Nessun accordo” per Petro Poroshenko. Un’intesa “almeno per l’inverno“, secondo Vladimir Putin. Sono contrastanti le dichiarazioni dei due protagonisti della seconda e ultima giornata del vertice Asem, a Milano, ma nella questione delle forniture di gas russo a Ucraina ed Europa comincia a vedersi qualche spiraglio. Il leader del Cremlino e il presidente ucraino si sono incontrati a sorpresa nel pomeriggio in un bilaterale nell’hotel Westin Palace, dopo i due incontri avuti in giornata con i leader europei. “L’Europa dovrebbe aiutare Kiev a pagare le forniture di gas della Russia”, ha detto il leader russo in una conferenza stampa dopo il bilaterale, aggiungendo che con Kiev è stato raggiunto un accordo “per la parziale ripresa delle forniture di gas”, almeno per l’inverno. Di diverso avviso il presidente ucraino: “Abbiamo finito il colloquio, non siamo riusciti a raggiungere nessun risultato pratico sul gas ma pensiamo che prima del meeting a Bruxelles del 21 ottobre con i delegati dell’Ue troveremo una soluzione”.

E’ la crisi tra Mosca e Kiev la grande protagonista della giornata. Le tre principali questioni in ballo sono la soluzione del conflitto nell’est dell’Ucraina, le forniture di gas all’Europa in vista dell’arrivo dell’inverno e la guerra delle sanzioni tra l’Occidente e il Cremlino. Dopo le perplessità espresse in mattinata da molti degli attori in campo in seguito all’incontro tra Putin e Poroshenko a cui hanno partecipato anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron, il capo dell’Eliseo François Hollande e il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durão Barroso, nel pomeriggio alcuni piccoli spiragli si sono aperti dopo il vertice quadrilaterale “formato Normandia” cui hanno partecipato i leader di Mosca e Kiev con Hollande e Merkel.

Il primo a dichiararsi soddisfatto è stato il presidente ucraino. “Al termine di un colloquio durato due ore – ha detto Poroshenko – sono stati raggiunti 3 accordi principali. Il primo è quello di seguire fermamente il memorandum di Minsk” che regola la pacificazione del territorio, “concentrando gli sforzi su come implementare i 12 punti del memorandum”. In secondo luogo – ha proseguito il presidente ucraino – le elezioni locali, che avranno luogo nella regione di Donetsk e dovranno essere fatte solo sulla base della legge che ho firmato ieri”, quella cioè sulle votazioni nell’est: “le elezioni devono avere luogo nei territori previsti dal protocollo di Minsk come chiesto il 19 settembre”, ha spiegato riferendosi a Dontesk e Lugansk. “In terzo luogo ci sono stati dei progressi sulla regolazione del gas dove abbiamo concordato i parametri principali del contratto. Continueremo i colloqui” sui mezzi finanziari necessari, ha aggiunto.Anche Vladimir Putin ha giudicato positivamente i colloqui. Come è andato il vertice? “Buono”, ha risposto il presidente russo ai giornalisti lasciando il vertice quadrilaterale. 

Sul tema del conflitto nell’est dell’Ucraina le impressioni dei partecipanti al vertice allargato tenuto in mattinata erano state negative. Secondo Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, “alcuni dei partecipanti alla colazione hanno mostrato una totale indisponibilità ad un approccio oggettivo” anche se il portavoce ha ribadito la disponibilità del leader russo ad un incontro a due il presidente ucraino Petro Poroshenko. Nette le conclusioni di Angela Merkel che, nei colloqui avuti sino ad ora, afferma di “non aver potuto purtroppo identificare alcuna apertura”. L’assenza dei presupposti per un dialogo proficuo erano emersi dalle dichiarazioni pre-vertice: Peskov aveva spiegato come tra la cancelliera tedesca e il presidente restassero “sempre serie divergenze sulla genesi del conflitto interno ucraino, nonché sulle cause principali di quello che succede ora”. Parole che seguivano il summit a due avvenuto la sera del 16 ottobre tra Putin e Merkel, dove sono stati discussi diversi aspetti della “inadeguata” applicazione degli accordi di Minsk, firmati il 5 ottobre, che prevedono un pieno cessate il fuoco, il controllo dei confini ed elezioni comunali a Donetsk e Lugansk, da svolgersi nel rispetto della legge ucraina. Dopo il colloquio con Merkel, Putin ha trascorso un paio d’ore nella residenza milanese di Silvio Berlusconi in via Rovani.

Ferma anche la posizione del primo ministro inglese David Cameron che ha sottolineato l’obbligo da parte di Mosca di mettere in atto gli accordi e togliere armi pesanti e truppe dall’Ucraina. “Se questo non succede, l’Unione Europea, Regno Unito incluso, deve mantenere le sanzioni e le pressioni, cosicchè non ci sia questo tipo di situazioni nel nostro continente”. Cameron ritiene inoltre che Putin abbia detto “molto chiaramente che vuole una guerra fredda, non vuole un’Ucraina divisa”. Anche il presidente uscente della Commissione europea José Manuel Barroso è convenuto sul fatto che “la cosa più importante, e su questo c’è stato un accordo, è l’attuazione del protocollo di Minsk. Dovranno esserci delle verifiche sul cessate il fuoco e sulle elezioni locali”. E a proposito della fornitura di gas tra Russia e Ucraina, ha annunciato a Milano che ci sarà “un incontro la settimana prossima a Bruxelles per cercare di trovare una soluzione ai problemi legati all’energia tra Ucraina e Russia”. 

Matteo Renzi, più ottimista rispetto alle conclusioni dei colleghi (“Penso che abbiamo fatto un passo avanti”) sottolinea che, in ogni caso, “non possiamo accettare l’instabilità dell’Ucraina” e insiste nel coinvolgimento della Russia “nelle grandi questioni internazionali”. Il premier ha inoltre aggiunto che “c’è la disponibilità da parte dei paesi europei a collaborare per il controllo delle frontiere in Ucraina anche con i droni” e grazie alla disponibilità delle nuove tecnologie. Per questo, aggiunge, “abbiamo accolto la proposta del presidente Hollande di controllare i confini tra Russia e Ucraina così come previsto dagli accordi di Minsk“. Il premier Renzi si è poi soffermato sul ruolo cruciale della Russia “non solo per quanto riguarda la risoluzione della crisi Ucraina” ma anche per “Ebola Isis, SiriaIraq, Libia e le altre crisi internazionali”. “Non si tratta di un processo immediato. C’è bisogno di tempo, ma abbiamo sottolineato il senso di urgenza di trovare una conclusione” ha detto ancora il presidente del Consiglio. “Sono molto positivo dopo questo incontro e spero che le discussioni di oggi aiutino il dialogo tra Russia e Ucraina. Nelle prossime ore, giorni e settimane si andrà nella direzione cruciale della pace, del dialogo e della cooperazione. Spero che si possa lavorare assieme con forza”.