“Lo scandalo del Mose non lo vogliamo pagare noi”. Sono almeno 600 i manifestanti che si sono dati appuntamento al Lido di Venezia a poche ore dall’apertura della 71esima Mostra del Cinema per sfilare in corteo davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro della cultura Dario Franceschini venuti ad inaugurare la kermesse festivaliera. Il motivo della protesta nel drastico taglio di 4 milioni di euro sugli stipendi dei dipendenti comunali veneziani e sui servizi di welfare alla persona voluti dal commissario straordinario Vittorio Zappalorto insediatosi il 4 luglio scorso dopo le dimissioni del sindaco Pd Giorgio Orsoni, travolto dagli scandali sulle tangenti del Mose.

“Sono tagli indiscriminati e senza senso”, spiega a ilfattoquotidiano.it Marina, una dipendente comunale che lavora nel settore biblioteche, “prendiamo in media 1200 euro e con le direttive del commissario Zappalorto ce ne andranno a togliere più di 200. Noi non siamo responsabili né dei buchi di bilancio comunali né degli scandali tangenti”. Sui circa 3000 dipendenti pubblici della città di Venezia il commissario straordinario ha fatto gravare una fetta cospicua dei 47 milioni di disavanzo del Comune lasciati dalla precedente giunta di centrosinistra andando a toccare servizi domiciliari per anziani e disabili, la cancellazione delle supplenze delle maestre d’asilo e l’aumento da settembre prossimo delle rette degli asili del 50%. “Nel settore della polizia municipale i tagli arrivano anche a 500-700 euro mensili”, sottolinea Luca Lombardo, segretario della DICCAP (Dipartimento Autonomie Locali e Polizie. Locali) di Venezia, “quando Zappalorto ha presentato questi provvedimenti ha parlato di “equità” ma ci rendiamo conto?”.

Bersaglio di molti scioperanti è soprattutto la categoria dei dirigenti comunali e in particolar modo il dg di Venezia Mario Agostini, appena sfiorati dai draconiani tagli: “Il gruppo dirigente del Comune di Venezia è sempre lo stesso dell’epoca di Orsoni, mica è cambiato, hanno stipendi che vanno dai 200mila ai 300mila euro l’anno e proprio due giorni fa gli hanno pure rinnovato il contratto”. Tra campanacci, sirene e striscioni sbucano anche bandiere di partito: oltre al rosso Cgil, all’azzurro della Uil e alle strisce bianche e verdi della Cisl ci sono anche gli stendardi di Rifondazione Comunista, Sel e, in mezzo al gruppo, diversi simpatizzanti del Movimento 5 Stelle: “Stiamo parlando di una struttura elefantiaca piena di debiti, carica di 900milioni di euro in mutui, 200 milioni in derivati e quasi 7000 dipendenti delle cosiddette ‘partecipate’”, dice Davide Scano dei 5 Stelle, “Questa macchina comunale ha sì bisogno di una robusta riorganizzazione, ma invece che accanirsi sui dipendenti comunali delle fasce più basse, iniziamo a dimezzare stipendi e numero di dirigenti e quadri”.