Renzi è più bravo di D’Alema“: il partito della Nazione, il superamento del Pd (e della sua storia) per come l’abbiamo conosciuto, potrebbe cominciare da questa frase. La pronuncia Andrea Romano, livornese, professore di Storia contemporanea a Tor Vergata, ex capogruppo di Scelta Civica alla Camera e primo dei montiani a fare il grande passo: “Mi iscrivo al Pd questa settimana e ho fatto oggi richiesta di adesione al gruppo del Pd” annuncia a “Incontri AdnKronos”. Ex dalemiano, del club di ItalianiEuropei, tentato da Veltroni, finito a ItaliaFutura di Montezemolo (nata e morta nel giro di una stagione, proprio nel senso di 3 mesi, il tempo di arrivare alle Politiche 2013) ora dice che “le condizioni di oggi sono sono diverse”, per questo Renzi “sta già riuscendo a fare quella rivoluzione liberale” della sinistra che a D’Alema non riuscì. “Mi sono sempre riconosciuto in una sinistra liberale e capace di innovare, fino a poco tempo fa non c’era – ha spiegato Romano- Se nel 2013 il Pd l’avesse guidato Renzi avrei votato Renzi. La sinistra liberale era stata espulsa dal Pd di Bersani, non l’avevano voluta. Ora la voce del Pd è anche la nostra voce”.

Romano ha anche parlato dell’assetto del partito: “Non torneremo più ai partiti degli anni Settanta e Ottanta con tessere, sezioni, correnti. Oggi i partiti si muovono su linee di opinione più che sui tesserati. Servono partiti rinnovati, con una struttura, ma non più partiti di tesserati. Un Pd al 40% è un partito forte, non è un comitato elettorale, che porta dentro anche gli elettori di Scelta civica. Il Pd di prima perdeva, quindi si dovrebbe essere contenti di questo Pd che vince”. A proposito: alla Leopolda, dice, c’era “aria di inclusione, ricchezza di idee, come quella di portare nel Pd anche chi non c’era. Per me è stato un tornare a casa, io vengo dalla sinistra liberale e dire ‘aderisco a questo progettò alla Leopolda è stata una bella occasione. Sono stato accolto da tanti benvenuto”. Romano alla Leopolda è intervenuto sul palco.

Lì, nel “garage” renziano, avrà incrociato anche Gennaro Migliore, ex capogruppo di Sel a Montecitorio, l’altro simbolo del partito dalle porte spalancate che vorrebbe Renzi, la forza politica che accoglie da sinistra e da destra. Romano il liberale blairiano dice: “Peccato ci fosse la coincidenza con la manifestazione della Cgil, lo dico per due motivi: primo perché la manifestazione era solo della Cgil, che quindi è apparsa isolata. E poi per gli argomenti usati, perché il Jobs act non toglie diritti ma li dà, è un passo in avanti verso una legislazione europea”. Romano ha anche commentato il no di Davide Serra al diritto di sciopero: “Serra è un grande imprenditore finanziario ma io non penso che il diritto di sciopero vada limitato, è fondamentale. In Unione sovietica era limitato, non mi pare un modello positivo. Renzi stesso ha specificato che la sua opinione è diversa. Serra è visibile, particolare, può essere usato in modo divisivo, ma la sua opinione non era quella della Leopolda”.

Ma un partito plurale non deve portare necessariamente a divisioni interne o, peggio, a una scissione. “Non credo alla scissione, le scissioni si fanno nei partiti in crisi. In tutti i grandi partiti di sinistra europei e anche nei democratici americani c’è cittadinanza per chiunque la pensi in modo diverso ma nei confini di una sinistra che può andare da quella radicale a quella blairiana”.  A proposito del prossimo voto di fiducia, il deputato ha spiegato: “Aspetto di discutere di questo nel gruppo del Pd, ma in generale si può dire che ci può un tema di coscienza, ma non vale per il Jobs act. Un gruppo e un partito non possono essere un gruppo anarchico, la fiducia è il voto politico per eccellenza. Auspico che pur nella diversità ci sia un voto compatto da parte di tutti i partiti della maggioranza, Pd per primo”.