L’alluvione di Parma si poteva evitare? C’è qualcosa nella comunicazione del pericolo di esondazione che poteva essere fatto per arginare il danno subito da migliaia di famiglie e attività? A queste domande sta cercando di rispondere la Procura di Parma, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo sull’esondazione del torrente Baganza che lunedì 13 ottobre ha messo in ginocchio interi quartieri della città causando un danno di oltre 100 milioni di euro e provocando un black-out nelle comunicazioni telefoniche di rete fissa e mobile che ha interessato le province da Piacenza a Modena.

Un atto dovuto, arrivato a 24 ore dai tragici eventi che hanno colpito i cittadini, che per ora non vede nessuno iscritto nel registro degli indagati, anche se nelle prossime ore potrebbero essere coinvolti rappresentanti delle istituzioni che in questi giorni hanno dovuto far fronte all’emergenza. La Procura ha affidato le indagini alla polizia municipale, che sta eseguendo gli accertamenti per verificare che sia stato davvero fatto tutto il possibile per evitare il disastro, o se vi siano state omissioni nell’opera di prevenzione e nelle procedure di allerta alla popolazione. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti c’è la cassa di espansione mai realizzata sul Baganza, nonostante il progetto già approvato nel 2011 con un protocollo d’intesa tra Comune, Regione Emilia Romagna, Aipo, Provincia e ministero all’Ambiente. Un’opera per cui il commissario straordinario Mario Ciclosi aveva avviato un procedimento per la realizzazione, ma che non aveva mai visto l’inizio dei lavori. Lo ha denunciato il Movimento Nuovi consumatori, che all’indomani dell’alluvione ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Parma proprio sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura.

La Procura sta indagando anche sulla gestione dell’emergenza da parte di Prefettura, Provincia, Comune e Protezione civile. Alcune strutture, come le scuole danneggiate dall’esondazione, hanno riferito di non essere state avvisate dell’esondazione. Eppure, già dalle 14 Baganza aveva destato preoccupazione sul primo Appennino, a Calestano e a Langhirano, il che faceva presagire che in città la portata e la violenza del torrente sarebbe stata di proporzioni straordinarie. Le comunicazioni del pericolo di esondazione però, a Parma sono arrivate tardi, o non sono arrivate affatto. Colpa della centralina Telecom allagata, che ha isolato la maggior parte delle utenze mobili e delle reti fisse. Ma l’acqua ha invaso la sede della compagnia telefonica quando ormai il Baganza aveva già sfondato l’argine, sommergendo strade e abitazioni. E l’allarme sarebbe dovuto comunque arrivare prima.

A una settimana dal disastro, mentre nella zona rossa della città si continua ancora a scavare e togliere il fango dalle strade, le domande su quello che avrebbe potuto essere fatto si continuano ad accavallare e sarà la Procura a dover fare chiarezza sull’accaduto. Con l’inchiesta arrivano anche le lamentele dei cittadini e da strutture nella zona colpita: alcuni accusano l’amministrazione Cinque stelle di averli abbandonati. “Abbiamo dovuto provvedere noi a tutto – ha spiegato una cittadina del quartiere Montanara – dell’amministrazione in una settimana non abbiamo visto nessuno”.

In consiglio comunale il sindaco Federico Pizzarotti ha fatto il punto sui danni e sulla situazione: “E’ stata la più grande alluvione dal 1910 del torrente Baganza – ha detto – La gestione dell’emergenza di sei giorni, che avrà una coda di altre settimane e mesi, con la conta dei danni, ci ha visti impegnati con le nostre forze ad arginare una situazione che non era prevedibile”. Uno dei grandi più danni è stato quello della centrale Telecom, che aveva sottovalutato il problema dell’alluvione, non prevista in quell’area, nonostante la collocazione all’incrocio tra due corsi d’acqua. “Questo ci dà l’idea di una grande fragilità del nostro territorio – continua il sindaco – Abbiamo stimato 150 milioni di danni tra provincia e città. Certo, si poteva fare di più, sicuramente, ma abbiamo fatto il possibile, con l’aiuto di tutti, soprattutto di tanti giovani”.

Il primo cittadino ha anche sottolineato l’importanza della prevenzione per il futuro nonostante le poche risorse disponibili, soprattutto con il taglio degli enti provinciali, e soffermandosi anche sul caso della comunicazione dell’allerta: “Sicuramente dovranno essere riviste le modalità di comunicazione di un’emergenza simile, che non può avvenire via fax o con la posta elettronica certificata. Ora però bisogna pensare a ricostruire”.