La sentenza è il “fallimento della giustizia italiana”. Ma anche “una vergogna senza precedenti” che consente allo Stato di autoassolversi e fa morire Stefano Cucchi “un’altra volta”. La decisione della Corte d’Appello di Roma, che ha assolto tutti gli imputati del processo, ha profondamente scosso la famiglia della vittima. Ma ha anche suscitato aspre reazioni nel mondo politico. Al contrario, Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, esprime “piena soddisfazione” per la decisione della corte. Non solo. Perché in una nota scrive: “In questo Paese bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, ad essere puniti per colpe non proprie”.

Il sindacalista rimarca inoltre “il nostro impegno e il nostro sforzo” per introdurre “in maniera sistematica e organica le videocamere e le garanzie funzionali, così da poter tutelare maggiormente i poliziotti, ma anche i cittadini, in tutte le situazioni”. E si augura “un immediato dietrofront del consiglio comunale di Roma che, su proposta di Sel, aveva addirittura approvato l’intitolazione di una piazza per Cucchi. Visto che il Campidoglio aveva negato la possibilità di una via per la Fallaci, ci auguriamo adesso una valutazione positiva per eroi veri, come Raciti. Attendiamo la risposta del sindaco Marino“.

Il sindacato di polizia: “Aspettiamo dietrofront di Marino sull’intitolazione di una piazza a Cucchi”

La famiglia: “Meritiamo giustizia” – Sconvolta dalla sentenza, invece, è la famiglia della vittima che assicura: “Andremo avanti”. In lacrime in aula la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria. “Nella sentenza di primo grado non si è detto che Stefano non è stato piccchiato, ma che la giustizia non era in grado di dire chi fosse stato tra gli agenti e i carabinieri – ha detto -. Ora, in appello, mi aspettavo un passo in avanti che non c’è stato. Da semplice cittadina mi chiedo cosa mi devo aspettare dalla giustizia“. Poi aggiunge: “Mio fratello è morto anche per colpa dei magistrati che non lo hanno guardato in faccia. Mio fratello – ha sottolineato – era un ragazzo come gli altri che ha commesso un errore e che, per questo, non doveva pagare con la vita. Io, mio fratello, la mia famiglia meritiamo giustizia”. Sbalordita anche la madre di Cucchi che parla di “sentenza assurda” e dice: “Mio figlio è morto ancora una volta”. Inoltre, per l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, si tratta “il fallimento della giustizia italiana”. Ma dopo la lettura del dispositivo, dai banchi degli imputati in aula, si sono levate mani che mostravano il dito medio, rivolto a chi stava assistendo all’udienza. Un gesto documentato da una sequenza fotografica sul sito di Repubblica.it.

Ferrero: “Lo Stato si autoassolve” – Per Carlo Giovanardi, senatore Ncd che in passato è spesso intervenuto sula vicenda, “per quanto riguarda gli agenti di custodia non poteva che esserci che l’assoluzione, non essendoci stato il pestaggio. Per quanto riguarda i medici ribadisco quello che ho detto fin dall’inizio della vicenda: Stefano Cucchi doveva essere curato e alimentato anche coattivamente, in quanto non in grado di gestirsi a causa delle patologie derivanti dal suo complesso rapporto con il mondo della droga. Se la Corte d’Assise ha escluso responsabilità penali rimangono però le responsabilità morali rispetto ad una persona che è stata lasciata morire di fame e di sete”.

Giovanardi: “Agenti assolti perché non c’è stato pestaggio. Ma rimangono responsabilità morali: Cucchi morto di fame e di sete”

Parla invece di “vergogna senza precedenti” e sentenza di “autoassoluzione dello Stato” il leader del Prc, Paolo Ferrero. “Nel corso del procedimento, infatti, si è dimostrata in modo evidente l’esistenza di un sistema violento nei confronti dei detenuti e di un sistema sanitario quanto meno superficiale. E’ surreale che tutti sappiano cos’è successo a Stefano Cucchi, tutti sanno che è stato pestato a sangue e che non gli sono state somministrate le cure adeguate, ma nessuno paga. L’assoluzione di queste persone è autoassoluzione di uno Stato sempre più autoritario. E’ straziante, l’hanno ucciso per la terza volta. Siamo vicini a Ilaria e a tutta la famiglia Cucchi”. “Ingiustizia è fatta” anche per la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, che su Twitter scrive: “Caso Cucchi: 5 anni passati e 0 responsabili. Ingiustizia è fatta”.

