Uno chef stellato e il mondo delle caramelle, alimento non certo ritenuto nobile e anzi spesso demonizzato per i suoi valori nutritivi non del tutto salutari, sembrano avere davvero poco in comune. Eppure proprio un vero maestro dei fornelli come Andoni Luis Aduriz (due stelle Michelin col suo ristorante Mugaritz), sarà al centro di un progetto che coinvolge Slow Food International, l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo e il sociologo Inaki Martinez de Albeniz e riguarderà proprio l’universo dei dolciumi più amati dai bambini. Si tratta di “The Candy Project” e si propone di indagare non solo l’aspetto gastronomico ma anche quello socio-culturale delle caramelle: «Non si è data sufficiente rilevanza all’interazione che il bambino ha con le caramelle – ha spiegato Aduriz ai media spagnoli – quando invece è di fondamentale importanza per la formazione dei gusti personali nella primissima fase della vita».

L’idea del progetto è nata dall’osservazione che Aduriz ha fatto delle abitudini gastronomiche nei suoi viaggi in giro per il mondo, nei quali si è reso conto che le aromatizzazioni delle caramelle seguono le tendenze dominanti della cultura culinaria locale. Perché allora non comprendere meglio tali rapporti ponendoli in un orizzonte più ampio fino a formare una vera e propria “mappa delle caramelle” mondiale? E proprio questo sarà l’obiettivo della prima fase del progetto che coinvolgerà, grazie alla collaborazione della rete Slow Food, cuochi, produttori, distributori e giornalisti specializzati di circa 150 Paesi per raccogliere informazioni che permettano di compiere una catalogazione che mostri anche l’importanza economica e sociale di questa specialità.

Le caramelle infatti hanno conosciuto un’evoluzione storica che le ha viste dapprima consigliate per ovviare a determinati deficit nutrizionali e poi entrare all’interno di determinati rapporti sociali con valore di ricompensa o simbolo di riconoscenza. Uno sviluppo finora non sufficientemente analizzato, come ha sottolineato il sociologo Albeniz: «Finora le caramelle non sono state adeguatamente studiate perché considerate irrilevanti». Grazie a “The Candy Project” saranno invece esplorate a 360 gradi chiedendo anche il contributo della gente comune che potrà completare un apposito questionario sul sito dell’iniziativa. Una grande massa di dati che consentirà di avere una fotografia precisa del fenomeno e potrebbe anche diventare il punto di partenza per contrastare alcune distorsioni dei comportamenti (come il consumo compulsivo) che possono manifestarsi fin dall’infanzia.

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