“Finora i tecnici ci hanno detto che è finita la luna di miele. A noi ci porta bene ma c’è una parte di esperti del paese, cresciuta all’ombra della prima repubblica incapace per 20 anni di leggere Berlusconi, non ha anticipato la crisi e ora ci spiega che gli 80 euro sono un errore. Ma non accettiamo lezioni”. A dirlo il presidente del Consiglio Matteo Renzi dal palco della festa nazionale dell’Unità di Bologna. Renzi difende l’operato del governo fin qui: “Gli 80 euro sono un’idea di civiltà: l’idea che chi ha sempre pagato si vede restituito qualcosa. E’ un atto di giustizia sociale più che una misura economica”. Per il capo dell’esecutivo “la politica è occuparsi delle cose belle e non delle poltrone. Se questo è il tempo della politica e non dei tecnici, il Pd deve trovare il modo di stare insieme. Noi abbiamo la responsabilità di guidare il cambiamento in Europa e attuare il cambiamento in Italia e quindi per primi dobbiamo cambiare noi”.

E la strada per uscire dalla crisi non sarà quello di chiedere ancora sacrifici ai lavoratori: “C’è chi dice che l’Italia è un grande paese ma che non ce la fa più, che ora deve cambiare i modelli, ridurre i salari e competere con quei paesi che fanno prodotti a costi minore: per me è un modello sbagliato perché schiaccia l’Italia su un livello che non è il suo. La globalizzazione porta 800 milioni di nuovi consumatori che chiedono più Italia, bellezza, qualità”. La salvezza dell’Italia – insiste Renzi – è solo nelle nostre mani non è nell’Unione europea come qualcuno dice piagnucolando. “Ci dicono di prepararci ad un autunno caldo – afferma dal palco Renzi – non voglio sottovalutare le difficoltà dell’Italia, e non le sottovaluto. Faremo scelte difficili, non temiamo responsabilità, avremo il coraggio di rischiare e anche di chiedere scusa ma nessuno può fermare il cambiamento, il futuro non è una minaccia”. 

Renzi galvanizza i suoi: “Non sono le perle che fanno la collana è il filo e il filo siete voi: il più grande partito in Europa, considerato uno speranza in tutta Europa, deve lasciarci i brividi, deve darci una responsabilità, insieme dobbiamo cambiare l’Europa, questo tipo di Europa la possiamo fare soltanto se il Pd fa il suo mestiere” ha dichiarato il segretario rivolgendosi ai militanti del Partito democratico. Renzi ha ringraziato in apertura del suo discorso i suoi predecessori Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani: “Dobbiamo guardarci dentro, abbiamo la forza e la ricchezza. Voglio ringraziare tutti e anche chi mi ha preceduto: Epifani che ha gestito il partito dopo la botta elettorale, Veltroni, Franceschini e un ringraziamento particolare, doppio a Bersani. Con Bersani la discussione è sempre aperta, ci ha fatto prendere un bel coccolone l’anno scorso, ma poi abbiamo scoperto il solito Bersani grintoso anche troppo. Sono felice di essere il segretario di un partito plurale”. Tanto che propone una “segreteria unitaria”: “Abbiamo vissuto una stagione di primarie e c’è una responsabilità che è la mia – dice il presidente del Consiglio – in un partito che ha il 41% il segretario non può avere sempre ragione, ma nessuno ha il diritto di veto. La mia proposta è quella di una segreteria in cui si sta tutti insieme. Ma quello che deve essere chiaro, è che la ‘rivincita’ sarà nel novembre 2017“. Nel frattempo sembra tracciare i contorni dell’idea che ha di sinistra: “Abbiamo detto mai più precari e supplenti ma anche che gli scatti non siano solo sull’anzianità ma sulla base della qualità del lavoro. Il merito è di sinistra, la qualità è di sinistra, il talento è di sinistra. Io voglio stare dalla parte dell’uguaglianza non dell’egualitarismo”.

Le riforme istituzionali, prosegue Renzi, non sono “come ha sostenuto qualcuno, inutili, insignificanti, anzi uno scandalo, noi portiamo avanti, sia pure con modifiche, la legge elettorale e la riforma costituzionale, dimostriamo che la politica sa decidere” e “i senatori che hanno votato per l’abolizione del Senato sono stati dei grandi, hanno restituito dignità alla politica”. Ad ogni modo “sulle riforme non mollo di mezzo centimetro, perché abbiamo preso il 41%, perché noi cambiamo l’Italia e li guardiamo negli occhi”. 

Nel rapporto con l’Europa “ora dobbiamo chiedere conto della promessa di Juncker sul piano di 300 miliardi e noi chiederemo di essere molto puntuale. Noi i soldi sappiamo dove metterli: nell’ edilizia scolastica, nella banda larga e nelle opere contro il dissesto. Noi sappiamo dove metterli ma devono essere investimenti slegati dalla cultura del rigore del patto di stabilità”. Renzi ha aggiunto che il governo “verificherà” anche che i soldi dati dalla Bce alla banche “agevoli veramente le imprese”.

Quanto alla politica estera “aver insistito su Federica Mogherini, una di noi, come Alto rappresentante Ue significa una cosa: che l’Italia vuol fare il suo mestiere di nazione foriera di civiltà”. E critica la visita in Corea del Nord di una delegazione dei parlamentari (della quale comunque faceva parte anche una deputata del Pd) e ripete l’attacco al Movimento Cinque Stelle dopo l’intervento di alcune settimane fa del deputato Alessandro Di Battista: “Razzi e Salvini sono andati in Corea del Nord, Salvini ha visto Nord sulla cartina e ci è andato. Quello che mi sconvolge è quello che Salvini ha detto rientrando. Non sorridiamo più invece quando Di Battista dice che bisogna dialogare con i terroristi dell’Isil. Con il Pd e Bersani non dialogano, ma con i terroristi sì”.