Un giovane politico brasiliano dello stato di Tocantins ha preso lunedì in ostaggio un dipendente dell’Hotel ‘Saint Peter’ nel centro di Brasilia, lo ha costretto a indossare un gilet esplosivo ed ha minacciato di farlo saltare in aria. Dopo sette ore di negoziati con la polizia, il sequestratore, che chiedeva l’estradizione in Italia dell’ex terrorista rosso Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per quattro omicidi compiuti durante gli anni di piombo, si è arreso alle teste di cuoio del Battaglione operazioni speciali.

Jac Sousa Dos Santos, 30 anni, proprietario di una fazenda ed ex assessore all’Agricoltura del Partito progressista (Pp) al comune di Combinado, nello stato del nordest di Tocantins, ha chiesto, come condizione per arrendersi e liberare l’ostaggio, una bandiera brasiliana. Voleva uscire davanti alle decine di cameraman e fotografi accorsi attorno all’hotel avvolto nella bandiera, come un calciatore o un atleta dopo una importante vittoria. Gli agenti gli hanno fatto avere la bandiera ma lo hanno immobilizzato appena liberato l’ostaggio. Subito dopo hanno scoperto che la pistola e la dinamite erano finti. Un portavoce della polizia ha detto che al momento sono ancora ignoti i motivi del sequestro ma non escludono che l’uomo soffra di problemi psichici. Souza si è barricato alle 9 de mattino in una stanza al 13esimo piano del lussuoso albergo e si è affacciato più volte al balcone per mostrare l’ostaggio, che aveva ammanettato, alle telecamere e ai fotografi. Oltre all’estradizione di Battisti, il sequestratore chiedeva le dimissioni della presidente brasiliana Dilma Rousseff e l’introduzione di una legge che impedisca ai condannati di candidarsi alle elezioni.

Un portavoce della polizia civile ha rivelato che, prima del clamoroso gesto, Souza aveva inviato tre lettere di addio ai familiari. L’ostaggio, Jose Ailton de Souza, 49 anni, ha detto che il sequestratore si è arreso perché temeva di essere ucciso dai tiratori scelti della polizia piazzatisi attorno all’albergo.I proprietari del ‘Saint Peter’ avevano offerto un lavoro all’ex ministro Josè Dirceu, condannato nell’ambito del ‘Mensalaò, la Tangentopoli brasiliana, per fargli ottenere la semilibertà. Dirceu era uno dei più stretti collaboratori dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, che negò l’estradizione di Battisti in Italia come ultimo atto del suo secondo mandato presidenziale, il 31 dicembre 2010. La coincidenza e la richiesta di estradizione in Italia di Battisti avevano fatto supporre un collegamento.

Condannato all’ergastolo in contumacia da un tribunale italiano per quattro omicidi compiuti negli anni ’70, Battisti fu arrestato a Rio de Janeiro nel 2007. La richiesta di estradizione proveniente dall’Italia venne rifiutata nel gennaio 2009 dall’allora ministro della Giustizia, Tarso Genro, che creò un’aspra polemica fondando la sua decisione sul timore di una presunta persecuzione di Battisti in Italia per le sue idee politiche. La Corte Suprema annullò nel novembre dello stesso anno la delibera di Genro concedendo l’estradizione, condizionata però alla decisione finale di Lula, che decise invece per il no. Decisione ratificata con la concessione della libertà all’ex membro dei Proletari armati per il comunismo concessa dal Supremo tribunale federale l’8 giugno 2011.