Lettere minatorie, insulti via web, ma anche proiettili e ordigni inesplosi. Si classifica al primo posto tra le regioni del Nord, e settima in tutta l’Italia, per il numero di casi di minacce indirizzate agli amministratori pubblici del territorio, l’Emilia Romagna, secondo i dati della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli eletti negli enti locali. Tra il 2013 e il primo quadrimestre del 2014, infatti, in regione si sono verificati 50 episodi di minacce indirizzate agli amministratori locali emiliano romagnoli, il 68% dei quali solo nella provincia di Bologna. Bossoli recapitati in buste di carta, lettere minatorie, ma anche messaggi dal contenuto offensivo e intimidatorio pubblicati sui social network. “Episodi simili nei confronti di sindaci e amministratori – spiega la senatrice Doris Lo Moro, presidente della commissione parlamentare – si verificano secondo modalità che variano di regione in regione: in Sardegna, ad esempio, per minacciare un rappresentante dei cittadini è capitato che gli venissero recapitati animali morti. In Emilia Romagna, invece, si è evidenziata una specificità: la diffamazione via internet. Messaggi offensivi, cioè, pubblicati sui social network contro i sindaci e gli eletti del territorio allo scopo di delegittimarli e influenzare, tramite l’intimidazione, la loro azione pubblica”.

I dati ufficiali, spiega Lo Moro, arriveranno con la pubblicazione della relazione scritta dalla commissione parlamentare. Tuttavia, al primo posto in Italia per numero di casi di minacce si colloca la Puglia, seguita da Sicilia, Campania, Sardegna, Calabria e Basilicata. Al settimo posto c’è l’Emilia Romagna, prima di Liguria e Veneto, e soprattutto prima tra le regioni del Nord, con 50 episodi intimidatori messi in atto tra il 2013 e il primo quadrimestre del 2014, concentrati soprattutto nella provincia del Capoluogo. Episodi, spiega Lo Moro, segnalati tutti alle autorità, ma che spesso si sono conclusi senza soluzione giudiziaria, se non nei casi in cui il responsabile era affetto da disagio mentale.

A Bologna l’anno scorso sono stati 24 i fatti intimidatori ai danni degli amministratori pubblici della provincia, e 10 all’inizio di quest’anno, 26 dei quali tramite lettere minatorie e messaggi su Facebook. Ma episodi simili si sono verificati anche a Finale Emilia, nella bassa modenese terremotata, il cui primo cittadino, Fernando Ferioli del Pd, è stato vittima, in più di un’occasione, di atti di vandalismo. O nel ferrarese, a Jolanda di Savoia, con il sindaco Elisa Trombin che per un alloggio popolare non assegnato, un anno fa si era sentita dire da un cittadino di origine straniera “stia attenta o le farò del male gettandole dell’acido addosso”.

Episodi, segnalati da procuratori, questori, sindaci, carabinieri e prefetture alla commissione d’inchiesta, che per violenza “non eguagliano il livello raggiunto in altre regioni italiane, ad esempio al Sud – precisa Lo Moro – ma che dimostrano come non sia più possibile circoscrivere il fenomeno a una sola parte dell’Italia. Oggi la distinzione tra Nord e Sud Italia non esiste più, ed è necessario monitorare attentamente tutto il territorio per garantire ai Comuni la possibilità di svolgere le proprie funzioni in sicurezza”.

Secondo l’associazione Avviso Pubblico, infatti, il fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali è in aumento: dal 2010 al 2013 il numero delle segnalazioni è cresciuto del 66%. E la ragione, spiega Lo Moro, è legata anche alla crisi. “Nelle aree in cui il disagio economico è più forte si sono verificati episodi di minacce anche reiterati, ad esempio nel modenese, che da due anni a questa parte è impegnato nella ricostruzione post terremoto. Si crea una situazione di sfiducia nei confronti delle istituzioni e in taluni casi quella sfiducia sfocia nella violenza, il cui bersaglio è l’amministratore locale”.

Un discorso a parte, poi, la commissione parlamentare lo fa per la criminalità organizzata, che nella regione rossa per eccellenza è particolarmente radicata tra le provincie di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Rimini. “I clan, che pure in Emilia Romagna sono presenti in maniera stabile da anni ormai – spiega Lo Moro – ad oggi tendono ad insidiare maggiormente il tessuto economico della regione. Sono frequenti, infatti, gli episodi intimidatori ai danni delle imprese, grandi e piccole, mentre non si sono riscontrati casi di minacce rivolte ai sindaci da parte delle cosche”. Ciononostante, precisa il prefetto di Bologna Ennio Mario Sodano, “terremo alta l’attenzione”. In Italia, infatti, sono 140 gli amministratori pubblici uccisi negli ultimi 40 anni, “e il territorio va monitorato, per evitare che si verifichino episodi più gravi rispetto a quelli messi in atto sino ad oggi, o che la criminalità organizzata possa entrare anche nelle amministrazioni”.