“Pronti a manifestare in difesa della scuola pubblica”. Comincia con una dichiarazione di guerra dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil nei confronti del Comune di Modena, l’anno scolastico all’ombra della Ghirlandina. Casus belli, la Fondazione Cresci@amo, nata per volontà dell’ex giunta guidata dal sindaco Pd Giorgio Pighi, e portata avanti dall’attuale primo cittadino Gian Carlo Muzzarelli, democratico a sua volta, con lo scopo di inglobare, anno dopo anno, sempre più scuole dell’infanzia cittadine, prima gestite direttamente dall’amministrazione, e oggi nelle mani dell’ente, al 100% di proprietà del Comune di Modena. “In pratica – protesta Maurizio Guidotto, della Fc Cgil provinciale – stanno dismettendo la scuola dell’infanzia pubblica”. La vicenda, ricostruisce il sindacato, è iniziata due anni fa quando, in seguito al blocco delle assunzioni imposto da Roma alle singole amministrazioni, la precedente giunta decise di istituire una fondazione per gestire i servizi dell’infanzia, cioè il comparto formativo che riguarda i bambini da 0 a 6 anni. “A livello teorico – racconta Guidotto – il nuovo ente doveva consentire al Comune di stabilizzare gli insegnanti precari, che sarebbero stati assunti dalla Fondazione Cresci@mo. A livello pratico, alle maestre che finiscono nella nuova istituzione scolastica viene imposto un contratto che le costringe a lavorare due ore in più a settimana, a fronte di un taglio in busta paga pari a 4.000 euro l’anno”.

Le maestre assunte nella fondazione, spiegano infatti i sindacati, perdono il contratto enti locali, da dipendenti comunali, insomma, e con esso perdono anche una significativa fetta di stipendio. “Una maestra guadagna circa 1.300 euro al mese – fa i conti la Cgil – e con la nuova retribuzione si vedrebbe sottrarre dalla busta paga più di 300 euro al mese”. Ma non è solo per ottenere un adeguamento delle buste paga tra assunti dalla fondazione e dipendenti pubblici che i sindacati sono pronti a manifestare contro la giunta Muzzarelli. “A Bologna come a Modena le amministrazioni stanno cercando di cedere la gestione del comparto infanzia, un fiore all’occhiello della regione Emilia Romagna, a enti terzi – precisa Guidotto – che per ora sono di proprietà pubblica, ma che un domani potrebbero passare nelle mani dei privati. Ora, infatti, la fondazione Cresci@mo è del Comune, ma non si esclude la possibilità in futuro possano subentrare altri soggetti nella gestione del servizio, il che inevitabilmente cambierebbe la logica sulla quale si fonda l’offerta pedagogica. Di fatto, si stanno gettando le basi per esternalizzare. Oggi si punta all’accessibilità e alla qualità, ma se la scuola non fosse più pubblica che ne sarebbe della didattica?”.

Anche a Bologna, infatti, dal primo settembre è partita l’Istituzione Scuola, un organismo pubblico ma ad autonomia organizzativa, gestionale e di bilancio che sostituirà l’amministrazione al timone dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia. E anche a Bologna l’opposizione delle dade e delle maestre, che con i bimbi di un’età compresa tra gli 0 e i 6 anni ci lavorano, è dovuta al timore che il progetto si possa rivelare un tentativo di privatizzare, “una svendita della scuola pubblica, fino ad oggi a gestione diretta del Comune”, spiega Alessandra Cenerini, presidente dell’Adi, l’Associazione docenti italiani. Nella Dotta, in realtà, Cgil, Cisl e Uil avevano accolto con tiepida soddisfazione le assunzioni promesse dalla giunta guidata dal sindaco Pd Virginio Merola come risposta al precariato, anche se oggi lamentano ritardi sulle nomine per le supplenze di educatori dei nidi e insegnanti alle materne, e pure nella consegna del materiale didattico, come pennarelli o giocattoli.

A Modena, invece, il “no” è sempre stato deciso: “In tre anni sono 7 su 22 le scuole dell’infanzia entrate nella fondazione, 4 nel 2012, 1 nel 2013 e 2 nel 2014, per un totale di 50 insegnanti su 400 – fa i conti Guidotto – Restano fuori i nidi, 19 in città, il cui futuro è ancora incerto. In pratica, anno dopo anno la scuola dell’infanzia pubblica di Modena sta morendo lentamente a causa delle scelte del Pd locale, e cioè della giunta Pighi, prima, e da quella di Muzzarelli, poi”. Un processo che però i sindacati non intendono guardare affacciati alla finestra. “Noi abbiamo cercato il dialogo con il Comune, e quando questo si è rivelato infruttuoso abbiamo dichiarato lo stato di agitazione. L’amministrazione sappia che siamo pronti a manifestare, e che ci opporremo con ogni mezzo alla dismissione dei servizi educativi comunali. La scuola deve rimanere pubblica”.