Dopo il combattimento tra il presidente uscente della commissione Josè Manuel Barroso e il presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla segretezza della lettera dell’Unione Europea, anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alza la voce con Bruxelles. “Dopo anni di politiche restrittive, di austerity, dinanzi alla disoccupazione giovanile dilagata – dice il capo dello Stato – è giusto sollecitare” alle istituzioni europee l’attuazione di nuove politiche verso la crescita e lo sviluppo. “Ho letto la bozza del documento del consiglio europeo e ho notato che il termine ‘austerity‘ questa volta non compare – dichiara Napolitano – Per evitare nuove polemiche qualcuno ha accettato di non menzionarlo, forse perché mosso da qualche complesso di colpa”. E verosimilmente in riferimento al 3% del rapporto tra deficit e Pil il presidente insiste: “E’ “grave”, afferma, che non si parli più dei valori alti dell’integrazione politica europea ma che “ci si accapigli tutti quanti – poco competenti, meno competenti e per nulla competenti – sullo 0,1%, sulle regole, sui trattati, sul fiscal compact”.

Napolitano sottolinea il fatto che “l’Europa è nostra, non è una strana creatura nata fuori di noi, quasi un mostro che detta leggi inapplicabili e gravide di conseguenze per le nostre società”. Il capo dello Stato, in un discorso sull’Europa al Quirinale, ha invitato a non dimenticare i valori alti dell’integrazione politica e a non limitarsi “a identificazione riduttive ed improprie” che a volte riducono l’Unione a “qualcosa di nebuloso nelle mani di una schiera di burocrati” che poi negli anni scorsi “si è visto essere meno numerosi dei dipendenti del comune di Palermo”. Il consiglio europeo di Bruxelles sta affrontando “molteplici e scottanti questioni, dall’accordo sul clima alle politiche di investimento per un deciso sforzo di rilancio dell’economia e dell’occupazione, pur senza far venir meno l’equilibrio di bilancio” per i Paesi dell’Eurozona. Il capo dello Stato ha ricordato che “l’Italia si è spesa molto per affermare la necessità di una vera svolta delle politiche europee per fronteggiare la crisi”.

“L’Europa – conclude Napolitano – ha molte facce, molte facce luminose e non solo quelle imperiose di regole da osservare in materia di bilancio pubblico”. Il presidente della Repubblica ha chiuso il discorso sottolineando più volte la necessità di “non lasciare in ombra” i valori originali dell’Unione che sono basati “sull’avanzamento del processo di integrazione politica“.