Forza Italia e Ncd non ci stanno e già minacciano battaglia al Senato, ma intanto stamattina (24 settembre) la Camera ha approvato, con il loro voto contrario, il ddl che introduce nel codice penale il reato di depistaggio e inquinamento processuale; in sostanza, chi manomette prove per depistare rischierà il carcere fino a 4 anni, con aggravanti per i pubblici ufficiali e nel caso di processi di strage, mafia e associazioni sovversive.

In sintesi, ecco la norma, che è passata alla Camera (a prima firma Paolo Bolognesi, deputato Pd e presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna) con 351 “sì”, 50 “no” e 26 astenuti, mentre i berlusconiani e gli alfaniani chiedono modifiche, che il capogruppo Fi, Renato Brunetta e il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto, chiariranno in una conferenza stampa.

In carcere chi depista – Sarà punito chiunque, allo scopo di ostacolare o impedire indagini o processi, modifica il corpo del reato o la scena del crimine, distrugge, occulta o altera prove oppure crea false piste. La pena prevista dal nuovo delitto di depistaggio e inquinamento processuale è la reclusione fino a quattro anni.

Pene aggravate – Quando a depistare è un pubblico ufficiale la pena aumenta da un terzo alla metà. L’inasprimento di pena (da sei a dodici anni) scatta anche qualora tale reato riguardi processi per stragi e terrorismo, mafia e associazioni segrete, traffico di armi e materiale nucleare, chimico o biologico, o altri gravi delitti come la tratta di persone e il sequestro a scopo estorsivo. Se la condanna supera i 3 anni si applica l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Sconti di pena – Una riduzione di pena (da metà a due terzi) premierà chi si adopera a ripristinare lo stato della scena del reato e delle prove o a evitare conseguenze ulteriori oppure aiuta i magistrati a individuare i colpevoli del depistaggio.

Prescrizione più lunga – Il depistaggio aggravato comporta il raddoppio dei termini di prescrizione. Per il primo firmatario della norma, il Pd Paolo Bolognesi, questo via libera di Montecitorio rappresenta “una svolta storica per questo Paese”. “Ci sono volute quattro legislature perché la legge fosse discussa”. Ma ora, “con questo voto cambiamo” e introduciamo “un sistema che taglia con il passato, guarda in faccia la propria storia e dice basta con l’impunità, le zone grigie del potere e il depistaggio per coprire, esecutori e mandanti politici”. Bolognesi ha ricordato in Aula che nella storia del nostro Paese “i depistaggi e gli occultamenti” con la “complicità di alcuni apparati, hanno impedito la scoperta dei reponsabili materiali e morali, negando la possibilità di conoscere la completa verità sulle stragi”. Ora, conclude, “dopo anni di battaglie civili, con l’approvazione della legge siamo convinti di aver dato al Paese la possibilità di garantire la verità a tutti i cittadini contro nuove opacità di Stato. Un grazie anche a nome dei familiari delle vittime del terrorismo“. 

Forza Italia, che già ieri aveva parlato di “norma barbara” e che farà di tutto per rallentare l’iter della legge al Senato ieri, per voce di Renato Brunetta, ha classificato il ddl come un “mostro giuridico”. “Noi – ha detto Brunetta, con accanto i deputati Gianfranco Chiarielli, Francesco Paolo Sisto e Massimo Parisi – non abbiamo votato la legge che introduce il reato di depistaggio perché l’impianto proposto è inaccettabile e foriero di disastri che non hanno eguali in altri ordinamenti; questo è un indubbio regalo ai pm”. Che se hanno “una teoria o un teorema, chiunque andasse contro tale teorema o teoria – ha provato a semplificare il capogruppo azzurro – sarebbe suscettibile di essere accusato di depistaggio e dunque rischierebbe il carcere; questo causerebbe anche una deterrenza per chi volesse testimoniare qualcosa non in linea con la teoria del pm o per le inchieste giornalistiche”. Durissimo anche Sisto, presidente della commissione Affari Istituzionali della Camera, secondo cui, il sì di Montecitorio dimostra che “il partito delle Procure persiste in Parlamento”. “Questo provvedimento – ha osservato – nasceva per i pubblici ufficiali e doveva essere il contributo del Parlamento in occasione della commemorazione della strage di Bologna”, si trattava di una norma che doveva avere “più un valore storico”, visto che “il sistema già punisce chi turba l’accertamento della verità e non c’era bisogno di un’altra norma”. E invece – ha insistito, quasi con rabbia – si tratta di un “cadeaux” ai pm. “Questo – ha concluso – è un principio di una gravità assoluta che parte da Bologna e porta all’inferno”. “Il sedicente corso garantista del Pd di Renzi – ha chiuso Massimo Parisi – parte con il piede sbagliato”.