Via libera della commissione Finanze della Camera alla proposta di legge sul rientro dei capitali, che introduce il nuovo reato di autoriciclaggio, per colpire chi investe i proventi di un reato da lui stesso commesso. La commissione ha dato mandato al relatore, Giovanni Sanga (Pd) per portare il testo in Aula, dove domani comincerà la discussione generale. Non sarà punibile per autoriciclaggio chi aderisce alla voluntary disclosure.

L’ok della Commissione arriva dopo numerosi rinvii – l’ultimo ieri – per i tanti punti controversi della normativa, i particolare sulle soglie di punibilità, legate al reato base, e al concetto di reimpiego del denaro, che esclude dal reato l’acquisto con denaro sporco di beni per “godimento personale“, per esempio immobili e auto di lusso. La Commissione ha approvato un subemendamento, a firma Luca Pastorino del Pd, che riscrive il comma 3 della norma sull’autoriciclaggio prevedendo che “fuori dai casi di cui ai commi precedenti” (ovvero nei casi appunto di occultamento di denaro o beni) “non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale”.

La norma che introduce il reato di autoriciclaggio stabilisce che “si applica la pena della reclusione da 2 a 8 anni e della multa da 5.000 a 25.000 euro a chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, sostituisce, trasferisce ovvero impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”. E’ prevista la reclusione da 1 a quattro anni se “il denaro, i beni o le altre utilità provengono dalla commissione di un delitto non colposo” punito con la reclusione fino a un massimo di 5 anni. La pena viene incrementata quando “i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale”. Infine è previsto un sconto, fino al 50% della pena, per chi “si è adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove di reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto”.

Un altro emendamento approvato prevede che viene estesa all’autoriciclaggio la legge 231 che impone alle imprese l’obbligo di dotarsi di strutture di controllo interno. La società quindi avrà anche la responsabilità di accertare il reato di autoriciclaggio eventualmente commesso da propri dipendenti. 

“Auspico che il voto finale della Camera arrivi entro la prossima settimana, chiudendo così un lavoro cominciato molti mesi fa e che ha portato a una soluzione innovativa ma anche equilibrata”, dice il capigruppo Pd in commissione Finanze Camera, Marco Causi, a margine dei lavori. Causi difende la bontà del provvedimento: “Viene introdotto il nuovo reato di autoriciclaggio, che non si basa sul reimpiego ma sull’occultamento” di denaro e beni. “Allo stesso tempo si dà un incentivo per chi già ha occultato denaro o beni così da farli riemergere. Chi aderirà a questa offerta dallo Stato – spiega – dovrà fare una autodichiarazione nominativa” delle somme occultate, “dovrà pagare tutto il dovuto, ma avrà consistenti sconti sia per quanto riguarda le sanzioni pecuniarie sia per quelle penali. Ma soprattutto non verrà perseguito per autoriciclaggio”.

E chi non aderirà? “Chi invece non aderisce portando queste somme nei rimanenti paradisi fiscali – conclude – deve sapere che là dove verrà individuato dovrà rispondere non solo delle sanzioni pecuniarie, ma anche di autoriciclaggio. Quindi il messaggio di questo provvedimento è: emergete, autodenunciatevi, pagate il dovuto, avrete degli sconti, che non sono un condono. Quindi riportate i soldi in Italia”. 

Ma Forza Italia resta critica, giudicando il provvedimento troppo punitivo. Daniele Capezzone lamenta il respingimento di acuni suoi emendamenti – presentati insieme all’ex ministro Saverio Romano – “di impronta liberale e garantista”. “I nostri emendamenti – dice Capezzone – offrivano tutte le possibilità: dalla più netta (con la soppressione della norma sull’autoriciclaggio) a quelle più soft, volte almeno a escludere la punizione dell’autoimpiego e comunque a circoscrivere la punibilità alle condotte effettivamente volte all’occultamento di capitali di provenienza illegale. Ma invece, commettendo un errore drammatico, addirittura arretrando rispetto alle componenti del Pd più garantiste e più attente alla reale vita delle imprese, governo e maggioranza hanno bocciato tutto”. D’accordo la collega Maria Stella Gelmini, secondo la quale la norma così concepita rischia di “provocare più guasti di quelli che vorrebbero sanare”. 

Di stampo diametralmente opposto gli attacchi di Sel: “Il testo sulla voluntary disclosure e sull’autoriciclaggio è debole e confuso”, dice il deputato Giovanni Paglia, componente della Commissione Finanze di Montecitorio. “Debole, perché mentre paesi come la Francia stanno già richiedendo elenchi di nominativi grazie alla nuova normativa svizzera, l’Italia insegue ancora il rientro volontario, senza intervenire sulla prescrizione e senza che ai detentori di capitali illeciti sia nemmeno chiara l’entità della tassazione”.

Neppure i Cinque Stelle ci stanno. “Ecco l’autoriciclaggio nell’era di Renzusconi. La mediazione tra ministero della Giustizia e ministero dell’Economia ha partorito una formulazione che risulterà di difficile applicazione“, osservano i deputati M5S in commissione Finanze. “E’ sufficiente leggere il testo con attenzione e focalizzarsi sull’avverbio ‘concretamente’ per cogliere le difficoltà che avranno pubblici ministeri e giudici nell’identificazione del reato – aggiungono – La scrittura di questa norma è una manna per gli avvocati difensori. Non dicevano -concludono i parlamentari – di non voler fare più sanatorie? Ora il condono penale è completo, visto che hanno esteso la non punibilità per false fatture e altre condotte fraudolente a tutti coloro che aderiranno alla voluntary”.