“Si era fissato con la religione, voleva andare in Israele, arruolarsi nell’esercito e combattere contro i palestinesi“. Emergono nuovi particolari sul profilo di Federico Leonelli, il 35enne che domenica a Roma ha decapitato la domestica ucraina Oksana Martseniuk per poi essere ucciso dalla polizia. A fornirli è il padrone della villa in cui si è consumato l’assassinio. L’uomo, Giovanni Ciallella (che a quanto pare aveva affidato a Leonelli la sua abitazione per un breve periodo di tempo) ha raccontato in un’intervista a Il Tempo il desiderio di Leonelli di schierarsi al fianco di Israele e le difficoltà che aveva incontrato per perseguire il suo obiettivo. “Gli avevano negato il visto due volte e per questa ragione era anche andato a parlare col consolato israeliano” ha detto Ciallella, che poi ha spiegato di conoscere l’omicida da circa dieci anni perché avevano lavorato insieme “a un progetto internet tra il 2004 e il 2005”.

“Poi l’ho perso di vista quando è andato a vivere a Madeira con la sua compagna, che a suo dire è morta per embolia” ha spiegato il proprietario della villa, che ha raccontato anche altri dettagli sulla vita complicata di Leonelli. “Circa due anni fa, lui è tornato a Roma sconvolto, mi ha chiamato raccontandomi cos’era accaduto – ha detto l’uomo a Il Tempo – Da quello che so ha vissuto per un po’ dalla madre, che aveva avuto un ictus quindi è rimasto anche solo durante il ricovero nell’abitazione di via Pigafetta, di cui si è appropriata la sorella, poi dal padre, un ex generale della Guardia di Finanza, che però l’aveva cacciato, sempre secondo la sua versione, perché non lavorava. Da lì – è la ricostruzione di Ciallella – aveva preso in affitto una camera a piazza Bologna con altri studenti ma non riusciva a pagarsela. Gli ho detto che poteva restare da me per un mese, io a luglio sarei partito”. Il discorso, poi, si è spostato sulle pulsioni religiose dell’omicida. “Quando l’ho conosciuto era totalmente ateo, abbiamo parlato più volte di Dio ma diceva di non credere in niente – ha ricordato – Poi diceva di aver scoperto di essere di origini ebree, ha cominciato a studiare la storia, durante la notte sparava a tutto volume filmati sulla religione, parlavano alcuni rabbini, diceva di conoscerne uno anche a Roma, e si era convinto a voler andare in Israele per arruolarsi“.

La circostanza, tuttavia, è seccamente smentita dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che ha negato di aver mai conosciuto e incontrato Federico Leonelli: “Mai sentito nominare – dice il rabbino a Moked, portale dell’ebraismo italiano – In ufficio abbiamo un intero faldone di gente fuori di testa che mi scrivono: ci sono persone di tutti i tipi, ma francamente questo delirio non me lo ricordo – ha spiegato – Mi capita di incontrare e parlare con molta gente, anche per strada – ha aggiunto – Forse un giorno gli avrò pure stretto la mano e un mitomane come Leonelli avrà creduto chissà cosa. Sono dell’idea che la sua vicenda debba essere oggetto di investigazioni psichiatriche, non penso servano altre valutazioni da parte mia”.

Parallelamente alla ricostruzione della vita dell’assassino, continuano le indagini per stabilire la dinamica di cosa realmente sia accaduto nella villetta dell’Eur, specie per quanto riguarda la tempistica dell’azione della polizia. I due agenti che hanno fatto fuoco, in tal senso, confermano che la loro è stata solo una reazione di legittima difesa. “Abbiamo sparato quando si è lanciato contro di noi, col coltello in pugno. Ci voleva un attimo a raggiungerci – hanno spiegato a Repubblica – Nessuno di noi due aveva mai fatto fuoco prima d’ora, se non al poligono in allenamento. Michele – è stata la versione del poliziotto – è anche tiratore sportivo e chiedergli perché mai non abbia mirato alle gambe è superfluo: a due metri di distanza, con la paura di essere uccisi e l’adrenalina a mille non si mira: si spara al bersaglio grosso e basta. Per salvarsi o per salvare altre vite”.

La ricostruzione che forniscono è in tutto e per tutto simile alla scena di un film horror: “Era in piedi, nel buio, e rantolava. La donna era già morta ma lui imitava i suoi gemiti. Aveva un coltellaccio in mano, i capelli lunghi, un paio di occhiali protettivi sul viso – hanno ricordato i due – Faceva paura, alto quasi due metri, robusto, lordo di sangue. Il nostro primo pensiero è stato per il pompiere che, in quel momento, stava forzando la porta. Era chiarissimo che Leonelli si preparava a uccidere chiunque fosse entrato in quella stanza”. Quando la porta si è aperta “abbiamo urlato al pompiere: via, via, scappa. L’uomo si è avventato contro il pompiere e ha cercato di pugnalarlo – hanno raccontato – Poi, fulmineamente, è uscito in giardino. C’erano altri vigili, medici, barellieri. Abbiamo gridato a tutti di allontanarsi. Lui si è messo di spalle a un’auto parcheggiata poco distante” hanno proseguito i poliziotti. “Urlava: andate via, lasciatemi andare. Siamo avanzati con le armi in pugno fino a quando non c’era nessuno sulla linea di tiro. Abbiamo gridato: butta il coltello, butta il coltello. Un nostro collega si è avvicinato di lato e l’ha colpito col manganello, tentando di disarmarlo. Lui non ha neanche avvertito i colpi”. Ma la questura di Roma, in giornata, con una nota fa sapere che “nessuna intervista è stata autorizzata dalla questura, né sono state rilasciate dichiarazioni dagli agenti intervenuti”.

Intanto emergono i primi particolari dalle analisi sull’autopsia sul corpo di Leonelli effettuate da Giovanni Arcudi, direttore della medicina legale dell’Università Tor Vergata. L’uomo è stato ucciso da due colpi d’arma da fuoco “al torace”. Mentre gli esami tossicologici “verranno effettuati nei prossimi giorni – aggiunge il medico legale all’Adnkronos salute – per ora abbiamo effettuato solo i prelievi di sangue, urine e bile”. Un accertamento, quello tossicologico, chiesto anche dai legali della famiglia dell’assassino. Arcudi, riferendosi alle condizioni in cui si trovava il corpo di Oksana, ha aggiunto: “Non ho mai visto una cosa del genere, sono rimasto impressionato dallo strazio subito dalla donna ucraina. Un’atrocità che sorprende anche chi come me ha fatto molte autopsie di vittime di armi bianche”.

Le indagini della squadra mobile intanto continuano a scavare a fondo sul passato dell’uomo che era stato di recente in cura per problemi psichici. A confermarlo è il padre del killer, ex ufficiale delle forze armate, sentito dagli investigatori. Leonelli avrebbe seguito anche una cura farmacologica che gli era stata prescritta da uno psichiatra. I detective della mobile hanno anche scoperto che Oksana Martseniuk la sera prima di essere uccisa ha inviato due sms al proprietario della villa, Giovanni Ciallella, e non uno come precedentemente riferito. Nei messaggi la donna avrebbe manifestato preoccupazione per gli strani comportamenti di Leonelli. Cialella non avrebbe però risposto subito ai messaggi della colf essendosi reso conto di averli ricevuti solo l’indomani. Altri accertamenti sono stati eseguiti sulle armi che Leonelli ha utilizzato per compiere il massacro. I coltelli sarebbero stati acquistati su un sito internet israeliano, così come gli abiti militari indossati durante l’omicidio. Per questo sono in corso approfondimenti sul pc sequestrato dell’uomo.