Circa cinque minuti di applausi e delegati in piedi alla sessione pomeridiana del Congresso nazionale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte del 18enne Federico Aldrovandi durante un controllo il 25 settembre del 2005 a Ferrara: Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani.

I tre agenti (mancava all’appello Monica Segatto, “che non siamo riusciti a contattare”, spiega il delegato ferrarese Luca Caprini che rivendica l’iniziativa di “portare all’attenzione del congresso nazionale il caso dei nostri iscritti) erano stati invitati lo scorso febbraio anche al congresso provinciale della città dove erano in servizio. Proprio a Ferrara, Gianni Tonelli, eletto ora segretario nazionale, aveva lanciato la campagna #vialamenzogna, una risposta alla manifestazione nazionale #vialadivisa con la quale pochi giorni prima la famiglia di Federico chiedeva la destituzione dei colpevoli della morte del diciottenne.

In quell’occasione proprio Tonelli arrivò parlò di “accanimento contro gli operatori delle forze di polizia”, di “una pelosa macchina del fango che mistifica la realtà dei fatti trasformando, spesso, i violenti in eroi e i poliziotti in delinquenti”.

Gli applausi agli agenti nel 2013 – Un anno prima, a febbraio 2013, sempre il Sap aveva atteso all’uscita del tribunale di sorveglianza di Bologna Enzo Pontani, che chiedeva l’affidamento ai domiciliari per i sei mesi di pena residua. L’indulto infatti aveva già cancellato tre anni dalla pena definitiva uscita dalla Cassazione, che per inciso definì i quattro poliziotti “sproporzionatamente violenti”. Anche in quell’occasione, a Bologna, fioccarono applausi di solidarietà da parte dei colleghi poliziotti. Pontani, dopo una breve parentesi in carcere, ottenne i domiciliari, così come la Segatto. Solo Forlani e Pollastri rimasero fino a fine pena in una cella dell’Arginone. Scontata la detenzione e passato un altro semestre punitivo deciso dal corpo di polizia come sospensione disciplinare, i quattro agenti delle Volanti sono rientrati in servizio, anche se non adibiti al servizio su strada.

La madre di Federico: “Ribrezzo”. Il padre: “Orribile” – “Provo ribrezzo per tutte quelle mani” commenta Patrizia Moretti pensando a quegli applausi. “Cosa significa? Che si sostiene chi uccide un ragazzo in strada? Chi ammazza i nostri figli? È estremamente pericoloso”. Anche il padre Lino affida ai social network il suo disgusto: “Orribile. E’ questa la polizia di Stato? Se fosse stato loro il figlio, avrebbero applaudito questi signori gli uccisori del proprio figlio. Ucciso senza una ragione da quattro individui con una divisa addosso. Una divisa che forse non guarderò mai più con fiducia, a meno che… Vergognatevi”.

La solidarietà alla famiglia di Renzi, Pansa e Alfano – Arriva dopo poche ore la telefonata di solidarietà del premier Matteo Renzi che bolla la vicenda come “indegna”. Anche Anche il capo della polizia Alessandro Pansa che nel pomeriggio si era seduto in prima fila al congresso accanto ad alcuni esponenti politici – Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia, Maurizio Gasparri e  e Lara Comi di Forza Italia, esprime vicinanza alla mamma di Federico definendo “gravissimi” i comportamenti degli agenti del Sap. L’ultimo a parlare è il ministro dell’Interno Angelino Alfano: “Gli applausi sono un gesto inaccettabile che offende la memoria di un ragazzo che non c’è più e rinnova il dolore della sua famiglia. Applausi che danneggiano la polizia e il suo prestigio”. Intervistata da Skytg24 Patrizia Moretti ha confermato di aver ricevuto la telefonata di Renzi e del capo della polizia Pansa “anche se oltre alla solidarietà – ha spiegato - ora bisogna intervenire“. Unica voce fuori dal coro quella dell’europarlamentare (ricandidato) e segretario della Lega nord Matteo Salvini che su Facebook scrive: “Io sto con i poliziotti, con i carabinieri, e con chiunque rischia la vita per difendere i cittadini”. 

Sel e Pd: “Gesto agghiacciante” – Il primo commento politico era arrivato subito dopo la diffusione della notizia da parte del coordinatore nazionale di Sinistra ecologia libertà Nicola Fratoianni: ”Gli applausi agli assassini di Federico Aldrovandi sono agghiaccianti e inaccettabili. Non si può accettare che chi è chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini possa compiere gesti terribili come quello di oggi”. Poi era intervenuto il responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano: “Sono sempre stato dalla parte dei diritti di chi lavora in condizioni difficilissime per la sicurezza del Paese ma uno Stato di diritto sta in piedi solo se vengono rispettate le competenze di tutti i suoi corpi. La sentenza di quel terribile omicidio va rispettata da tutti”. 

Ma il Sap insiste: “Colleghi rovinati per sempre” – Ma dal sindacato di polizia arriva in tarda serata una nota che solidarizza nuovamente con gli agenti condannati: “L’onorabilità della polizia di Stato è stata irrimediabilmente vilipesa e solo una operazione di verità sarà in grado di riscattare il danno patito. Alla stessa stregua i nostri colleghi, ingiustamente condannati, hanno patito un danno infinito – scrive il neosegretario generale del Sap, Gianni Tonelli – Quindi ritengo affrettati alcuni giudizi espressi”. Riferendosi agli agenti coinvolti nella vicenda, sottolinea, “quattro vite sono state definitivamente rovinate dai danni subiti e, da ultimo, sono stati trascinati in un giudizio davanti alla Corte dei Conti per un risarcimento all’erario complessivo di circa 2 milioni di euro, senza che alcuna autorità abbia individuato l’entità di tale somma e senza essere stati coinvolti dall’amministrazione della pubblica sicurezza nella transazione privata con la famiglia”. A giudizio del neo-segretario generale del Sap, ancora, “la morte di chiunque è un evento infausto, ma non necessariamente la colpa deve essere attribuita a qualcuno: migliaia di giovani ogni anno muoiono alla guida dei loro automezzi, ma non per questo la colpa è delle strade. Porre una pietra sopra all’ accaduto, ci pare una soluzione troppo comoda”. Pertanto, conclude Tonelli, “la nostra è unicamente un’azione finalizzata non a suggerire un’interpretazione degli eventi sulla questione di cui stiamo parlando, ma che tenta di avvicinare i cittadini alla verità processuale consentendo loro di accedere a tutti gli atti del processo. La Giustizia è amministrata in nome del Popolo italiano? A loro la sentenza inappellabile. Noi – chiosa Tonelli – chiediamo unicamente di perseguire una strada che l’ordinamento giuridico ci garantisce, ossia il giudizio di revisione: è un diritto dei nostri colleghi e intendiamo sostenerli su questo percorso”.