Per alzare i gradi ci sono offerte dedicate a ogni tipo di tasca: una vodka a due euro, una birra a cinque, otto per un cuba libre. E se non bastano si possono sempre comprare i secchielli, medi da 15 euro, grandi da 30. Pieni di Long island, ovviamente. È la notte della Riviera ad alto tasso alcolico, la Romagna che chiude gli ombrelloni e apre le discoteche. Alle 2 di un venerdì notte di agosto, il lungomare di Riccione è un fiume di gente e di drink di qualunque tipo. Ci sono centinaia e centinaia di ragazzi, anche giovanissimi, minorenni spesso, 14, 16 o 17 anni. Il bicchiere o la bottiglia non mancano mai: “Nessuno ci controlla i documenti, basta pagare”.

La serata non comincia prima di mezzanotte. Chi va ancora alle superiori spesso raggiunge la spiaggia con i bauletti degli scooter già pieni di bottiglie. “Il rifornimento si fa al supermercato” racconta Alessandro (i nomi sono di fantasia), 17 anni, arrivato da lontano, insieme a un amico più grande. “Si prende il vino rosso, perché a temperatura ambiente fa effetto subito”. E poi? “E poi si beve la vodka, liscia o alla frutta” spiega Giacomo, seduto su una panchina poco più in là.

Chi non ha fatto in tempo a fermarsi al supermarket può sempre provare al bancone delle discoteche. Le più gettonate tra i ragazzi più piccoli sono quelle dove si entra gratis. Una volta dentro, i cartelli con il divieto di servire alcol ai minori sono ovunque, eppure molti sostengono di non aver mai avuto problemi a prendere da bere. “Io ho 17 anni e nessuno mi ha mai chiesto il documento” assicura Francesca, fisico minuto e accento del nord Italia. Difficile scambiarla per un’adulta. È seduta con un gruppo di coetanei. Sorseggia un drink dalla cannuccia. Sul tavolo bicchieri di plastica semivuoti. Accanto a lei un ragazzo nato nel 2000. “Nemmeno a lui hanno chiesto l’età. Basta pagare, e nessuno ti dice nulla”.

“Rispetto al passato l’abuso di alcol tra i minori è sicuramente in aumento” spiega Daniela Casalboni, direttrice del Sert di Rimini. A preoccupare i medici dell’Ausl è soprattutto quello che viene definito binge drinking, letteralmente abbuffata alcolica. “È il consumo di quattro o più unità alcoliche nel corso di una serata. Nel 2013 circa il 10% dei minori, dagli 11 ai 15 anni, ha avuto un fenomeno di binge drinking”. Ma i picchi si raggiungono crescendo. “Il massimo del consumo di alcol si ha tra i 16 e i 24 anni. In questo caso la percentuale di binge drinking si alza al 20%”. Dal Rapporto dipendenze patologiche 2013, redatto proprio dall’Azienda sanitaria della Romagna, emerge come in cinque anni ci sia stato un incremento del 7,4% delle persone che fanno uso si sostanze stupefacenti o di alcol. E sempre secondo l’Ausl si è abbassata l’età del primo bicchiere.

I risultati si vedono all’alba, quando per le strade deserte della città non è difficile incontrare gruppi di ragazzi barcollanti. A volte, sono talmente fuori controllo che c’è chi, tra i residenti, chiama la polizia. E poi basta dare un’occhiata alle pagine di cronaca locale, ogni lunedì mattina. Risse, arresti per spaccio, molestie. Quasi sempre nelle zone della movida. Solo nel primo week end di agosto, ad esempio, nella zona del Marano a Riccione, sono state arrestate 7 persone. “I rischi dell’abuso di alcool sono principalmente tre. La disinibizione, che fa perdere il controllo e aumenta gli episodi di violenze e risse, i pericoli legati ai comportamenti sessuali a rischio, più frequenti quando si è sotto l’effetto di alcolici, e quelli della guida in stato di ebbrezza”. E proprio per arginare un fenomeno che per Rimini “rappresenta un elemento di particolare preoccupazione”, a inizio agosto è stato sottoscritto in Prefettura un protocollo ad hoc. Il documento impegna i gestori di locali e discoteche aderenti a rispettare alcune regole. Prima tra tutte il divieto di vendere alcolici ai minori.