“Il governo vuole andare verso l’abolizione dell’attuale sistema delle supplenze”. Lo ha detto Stefania Giannini al Meeting di Rimini di Cl. E il mondo della scuola è già in subbuglio, perché le parole della Giannini aprono la porta a diversi, possibili scenari. Il ministro, infatti, non ha aggiunto alcun dettaglio sul progetto del governo Renzi. Ma ha parlato anche di modifica dei criteri dell’organico a disposizione degli istituti. “Ragionare in termini di organico funzionale e non di diritto è l’uovo di Colombo di cui nella scuola si parla da tempo, anche se nessun governo è intervenuto. All’inizio della scuola si sa già quante persone mancano”, ha spiegato.

VERSO L’ORGANICO FUNZIONALE – Stando a queste dichiarazioni, la chiave di volta della riforma potrebbe essere appunto la differenza tra organico di diritto e organico di fatto: il primo è quello che ogni estate viene assegnato alle scuole in base al numero di classi previste e di alunni iscritti; il secondo è quello che si rende necessario nel corso dell’anno per l’effettivo funzionamento dell’istituto. La discrepanza potrebbe essere colmata attraverso la creazione di un “organico funzionale”: un numero di docenti che viene assegnato alle scuole per coprire tutte le evenienze e le attività “extra” (ad esempio potenziamento dell’offerta, corsi di recupero), così da non dover ricorrere a incarichi assegnati in maniera posticcia.

SUPPLENZE “INTERNE” – È possibile pensare a varie forme per questi contingenti supplementari: potrebbero essere assegnati per periodi di tempo determinati, e magari non a singole scuole ma a reti di istituti. Di certo garantirebbero più indipendenza alle strutture, dando vita a quel progetto di “autonomia” già ipotizzato dal ministro all’inizio del suo mandato. E comporterebbero l’assunzione immediata di un cospicuo numero di precari: potrebbero essere fino a 100mila i beneficiari di un simile provvedimento. A tanto ammonta la quota di posti vacanti nelle scuole del Paese. Del resto c’è anche un procedimento presso la Corte di giustizia europea contro lo Stato italiano, che potrebbe presto (già in autunno) dare ragione ai ricorrenti e obbligare l’Italia ad assumere i “precari storici”. Matteo Renzi, dunque, comincerebbe a portarsi avanti col lavoro.

QUALE FUTURO PER LE GRADUATORIE D’ISTITUTO? – Resta da capire, però, quali siano i piani del governo per le supplenze brevi. Attualmente gli incarichi temporanei vengono distribuiti attraverso le cosiddette “Graduatorie d’istituto” (Gi): lunghissime liste aggiornate ogni tre anni (l’ultima volta proprio quest’estate), in cui sono iscritti circa 460mila docenti di tutta Italia (che non possono aspirare a cattedre a tempo indeterminato). Con la riforma progettata dal governo, le Gi avrebbero ancora ragione d’esistere? Probabilmente sì, perché comunque c’è un certo numero di ore da coprire nelle scuole, e i docenti di ruolo (anche con l’aggiunta dell’organico funzionale) non basterebbero a farlo.

La stabilizzazione, insomma, riguarderebbe sostanzialmente i precari delle GaE (graduatorie a esaurimento) a cui ogni anno viene impropriamente rinnovata una cattedra annuale che potrebbe essere affidata a tempo indeterminato (i cosiddetti “posti vacanti”). Per gli altri ci sarebbero comunque gli incarichi temporanei (al massimo leggermente contratti da un’ottimizzazione del personale). Anche se le parole del ministro Giannini (“abolire l’attuale sistema di supplenze”) lasciano ipotizzare una riforma di più ampia portata. Per questo centinaia di migliaia di docenti guardano con diffidenza le mosse del governo: in attesa dei concorsi che arrivano tardi e non bastano mai, per loro le supplenze restano l’unica speranza di lavoro, per quanto precario, nel settore pubblico. Le poche parole del ministro lasciano, insomma, parecchia incertezza. E l’anno scolastico è ormai alle porte. Pochi giorni e il governo Renzi dovrà necessariamente fare chiarezza. Solo allora sarà possibile dire con certezza quale sarà l’assetto della scuola pubblica per il nuovo anno e per quelli a venire.