Arriva Zoolander 2, il film che ha diviso l’emisfero maschile da quello femminile
Zoolander
è, senza troppe discussioni, il film che divide, da oramai più di un decennio, l’emisfero maschile da quello femminile. Salvo rarissime eccezioni, un valido test per capire se la vostra attuale o futura compagna è adatta a capire il mondo degli uomini e quindi a seguirvi nelle vostre passioni, è  metterla a sedere e farle vedere Ben Stiller e Owen Wilson in una delle più riuscite parodie del mondo della moda. Ma dall’uscita dell’originale Zoolander, sono oramai passati 13 anni e, fino ad oggi, le notizie di un possibile sequel si erano sempre rivelate delle bufale. Ma adesso, per noi cultori di Derek e Hansel, arriva una certezza, direttamente dalla bocca di Will Ferrell che nel film interpreta lo stilista despota Mugatu: “La produzione mi ha confermato – ha detto l’attore – che il mio personaggio tornerà anche nel secondo Zoolander, assieme, ovviamente a tutto il resto del cast”. Noi siamo pronti, le nostre amate compagne… chissà.

La donna più veloce al mondo in sella a una moto elettrica
Oramai il mondo delle auto e delle moto ha deciso che convenga decisamente buttarsi sull’ecologico e quindi sui propulsori elettrici. Dopo il debutto della “formula E”, una versione elettrica delle formula uno con in pista molti ex del motore a scoppio, adesso sono i record di velocità pura a tenere banco. Nella sperduta Boneville, cittadina di quattro anime ai bordi del lago salato dello Utah, da qualche tempo si parla più dei record ottenuti con motori elettrici che con i classici a benzina. Se poi, a mettersi in mostra, con velocità superiori ai 370 chilometri all’ora è anche una donna, allora il tutto diventa ancora più notiziabile. Autrice dell’impresa, l’americana Eva Hakansson,che con l’aiuto del marito si è costruita nel garage di casa un veicolo a due ruote in grado di sprigionare una potenza di 400 cavalli, diventando l’essere umano più veloce della storia in sella a una “moto” elettrica.

Donal Trump

Donald Trump “cacciato” dalle luci di Atlantic City
Donald Trump è sicuramente un mago del marketing, finanziario e non. Quando le cose gli vanno un po’ peggio del solito (cioè benissimo rispetto all’uomo normale) lui fa apparire un mezzo disastro come un trionfo vero e proprio. L’ultimo caso è quello del suo “Trump Plaza”, il casinò di Atlantic City che a metà anni Ottanta era stato inaugurato con un gala da mille e una notte, accompagnato da dichiarazioni del tipo “Questo building sarà il centro di tutto, per sempre”. Beh, il sempre è durato trent’anni, visto che il Plaza è stato chiuso in questi giorni e sembra avere un destino già segnato, ovvero finire raso al suolo per lasciar posto ad un building di appartamenti di lusso. Se poi l’inossidabile Donald finirà realmente con il perderci dei soldi è praticamente impossibile dirlo, anche perché lui, Atlantic City, sembra averla dimenticata da tempo e con lei tutti i fasti (ed i problemi) che la brutta copia di Vegas gli ha procurato in questi anni.

La “maledizione” dei giocatori professionisti di football
Secondo un documento reso pubblico dall’agenzia Associated press, tre ex giocatori professionisti di football americano su dieci verranno prima o poi colpiti da “demenza acuta” o dal morbo di Alzheimer. Ovviamente le due malattie deriverebbero dal numero di colpi alla testa che un giocatore di football subisce durante una carriera che, tra liceo, università e professionismo, può durare in media 15 anni. Da un paio d’anni, anche a seguito di una class action del sindacato giocatori, la lega pro, sta cercando di capire come poter diminuire le commozioni celebrali durante gli incontri di campionato, che purtroppo, nonostante l’evoluzione dei materiali di gioco, sono sempre più frequenti. Traducendo in numeri il documento dell’Associated press, oltre 6000 ex giocatori, saranno prima o poi diagnosticati con una delle due patologie.

LeSean McCoy

La mancia del giocatore “taccagno”
A proposito di football americano: sta facendo impazzire il mondo di eBay la ricevuta di un ristorante di Philadelphia lasciata su un tavolo da LeSean McCoy, giocatore della squadra locale degli Eagles. In una paese come l’America dove si usa lasciare il quindici per cento di mancia, Mc Coy ha pensato bene, su un totale di 61 dollari di conto, di “elargire “ al cameriere, venti centesimi di extra. Mc Coy gudagna all’incirca 6 milioni di dollari l’anno, la ricevuta viene battuta a più di cento “presidenti morti”.

SWAT in azione

Il nuovo videogioco hacker: spedire gli SWAT a casa delle star
L’ultima novità in materia di bravate “on line” ci racconta di false chiamate al 911 (il 113 americano) con richiesta di intervento per risolvere situazioni al limite, come ostaggi in mano ad un maniaco, un ubriaco armato di coltello o un omicidio appena commesso. Nella maggioranza dei casi, la risposta delle forze dell’ordine è stata immediata, con l’invio delle squadre di pronto intervento SWAT sul luogo del crimine. Peccato che, una volta arrivati all’indirizzo segnalato, i poliziotti si siano trovati di fronte a dei tranquillissimi giocatori di video game, impegnati alla consolle. In un paio di casi, le vittime sono state delle celebrities delle quali però non è stata svelata l’identità. Le richieste d’aiuto erano state generate al computer da hacker ovviamente super camuffati, impegnati anche loro a giocare a video game d’azione, che prevedono partecipanti a grappolo. “E’ come crearsi il proprio video gioco su misura – ha dichiarato un anonimo giocatore – visto soprattutto che, l’irruzione delle SWAT, viene ripresa dal vivo dalle web cam dei computer”. E dopo qualche ora il tutto è già on line, con tanto di faccia terrorizzata dell’ignaro protagonista del tutto e risate e commenti virali del mondo della rete.