Sulle tangenti della Fiat degli anni Novanta continuano a volare stracci tra gli ex dirigenti. Ora Antonio Giraudo non vuole passare come il “corvo” che denunciava le mazzette del Lingotto alla procura di Torino. Per questo motivo il manager, ex segretario e amministratore dei beni di Umberto Agnelli ed ex amministratore delegato della Juventus, ha querelato l’ex capo dell’ufficio legale della società, Ezio Gandini, per una frase riferita durante un processo. L’esposto è stato depositato dall’avvocato Michele Galasso alla procura di Milano la scorsa settimana. Tutto nasce da un procedimento in corso al tribunale milanese che vede seduti al banco degli imputati Cesare Romiti, ex amministratore delegato della casa automobilistica, e il giornalista Davide Giacalone, firma di Libero, autore di un articolo pubblicato il 29 aprile 2012 nel quale lanciava accuse pesanti verso Marcello Maddalena, attuale procuratore generale di Torino.

Il pezzo prendeva spunto da un libro-intervista di Paolo Madron a Romiti, “Storia segreta del capitalismo italiano”: in entrambi si sosteneva che nei giorni di Tangentopoli il magistrato avesse chiesto al responsabile dell’ufficio legale della Fiat Gandini di fermare le lotte interne all’azienda (da una parte Cesare Romiti, dall’altra Umberto Agnelli) perché i dirigenti del Lingotto, in particolar modo quelli dell’entourage di Umberto, stavano intasando la procura con soffiate anonime. Secondo il giornalista il procuratore avrebbe commesso degli illeciti: “Maddalena commise un reato, violando i doveri d’ufficio e informando la parte indagata, addirittura suggerendo un preventivo inquinamento delle prove”, si legge in quell’articolo. Il magistrato nega e, sentendosi diffamato, ha querelato sia il giornalista, sia la fonte dell’informazione, cioè Romiti. A Milano il pm Paolo Filippini ha chiesto di processare Giacalone e Romiti e il gup li ha rinviati a giudizio.

Così, durante un’udienza, viene sentito come testimone Ezio Gandini. Come riportava il Corriere della Sera il 12 luglio scorso, il teste ha ricordato il colloquio con il procuratore: “Chiesi a Maddalena se a fare uscire notizie, nell’entourage di Umberto Agnelli, fosse Galateri, che sapevo essere stato compagno di scuola del pm Sandrelli titolare dell’indagine, ma Maddalena disse ‘no no’. Gli chiesi allora se fosse Giraudo e Maddalena rimase zitto”. La frase di Gandini sembra alludere al fatto che Giraudo fosse l’autore delle soffiate e per questa ragione adesso anche il manager ha deciso di fare una querela. “Si tratta di un’affermazione gravissima – si legge nell’esposto depositato dall’avvocato Galasso a Milano -: l’avvocato Gandini lascia intendere all’uditorio che l’alto dirigente Fiat, dell’entourage di Umberto Agnelli, informava la procura facendo ‘soffiate anonime’ contro la Fiat e per pure ragioni di lotta interna era il sottoscritto”.

Giraudo sostiene poi che la testimonianza è “totalmente falsa storicamente” perché lui “non ha mai neppure concepito di poter fornire informazioni anonime contro la società per la quale lavorava con un ruolo di responsabilità di rilievo”. Sulla base di ciò fornisce anche un elemento per smentire Giacalone e Romiti, dando ragione al pg Maddalena, “la cui ascetica rettitudine è consacrata da una vita di impegno per la giustizia universalmente riconosciuta”. Inoltre, aggiunge, dietro il racconto di questo episodio dell’incontro con il magistrato, ai tempi riferito da Romiti a Gianni Agnelli e messo per iscritto da un notaio, ci celerebbe soltanto una cattiva abitudine del mondo industriale: quei gesti “si iscrivono perfettamente nella logica di svalutazione del concorrente agli occhi del capo che permea molte realtà imprenditoriali nel mondo e certamente permeava il mondo dirigenziale Fiat di quegli anni”. Insomma, Gandini e l’ad Romiti avrebbero raccontato tutto ciò al presidente Fiat Gianni Agnelli per screditare il fratello Umberto e Giraudo in una competizione che forse continua ancora oggi.