Si chiama “modulo per la prenotazione del matrimonio presso la Chiesa di S. Stefano Rotondo”, ma di fatto è un contratto a tutti gli effetti, ovviamente comprensivo di tariffe. Che nella chiesa sul Celio, a Roma, regole e oboli non siano negoziabili, lo si capisce fin dall’intestazione: “Da restituire entro 3 giorni lavorativi”. Spulciando tra la regola in cui si raccomanda agli sposi di non sostare sotto il portico e quella che disciplina il volo delle colombe, si trovano anche le voci “offerte”. Per rivestire le sedie in plastica della chiesa con un telo bianco la spesa è di 200 euro, per rivestire l’inginocchiatoio a sposi e testimoni ne servono altri 30.

A questo va aggiunta “l’offerta libera”, che per chi viene da fuori Roma non è inferiore a 150 euro. La parrocchia fornisce una lista di fioristi e addobbatori convenzionati, unici che possono decorare tutta la chiesa. Giovanni e Serena (i nomi sono di fantasia) lavorano a Roma: lì hanno i loro amici, le loro vite. E lì avrebbero voluto suggellare il loro amore sull’altare. Ma, dopo essersi visti recapitare il modulo a S. Stefano, hanno cambiato: “Mi sono sentito offeso. Ci sposeremo vicino Frosinone – racconta lo sposo -. Anche al mausoleo di Santa Costanza e a Santa Croce di Gerusalemme mi avevano chiesto 150 euro. A Roma la tariffa è quella, ma di solito viene chiesta con più discrezione”.

30 euro per la pratica, 120 per la celebrazione – Non sono molti i parroci che, peccando di ingenuità, mettono nero su bianco il prezzo dei sacramenti. A giugno a Villa Baggio, nel pistoiese, l’anziano parroco ha stilato un vero e proprio listino: 190 euro per convolare a nozze, 90 per battesimi e funerali. Alcuni parrocchiani non la presero bene e scrissero una lettera di protesta a Papa Francesco. Parroco un po’ naïf e molto burocratico anche nella chiesa San Francesco di Assisi a Termoli: “L’offerta minima per la preparazione e celebrazione del matrimonio è fissata a euro 150, 30 euro al momento della chiusura della pratica e 120 al momento della celebrazione”, si legge in un documento riportato dalla stampa locale nel 2013. Non solo: “Gli sposi che svolgono le pratiche matrimoniali in questa parrocchia e celebrano il sacramento fuori danno l’offerta minima di 30 euro”.

400 euro, il prezzo medio a Venezia – Offerte libere, ma non troppo, anche a Venezia: “La formula più usata è ‘contribuzione volontaria a partire da’”, racconta una wedding planner. “Per sposarsi nella cripta di San Marco servono almeno 400 euro, altrettanti nella chiesa del Redentore. Cento in più per la Basilica di Santa Maria Assunta del Torcello”. Più o meno quanto viene chiesta ai novelli sposi che scelgono le chiese più esclusive sulle rive del Garda. E, stando ai racconti sui forum specializzati, anche in molte chiese milanesi e pavesi l’obolo si aggira intorno ai 400 euro.

La mappa del sud: cori e donazioni spontanee – Tariffe simili anche al Sud. Alla Basilica di San Nicola a Bari si può arrivare a 370 euro, mentre Le Iene tre anni fa scoprirono parroci napoletani che chiedevano fino a 800 euro per dichiarare gli innamorati marito e moglie. Il panorama però è variegato. Basta passare da una città all’altra trovare prassi diverse. Il sito dell’Arcidiocesi di Gaeta è severo: “L’offerta delle messe deve essere assolutamente tenuta lontana anche l’apparenza di contrattazione o di commercio”. Usi differenti anche sulle coste campane. Il direttorio liturgico della diocesi di Sorrento e Castellamare specifica: “La nostra chiesa sceglie convintamente di non imporre alcuna tariffa per le celebrazioni liturgiche ma di accogliere solo offerte spontanee”. I bene informati raccontano però che a Sant’Aniello i frati invitano a fare offerte da “almeno 200 euro in su, comprensivi di aria condizionata e coro interno”. Poco più a sud, ad Amalfi, l’offerta è libera. “Ma – racconta Chiara, un’altra organizzatrice di matrimoni – quasi tutte le chiese più gettonate offrono un pacchetto completo: 350 euro con coro e organista”. Troppo per celebrare un sacramento? Forse, ma il commento degli organizzatori è unanime: “In Comune si spende quasi sempre di più”.

da Il Fatto Quotidiano del 22 novembre 2014