Fitto è un mio compagno di partito.

Sicuro?
Non ho un secondo di dubbio. Se mi è consentito però dalla torre non butterei nessuno.

A cena con Salvini o con Alfano?
Con Salvini. È più comodo, lui sta a Milano. Ma prima o poi dovremo fare una cena con Salvini e Alfano insieme. Perché i nostri elettori lo pretendono per tornare a vincere.

Twitter: @gigi_gno