“La politica ha, nei confronti del settore dell’editoria, una responsabilità grave e imperdonabile. Ha onorato gli impegni presi, a seconda delle risorse disponibili, ma non ha affrontato mai il problema di fondo che riguarda gli editori: fino a quando ci si limiterà a rispondere con le risorse che si hanno, gli editori non si fanno carico dei loro comportamenti”. L’accusa è arrivata direttamente da Enzo Iacopino, presidente dell’ordine dei giornalisti, ascoltato dalla commissione Cultura alla Camera, in merito alla proposta di legge sull’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. Secondo Iacopino “si deve curare l’interesse dei giornalisti meno quello degli editori”.

Quindi, è ancora il parere del presidente dell’ordine di categoria per il quale “i contributi a pioggia non finiscono solo ai Lavitola di turno, a volte si fatica a individuare chi fisicamente riceve questi contributi e a colpire chi se ne approfitta senza fare informazione”, si devono “obbligare gli editori a rendere noto in un registro pubblico tutti gli interessi altri che hanno e tutte le partecipazioni che possiedono”, oltre a quelle editoriali. Il punto sono i “tanti conflitti d’interesse, ma c’è un problema più profondo perché gli editori tengono a sottolineare i bilanci in rosso delle loro aziende editoriali, ma sorvolano sui bilanci positivi delle altre che controllano e che traggono beneficio dai mezzi di comunicazioni di cui sono proprietari”.

“Massimo rispetto per una proposta di legge che comunque che al di là del merito contribuisce a proseguire il dibattito sull’argomento. Ma sull’abrogazione tout court non possiamo che esprimere forti riserve e fortissime preoccupazioni”, ha detto invece Paolo Serventi Longhi, vice presidente vicario della cassa di previdenza dei giornalisti, l’Inpgi, sostenendo poi che l’istituto fa “la sua parte con i controlli e le ispezioni” nelle aziende editoriali. “Andiamo ciclicamente a controllare che ci sia rispetto dei diritti dei giornalisti. Gli abusi ci sono, ma in questi anni il taglio progressivo dei contributi diretti ha cancellato pezzi interi di informazione. Abbiamo avuto un aumento esponenziale della disoccupazione giornalistica, dalla carta stampata alle tv, per non parlare delle testate locali che sono la vera tragedia”. La sua proposta è che tra i criteri per ricevere il finanziamento pubblico diretto “gli editori mostrino il regolare versamento dei contributi giornalistici”.