Due reattori nucleari della centrale di Sendai, nella prefettura meridionale di Kagoshima, in Giappone, hanno ricevuto l’ok della Nuclear Regulation Authority (Nra), l’organismo che ha il compito di valutare il rispetto della nuova stringente normativa sulla sicurezza nucleare, dopo la chiusura di tutte le centrali giapponesi in seguito al disastro di Fukushima, nel 2011. Nel loro report, gli esperti hanno scritto che “la centrale è sicura”, dopo che l’azienda che gestisce il complesso ha incrementato la resistenza sismica dell’impianto e triplicato l’altezza del suo muro anti-tsunami, portandola a 15 metri. L’ultima parola riguardo alla riapertura, però, spetta alle autorità locali.

La decisione segna un nuovo punto di partenza per la politica energetica del Giappone che ha ancora 48 reattori nucleari potenzialmente utilizzabili, anche se la richiesta di valutazione, per il momento, è riferita a solo 20 di questi, presenti in 10 centrali nucleari sparse per il paese. La riaccensione dei due impianti che hanno ottenuto il benestare dell’autorità di controllo, però, non potrà avvenire prima di dicembre, visto che l’azienda gestore della struttura deve ancora presentare gli ultimi documenti alla Nra. I tecnici hanno lavorato anche per abbassare ulteriormente i rischi derivanti da attacchi terroristici, bombardamenti aerei ed eruzioni vulcaniche. Il via libera definitivo, comunque, spetta alle autorità locali che valuteranno anche in base al report riguardante la sicurezza dell’impianto.

Grande soddisfazione del governo del Primo Ministro giapponese, Shinzo Abe, che punta alla rinascita dell’industria nucleare nipponica. “Lo spegnimento – ha commentato – danneggia l’economia del paese”. Il Presidente, però, dovrà fare i conti con un’opinione pubblica che, a 3 anni dal terremoto e dallo tsunami che colpirono il paese e portarono al disastro di Fukushima, si oppone duramente alla ripresa dell’attività nucleare. Gli standard di sicurezza che le centrali devono rispettare sono molto più severi, proprio per scongiurare un altro disastro come quello di 3 anni fa. La popolazione, però, ricorda ancora i danni, la paura e il rischio contaminazione seguiti alla disgrazia dell’11 marzo 2011, la ricostruzione ancora in corso e il tasso di suicidi che, nella città del disastro nucleare, ha raggiunto quota 1500 dal 2011. I contrari alla riaccensione dei reattori, però, sostengono che i due anni di tempo concessi all’azienda che gestisce la struttura per mettere in pratica alcune misure di sicurezza fondamentali, come i filtri alle ventole per la riduzione delle perdite di radiazioni e la creazione di piani d’evacuazione adeguati, sono inaccettabili. Gli oppositori ritengono che la centrale di Sendai si trovi anche in una zona ad alto rischio per la presenza di 5 vulcani attivi. Ma il direttore dell’Nra, Shunichi Tanaka, rassicura: “La prossima eruzione nella zona non è prevista prima di 30 anni, tempo sufficiente per arrivare alla fine del ciclo vitale dei reattori”.