Il caso di Elena Ceste, la donna scomparsa il 24 gennaio e trovata morta la scorsa settimana nell’Astigiano, non smette di essere un mistero. Ieri sul cadavere della donna è stata eseguita l’autopsia: secondo i primi risultati non ci sarebbero segni evidenti di ferite. Ma ieri il sopralluogo effettuato dai carabinieri ha permesso di ritrovare altri resti della casalinga. Scavando con un setaccio nel fango in cui si trovava il cadavere, tra il fiume Tanaro e la ferrovia per Alba ormai in disuso, gli esperti dell’Arma hanno trovato le mani e i piedi della donna, oltre ad alcune vertebre. Tutto sarà analizzato all’istituto di Medicina legale per essere esaminato. Da cui si attendono anche gli esiti degli esami tossicologici e istologici. Il sopralluogo dei carabinieri è stato coordinato da Francesco Romanazzi, direttore della medicina legale dell’ospedale di Alba (Cuneo), che ha eseguito l’esame sul cadavere.

Restano quindi aperte tutte le ipotesi: dal suicidio – la meno probabile visto che la donna era senza vestiti ed è difficile che sia uscita di casa nuda in pieno inverno – alla morte naturale e all’omicidio. Reato, quest’ultimo, per il quale il marito della donna, Michele Buoninconti, ha ricevuto venerdì un avviso di garanzia. Un “atto dovuto” per il procuratore capo di Asti, Giorgio Vitari, che coordina le indagini. “Ci sono dei bambini da tutelare, aspettiamo eventuali sviluppi”, insiste l’avvocato dei famigliari della donna, che fino ad ora non hanno mai fatto mancare la loro fiducia all’uomo.

“Stiamo parlando troppo, c’è bisogno di più silenzio per non aumentare lo stress psicologico” dice don Roberto Zappino, parroco di frazione Motta di Costigliole d’Asti, dove Elena Ceste viveva con la famiglia.”Tutto ciò che si dice può essere sbagliato”, ha aggiunto il sacerdote, annunciando che andrà “presto a trovare la famiglia. Abbiamo vissuto nove mesi nella speranza che tutto potesse risolversi, viviamo una tristezza infinita”.