Non c’è pace per le primarie del Pd in Emilia Romagna per la corsa alla Regione. Secondo indiscrezioni filtrate dal Pd, il segretario e premier Matteo Renzi è in arrivo a Bologna con un giorno di anticipo – domenica 7 settembre alle 17 sarà alla Festa dell’Unità per chiudere la kermesse – per tentare di risolvere un pasticcio che sembra ormai sfuggito dalle mani del partito emiliano e cercare di imporre un candidato outsider unitario. Intanto Stefano Bonaccini, che viene considerato il concorrente con maggiori possiiblità di vittoria, prende tempo e rimanda per la seconda volta la presentazione del suo programma che doveva tenersi stamattina all’Arena del Sole, dopo essere già saltata una volta (era fissata inizialmente per sabato scorso).

Nella corsa a Presidente della Regione dopo le dimissioni di Errani – e soprattutto dopo un mese di tentennamenti, tentativi di trovare un candidato unitario e rinvii che hanno profondamente irritato la base – Bonaccini, renziano di secondo rito, responsabile Organizzazione in direzione nazionale e fino a poco fa segretario del Pd regionale, affronta, nella sfida vera e propria, Matteo Richetti, deputato Pd e renziano della primissima ora. Candidato anche l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani mentre si sono ritirati (com’era stato previsto) Patrizio Bianchi e Palma Costi che sosterranno Bonaccini.

Ma da Roma, a Largo del Nazareno, si continua a cercare una soluzione che eviti lo scontro fratricida tra renziani e converga su un candidato di peso che – come si dice nei corridoi del Pd romano e in Transatlantico – potrebbe essere quello di Giuliano Poletti, imolese, ministro del Lavoro ed ex guida di Legacoop in Emilia Romagna. A rendere più probabile l’opzione è il possibile rimpasto del Governo dopo la partenza del ministro degli Esteri Federica Mogherini per Bruxelles (anche se per il momento Matteo Renzi smentisce). Quello di Poletti è un nome che sarebbe gradito anche ai bersaniani e ai cuperliani, delusi dal mancato accordo sul sindaco di Imola Daniele Manca. Sembrerebbe fuori dai giochi, invece, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che – secondo voci romane – Renzi vorrebbe come ministro degli Interni al posto di Angelino Alfano (Ncd).

Se Renzi riuscisse a imporre la soluzione Poletti, però – dicono dal Pd – le primarie rischierebbero di evaporare. La strada che si tenterebbe, difatti, sarebbe quella di accorpare le regionali con quelle della Calabria, anticipandole a fine ottobre. Le primarie, a quel punto, dovrebbero svolgersi a fine settembre e mancherebbero i tempi tecnici di presentazione delle candidature. In Emilia Romagna si ripetebbe dunque il copione del Piemonte, dove Sergio Chiamparino è stato designato dal partito senza primarie. Bonaccini e Richetti, a quel punto, si ritirerebbero. Il primo accetterebbe la promozione a responsabile nazionale dell’Organizzazione del Pd, un ruolo che da tempo il premier gli ha promesso. Per Richetti, invece, dopo il rimpasto, sarebbe pronto un posto da sottosegretario. Tanti condizionali per un’opzione che metterebbe il partito in una situazione di grande imbarazzo e che in Emilia potrebbe non funzionare.

Niente comunque è ancora stato deciso e cruciali saranno le ore che Renzi passerà a Bologna tra stasera e domani. Una cosa però è certa: i giochi non sono ancora chiusi. A dimostrarlo anche le dichiarazioni dei giorni scorsi, alla Festa dell’Unità di Bologna, di Pier Luigi Bersani (“Ragioneremo sui candidati a bocce ferme”) e del vice-segretario del Pd Deborah Serracchiani (“Il numero dei candidati lo vedremo il giorno della consegna delle firme”). Il segretario del Pd bolognese Raffaele Donini ha già detto “no” a patti calati da Roma ma il timore è che alla fine, come sempre, sarà Renzi a decidere.

Intanto il dato politico incontrovertibile è che l’Emilia Romagna, la regione dove il Pd è più forte e l’apparato sembra dettare ancora la linea, non riesce a districarsi da sola dalla partita delle primarie, tanto da dover aspettare l’intervento del premier. Una situazione che, anche se alla fine ci dovesse essere il match tra i modenesi Richetti e Bonaccini, ha già indebolito i candidati. Dai circoli arrivano infatti già molti segnali di malessere che porterebbero addirittura una parte dei militanti a non voler andare a votare alle primarie. Una decisione che stanno meditando anche diversi esponenti del Pd. Una fra tutti la parlamentare concittadina di Richetti e Bonaccini, Giuditta Pini, che dice: “Non voterò nessuno dei due candidati. Nel gestire le candidature il Pd ha fatto una “figura barbina””. Un stoccata neanche troppo velata a come ha gestito l’intera faccenda, da segretario, Bonaccini che, difatti, non ha per niente gradito le dichiarazioni di Pini. In ogni caso, il tempo per colpi di scena e ripensamenti è quasi scaduto: il termine per presentare le candidature alle primarie è l’11 settembre, tra cinque giorni.