Sul fronte Pd, Walter Verini, capogruppo dem in commissione Giustizia – pur precisando che “le sentenze vanno rispettate” – sottolinea che la pronuncia della Corte d’Appello “lascia l’amaro in bocca. In questo momento siamo vicini ai familiari e a tutti coloro che si sono sempre battuti per la verità e la giustizia sulla morte di Stefano.  In questo caso i pesantissimi interrogativi sulla morte di Stefano rimangono tutti interi. Le risposte dovranno arrivare. È lo Stato che le deve esigere”.

L’infermiere imputato: “Felice anche per i medici del Pertini”

Gli imputati e il sindacato di polizia – Commenta la decisione dei giudici anche l’avvocato Gaetano Scalise, che nel processo ha assistito il primario del Sandro Pertini, Aldo Fierro. “Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto – ha detto -. Era quello che aspettavamo come risultato minimo. La Corte ha fatto un buon governo degli insegnamenti della Corte di Cassazione in tema di responsabilità professionale dei medici. Il punto nodale era che esistono dubbi sulla causa di morte di Cucchi e questo esclude la responsabilità dei medici”. “Decisione assolutamente equilibrata” per gli avvocati Costantino Marini e Fabrizia Morandi, che hanno assistito il medico Luigi Preite de Marchis, mentre si dice “felice” uno degli imputati, l’infermiere Giuseppe Flauto, già assolto in primo grado. “Sono veramente felice di questa sentenza, non solo per me, perché non avevo dubbi sulla mia innocenza, ma sono felice anche per i medici del Pertini che più volte durante il processo di primo grado si erano sentiti dire che non erano degni di vestire il camice”.

Oltre al Sap, interviene anche il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria. La sentenza, dichiara il segretario generale Donato Capece, “ci dà ragione quando, in assoluta solitudine, sostenemmo che non si dovevano trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Abbiamo avuto ragione nel confidare nella magistratura, perché la polizia penitenziaria non aveva e non ha nulla da nascondere – sottolinea Capece – Già nel dicembre 2009, la rigorosa inchiesta amministrativa disposta dall’allora capo del Dap Franco Ionta, sul decesso di Stefano Cucchi, escluse responsabilità da parte del personale di polizia penitenziaria, in particolare di quello che opera nelle celle detentive del palazzo di Giustizia a Roma“.

La mamma di Aldrovandi: “Sentenza incredibile” - “Allibita” anche Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, ucciso a Ferrara a settembre 2005. Un caso per il quale quattro poliziotti sono stati condannati in via definitiva per omicidio colposo. “E’ difficile trovare qualcosa da dire. Rimango allibita – prosegue -, è incredibile questa sentenza, è come se Stefano fosse morto senza che ci sia nessuna responsabilità”. Del resto, aggiunge Moretti “abbiamo visto tutti le foto, è chiaro che è morto per una causa”. “Sicuramente – conclude la madre di Aldrovandi – la famiglia richiederà degli approfondimenti”. Si dice invece “amareggiato e deluso” Giorgio Sandri, il papà di Gabriele, tifoso della Lazio ucciso da un agente della Polstrada l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi di Arezzo. “Ci si sente abbandonati. Ci si porta dietro un lutto che non passerà mai. Viviamo in un Paese in cui basta chiedere scusa e si continua ad andare avanti, senza che nessuno paghi. Poi – aggiunge – penso al corpo piagato di Stefano: certi segni così evidenti non se li è fatti da solo. Eppure la giustizia non l’ha pensata così. Bisogna sempre sperare, ma come non sentirsi abbandonati”.

Patrizia Moretti: “Sono allibita. Come se per la sua morte nessuno fosse responsabile”

Amnesty Italia: “Decesso che tutto appare meno che accidentale o auto-procurato” – “Aspettiamo di sapere perché la Corte abbia deciso di mandare tutti assolti. Quel che è certo è che, a cinque anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, la verità processuale non sembra dirci nulla di quel che è accaduto davvero”. E’ il commento, divulgato in una nota, del presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, sulla sentenza che vede assolti medici e agenti coinvolti nella vicenda della morte di Stefano Cucchi. Il procedimento, conclude Marchesi “non accerta alcuna responsabilità per un decesso che tutto appare meno che accidentale o auto-procurato”.