Un Paese in preda all’alcol, a quanto pare, con l’ultimo dato proveniente dall’associazione di volontariato Alcohol Concern e che si basa sui dati ufficiali dell’Nhs, il National Health Service, il servizio sanitario pubblico britannico. Nel Regno Unito, nel 2013, si sono registrati 10 milioni di ricoveri in ospedale legati all’abuso di bevande alcoliche. Un dramma sociale e umano, chiaramente, ma anche un dissanguamento per le casse dello Stato, al momento abbastanza floride ma che farebbero volentieri a meno di spendere 2,8 miliardi di sterline all’anno (circa 3,5 miliardi di euro) per curare e far riprendere chi è finito in ospedale in preda a convulsioni, coma etilico, cefalee, svenimenti e tutti gli altri sintomi che birra, vino e superalcolici in eccesso causano.

“Uno sforzo intollerabile per il servizio sanitario nazionale”, dice ora Alcohol Concern, appellandosi al governo conservatore (in coalizione con il partito liberaldemocratico) guidato da David Cameron: “Che vari subito la legge sul prezzo minimo dell’alcool, legge che viene rinviata da mesi – chiede ora l’associazione – solamente rendendo le bevande alcoliche più costose, specie nei supermercati e nei negozi di vicinato, si avrebbe un’inversione di tendenza”.

Stando alle tabelle indicate dal ministero della Salute, nel Regno Unito 9,6 milioni di persone (su una popolazione di circa 65 milioni di abitanti) bevono in eccesso. La Gran Bretagna cita spesso le “unità alcoliche”, ogni unità equivale a un bicchiere piccolo di vino o a una mezza pinta (circa un quarto di litro) di birra. Ma nel Regno Unito, appunto, quasi 10 milioni di persone bevono troppo, con 2,4 milioni classificate “ad alto rischio” in quanto consumano dalle sei alle otto unità al giorno.

E le malattie causate sono le più diverse (circa 60 diverse patologie secondo l’Nhs), anche se quasi la metà delle ospedalizzazioni sono dovute a traumi alla testa o al collo, dovuti alle cadute quando si è in preda all’alcol. Ma spaventa soprattutto l’aumento a dismisura dei ricoveri nei nosocomi: nel 2011 erano stati meno di due milioni in un anno, non pochi, ma sicuramente di meno rispetto agli attuali, dovuti a una “moda” (o una malattia) del “binge drinking” sempre più diffusa. Quel bere compulsivo fino a stare male, un passatempo per le giovani generazioni, ma non solo, sempre più diffuso anche in Italia.

Il dato di Alcohol Concern, che ha lavorato in sinergia anche con una società farmaceutica al fine di analizzare numeri e statistiche, viene comunque anche differenziato per regione. Così, si viene a scoprire, il ricco sud dell’Inghilterra, quello verso il Canale della Manica, è l’area dove più si hanno ricoveri ospedalieri per questo motivo. La cosa sorprende, in quanto, per diceria popolare, le popolazioni del povero nord-ovest e nord-est dell’Inghilterra sarebbero le più propense a bere.

Eppure, nel nord-ovest, soprattutto nell’area di Liverpool, si registra il più alto numero di morti legate alle bevande alcoliche, sono state 3.501 nel 2012. “Ora serve un piano governativo al più presto”, dice Alcohol Concern, sperando in un esecutivo composto da un premier e da ministri che non disdegnano di farsi fotografare al pub o in vacanza in una qualche località marittima della Spagna, con in mano una birra o un bicchiere di vino.

Il ragionamento dell’associazione è semplice: in tempi di tagli della spesa pubblica, in cui anche la sanità viene sottoposta alla mannaia di Downing Street, bisognerebbe partire dalla prevenzione, che è sia della salute dei britannici che delle spese inutili da parte del contribuente. Del resto, se la spesa ospedaliera è appunto di 2,8 miliardi di sterline, vi è un più generico costo per la società, che comprende il danno all’economia e alle famiglie, le cause legali, la mancata produttività e così via. Il servizio sanitario britannico lo ha detto anche di recente. L’alcol, in generale, costa ogni anno 21 miliardi di sterline alla società britannica. Che sono circa 26,5 miliardi di euro. Quasi come una manovra finanziaria.