Il rischio del fascismo è sempre attuale e non è ancora tempo di lasciarsi alle spalle la legge Scelba del 1952 che punisce la ricostituzione del partito del Duce e chi in pubblico replica le manifestazioni esteriori della dittatura di Benito Mussolini, come il saluto romano e l’urlo “presente”. La Cassazione ha confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando ‘presente’. I giudici, nella sentenza sentenza 37577 scritta dal relatore Raffaello Magiri, fanno un chiaro riferimento all’attualità del rischio di “rigurgiti” antidemocratici il cui timore, data la loro “frequenza” anche nel resto d’Europa, sottolinea la Suprema Corte, è presente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione del 2000 scritta a tutela dei “valori fondanti” della Ue.

Secondo gli ermellini “nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe. L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose”, scrive la Prima sezione penale della Suprema Corte. 

Con questa risposta, i supremi giudici hanno respinto la tesi degli imputati – A. B. e M. G. – che sostenevano l’assenza di “lesività” dei comportamenti da loro tenuti e la necessità di ‘depenalizzare’ i retaggi del reato di opinione per via del “mutato clima politico” e delle norme internazionali sulla libera manifestazione delle opinioni. È stato così confermato il verdetto emesso il 31 maggio 2012 dalla Corte di Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che aveva a sua volta convalidato la decisione di primo grado del Tribunale di Bolzano del 26 aprile 2011 emessa con rito abbreviato. Il raduno neofascista si era svolto a Bolzano il dieci febbraio 2009 in memoria delle vittime delle foibe. Ai due sono erano stati inflitti rispettivamente due mesi di reclusione e 300 euro di multa e venti giorni di reclusione e 140 euro di multa, pena sostituita con complessivi 760 euro di multa.

“Una sentenza che farebbe ridere se non fosse in realtà liberticida e smaccatamente politica“, commenta CasaPound. “Nella sentenza, i giudici discettano filosoficamente sullo stato di salute morale di questo Paese senza rendersi conto che proprio questi irrigidimenti censori fuori tempo massimo testimoniano la sua profonda fragilità: un sistema che ha paura dei gesti simbolici e delle opinioni è ormai arrivato al capolinea”.