Dice che ha votato secondo coscienza, ma per i suoi ex colleghi è una nuova occasione per attaccarlo: “Dissidente? Assetato di sete e potere”. Si riaprono le ferite del Movimento 5 stelle a Palazzo Madama. L’ex senatore M5S e ora al gruppo misto Luis Alberto Orellana ha votato in favore della nota di variazione del Def e dello spostamento del pareggio di bilancio al 2017 e ha salvato il governo che altrimenti non avrebbe avuto la maggioranza. Un gesto che ha scatenato le critiche e gli attacchi dei suoi vecchi compagni grillini, da Manlio Di Stefano a Luigi Di Maio. “L’art. 67 della Costituzione recita che il parlamentare è libero da vincolo di mandato e deve rispondere alla propria coscienza. Ritengo per il bene del paese”, ha spiegato in una nota Orellana. “Auspico che lo spostamento al 2017 del pareggio di bilancio darà modo di poter fare qualche intervento in più in economia come proseguire con gli 80 euro in busta paga, abbassare l’Irap e poter realizzare una politica economica espansiva e contro il regime imposto da Bruxelles con i vari Katainen di turno. Al di fuori di logiche di appartenenza e schieramento quindi ho votato secondo coscienza. Sono una persona libera e non devo rendere conto a nessuno a differenza di altri”.

Gli attacchi ad Orellana sono arrivati dai deputati M5S su Facebook, tanto che in serata il suo profilo risulta disattivato“Al Senato il governo Renzi non è caduto per un solo voto”, ha scritto Luigi Di Maio. “Quello dell’ex-M5S Orellana. Un governo fondato sul cambio di casacca: da Alfano a Orellana passando per Casini. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”. Più duro l’attacco del collega Manlio Di Stefano“Lo dicevo mesi fa”, ha scritto, “quando tutti parlavano di ‘dissidenti’ M5S e io ribadivo che non lo fossero, erano semplicemente assetati di soldi, potere e poltrone. Allego un piccolo report dei tristemente famosi con spese e guadagni”. “Dissidenti? No sanguisughe”, titola il parlamentare 5 stelle che chiude il post: “Gli Scilipoti, i Razzi, i Barabba sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Faranno i conti con la loro anima, qualora vi entrassero in contatto prima o poi”. Di Stefano chiama in causa Luis Alberto Orellana, Lorenzo Battista, Cristina De Pietro, Paola De Pin, Adele Gambaro, Fabiola Anitori, Marino Mastrangeli ed Adriano Zaccagnini. Secondo il deputato, gli ex colleghi percepiscono per intero il loro stipendio (dai 12mila ai 15mila euro) ai quali aggiungono i rimborsi per le missioni o gli incarichi. “Il M5S gli chiede di restituire i soldi e loro vanno via”, spiega. “Ricordatevi che il nostro progetto va ben oltre questi umili servi del potere e lo dimostreremo nel tempo – conclude – le idee cambiano il mondo non gli uomini. O noi o la fine della democrazia”.

Accusa a cui però Orellana ha risposto rivendicando la restituzione di parte dello stipendio nonostante lui non sia più all’interno del Movimento 5 stelle. “Fa sorridere, per esempio, che Di Stefano mi accrediti 500 euro al giorno di missione per la delegazione del consiglio d’Europa. Una cifra che spetta a lui in quanto membro titolare e non a me che da supplente ne ho usufruito una sola volta. Troppo facile per il Movimento nascondere le proprie difficoltà interne dietro l’alibi dei soldi, ma mi permetto di dire che è anche una scelta debole, visto che i nostri stipendi sono trasparenti. Per non parlare delle donazioni che ho continuato a fare anche da membro del gruppo Misto. Non mi interessa la propaganda mediatica su una scelta che attiene alla mia coscienza”.