Un intero quartiere, i ragazzi e le ragazze (tutti giovanissimi) che quei locali abbandonati da quasi vent’anni li avevano restituiti alla città e a iniziative culturali, registi e attori come Paolo Sorrentino, Toni Servillo, Elio Germano e Francesco Bruni, che da lì sono passati in questi due anni a presentare film e chiacchierare con il pubblico. Nessuno si spiega lo sgombero del Cinema America di Trastevere, avvenuto questa mattina (mercoledì 3 settembre) tra la sorpresa generale. Solo il mese scorso il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini era passato di qua per rassicurare gli occupanti. “E’ stata attivata la procedura per il vincolo sulla destinazione d’uso e sui mosaici”, aveva detto, ricordando come nel decreto cultura appena approvato al Senato era presente la norma per il recupero e la salvaguardia delle sale cinematografiche storiche. E lo stesso ha ripetuto a Venezia, durante il Festival del Cinema, menzionando proprio l’esperienza dell’occupazione del Cinema America.

Occupato da due anni, dopo quasi venti di abbandono, l’edificio progettato e realizzato negli anni Cinquanta dall’architetto Angelo Di Castro era stato sottoposto a vincolo proprio quando gli eredi Di Castro avevano presentato lettere e testimonianze di valore legale per preservare l’opera. A loro si era poi unita l’artista Anna Maria Cesarini, che con il marito Pietro Cascella aveva realizzato disegni e mosaici all’interno che voleva fossero preservati. Se la proprietà aveva intenzione di realizzare una palazzina a quattro piani di appartamenti di lusso, il vincolo notificato il 14 agosto sembrava aver scongiurato questa ipotesi, ma questa mattina a seguito dell’ordinanza di sequestro giudiziario preventivo, ordinata la scorsa settimana dal gip Orlando Villoni, camionette della polizia e della Guardia di Finanza hanno sgomberato il cinema.

Dentro uno solo degli occupanti, Valerio, che a ilfattoquotidiano.it spiega: “Venerdì 5 avevamo un incontro con Caudo (assessore urbanistica ndr.) cui avevamo già spiegato le nostre intenzioni, nessuna occupazione a oltranza ma un tavolo di trattative con il Comune per gestire insieme i 90 giorni rimanenti in cui sarebbe entrato in vigore il vincolo di tutela. Dopodiché, una volta certi che il cinema sarebbe stato restituito al quartiere e alla città come luogo d’incontro e aggregazione, eravamo più che disponibili a farci da parte”. E invece tutto è precipitato, spiegano alcuni presenti, causa faide interne del Pd, tra un’ala ascrivibile al ministro che voleva tutelare l’edificio e un’altra vicina al sindaco, e al segretario del partito, che aveva altri progetti per l’immobile. “Ora alla scadenza dei 90 giorni – continua Valerio – se non si trova un accordo, la proprietà può demolire l’edificio e costruire gli appartamenti di lusso”.

Gli occupanti, che dalla gestione del cinema non avevano tratto alcun profitto se non la fatica di spenderci il loro tempo libero, avevano reinvestito tutti i soldi ricavati dagli ingressi (pochi spiccioli per film d’essai e partite della Roma) nella ristrutturazione e nel mantenimento dell’edificio, compresa l’impermeabilizzazione del tetto. La partecipazione della cittadinanza – chi poteva era in strada – altri più anziani dalle finestre di via Natale del Grande manifestavano il loro sostegno ai ragazzi, dimostra che l’esperienza aggregativa era diventata importante per il quartiere: film fuori dal circuito commerciale, in estate con un’arena all’aperto in Piazza San Cosimato, partite di calcio, aula studio con wi-fi, laboratori e incontri con registi e attori per discutere di arte e cinema.

Proprio loro hanno voluto farsi sentire a fianco degli occupanti, con la loro presenza o sentiti telefonicamente. Se Toni Servillo tramite agenzie ha dichiarato: “Il Cinema America resti spazio di cultura per tutto il quartiere. Sono stato in passato accanto alle iniziative di questi giovani che nel tempo si sono augurati di trovare un compromesso con la proprietà perché quella sala rimanesse anche uno spazio di fruizione pubblica per il quartiere”.

Paolo Sorrentino, sentito telefonicamente da ilfattoquotidiano.it ha detto: “I ragazzi hanno fatto un lavoro esemplare, quello che molti dicono a parole e poi non realizzano mai: portare il cinema d’arte in città. Paradossale che lo sgombero sia stato dopo che si è mosso il ministro, quando si stava andando nella giusta direzione, vale a dire di non danneggiare la proprietà ma portare quel luogo alla sua destinazione d’uso”. “Mi spendo in difesa di quel luogo e della generosità dei ragazzi nell’essere pronti a farsi da parte – ha continuato il premio Oscar – Spero ancora il ministro possa fare qualcosa, mi sembra strano che lo sgombero sia avvenuto proprio dopo la sua presa di posizione”.

Al telefono con ilfattoquotidiano.it anche Elio Germano: “Sono tornato ieri sera da Venezia (dove ha presentato ‘Il Giovane Favoloso‘ di Martone in cui interpreta Giacomo Leopardi ndr) e mi sono svegliato con questo paradosso, mentre si continuano a spendere soldi per festival, lustrini e presenze a gettone di attori hollywoodiani, nelle città si sgombera la cultura. Sono i rapporti tra le persone, gli incontri tra civis e polis e gli scambi di idee che possono fare ripartire la cultura e salvare la nostra società, invece ogni volta che si chiude uno di questi spazi si uccide il futuro”.

“E’ imbarazzante tornare da Venezia e trovare le macerie del Cinema America, dove la cultura si vive e non si compra. Questi ragazzi sono partigiani della libertà, che hanno lavorato per il bene comune, per riprovare l’emozione di essere collettività – continua Elio Germano – Come fa a chiamarsi illegalità questa occupazione se poi nel legale si specula e si cerca solo il guadagno personale? Chi ci governa che società ha in mente?”.

Sulla stessa falsariga il regista Francesco Bruno, da sempre vicino agli occupanti e presente allo sgombero: “Era un punto di aggregazione fondamentale per il quartiere, i miei figli di 16 e 20 anni invece di spegnersi sul divano a guardare da soli film scaricati al computer venivano qui a vedere del buon cinema. Per non consegnare una generazione alla solitudine e ai centri commerciali, faremo come stabilito da tempo una proposta di acquisto alla proprietà, per mantenere il Cinema America come uno spazio di studio, ricerca e aggregazione”.

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