A muso duro. Non ci girano troppo attorno il cantante folk piacentino Daniele Ronda e il collega sassolese Alberto Bertoli nel presentare il concerto “Bertoli-Ronda. A Muso Duro” che il 20 settembre 2014 si terrà alla Festa Pd di Modena alle 21.30 con ingresso rigorosamente gratuito. Pierangelo Bertoli, papà di Alberto, è il trait d’union che lega umanamente i due cantanti emiliani, ma il live è soprattutto un modo per omaggiare, proiettandolo nel futuro con nuovi arrangiamenti, un grande cantautore italiano del Novecento troppo spesso dimenticato. “Nei miei concerti faccio già il ‘repertorio Bertoli’, è un’eredità che fa parte del mio lavoro”, spiega Alberto al fattoquotidiano.it, “poi amo molto le collaborazioni e condividere un palco di un concerto con un collega dà più energia”. Detto, fatto. Complice il concerto del 1 maggio 2014 in cui i due si sono incrociati, arriva l’incontro davanti ad una tavola imbandita. “In un certo senso è andata proprio così, l’idea è nata davanti ad un piatto e un bicchiere”, racconta Daniele Ronda, “vuoi anche per la genuinità e la schiettezza con cui abbiamo parlato di Pierangelo, di cui sono stato fan e la cui musica ho stimato e vissuto”.

Ecco allora sul palco di Modena l’esecuzione di alcuni brani dei due cantautori e poi gli intramontabili “Spunta la luna dal monte”, “A muso duro”, “Eppure Soffia”, “Cent’anni di meno”, “Per dirti t’amo”, “Varsavia”, “Rosso colore”, “Delta”, “Italia d’oro”, “Roca blues”, “Pescatore”, “Sera di Gallipoli”. “Si può fare musica d’autore anche senza annoiare”, spiega Bertoli, “Daniele ha voluto inserire la fisarmonica in un gruppo di sette elementi, creiamo un suono saturo e pieno, la chiave di volta di questo progetto musicale è slittare dal folk al rock”. “Purtroppo sono finiti i tempi in cui i cantautori e i grandi gruppi rock prendevano su e andavano a far capire alle persone la loro musica: Pierangelo, ad esempio, cantava di alcune dinamiche non giuste della società che sono rimaste attuali”, aggiunge Ronda, “noi aggiungiamo alcuni cambiamenti stilistici per riproporre brani immortali. Anche se brani come “Pescatore” sono nel DNA di chi ascolta musica e potresti eseguirla come vuoi”. Forte delle 6mila persone accorse in piazza Garibaldi a Sassuolo nel luglio scorso per seguire “Concerto a Casa Mia”, live per celebrare i dieci anni di carriera di Alberto Bertoli a cui hanno partecipato, tra gli altri, Luca Carboni e i Nomadi, il duo emiliano sembra averci preso gusto e riproporrà A Muso Duro in una seconda data a Varese in ottobre, probabile prequel di un tour nei teatri in inverno, e ancora un paio di brani nuovi di zecca a doppia firma. “Di Daniele apprezzo il fatto che dopo essere partito come cantante pop si sia fermato due anni e abbia iniziato di nuovo cercando di capire la sua natura e ispirazione, ricominciando quindi con un suono folk. Ci vogliono le palle”, conclude Bertoli, “i suoi testi come in Davide Van Des Sfroos non raccontano mai sciocchezze”. “Alberto ha un grande pregio”, chiude Ronda, “E’ riuscito a conciliare se stesso e la sua musica con un cognome così straordinariamente ‘ingombrante’, valorizzandone la memoria. Non ci sono esempi positivi in materia, sulla linea padri/figli nella musica italiana ho visto solo conflitti e contrasti”.