O il presidente spagnolo Mariano Rajoy ferma le trivellazioni petrolifere nelle Canarie o l’arcipelago divorzia dalla Penisola. Almeno istituzionalmente. L’aut aut di Paulino Rivero, a capo del parlamento autonomo delle isole Canarie arriva durante una conferenza stampa, subito dopo un Consiglio straordinario in merito all’autorizzazione che il Ministero dell’Industria ha rilasciato a Repsol per cominciare i sondaggi petrolieri vicino alle costa di Lanzarote e Fuerteventura: un’attività “altamente rischiosa”, incompatibile con l’ambiente e la presenza turistica dell’arcipelago, ha detto il presidente canario.

Arrivato a ridosso di ferragosto, il sì definitivo del governo di Madrid a Repsol, che permette alla multinazionale di scavare tre pozzi fino a 5mila metri di profondità a circa 50 chilometri dalle coste delle due isole più a est dell’arcipelago, ha riattivato l’opposizione del governo regionale, dei Consigli comunali delle isole e di tutte le organizzazioni ecologiste, che hanno proclamato una nuova battaglia per cercare di fermare l’inizio delle trivellazioni. Lo stesso Rivero ha annunciato un referendum regionale sulla questione, probabilmente intorno alle prime settimane di settembre. “Considerata l’indifferenza che il governo della Spagna e il ministero dell’Industria hanno in merito al parere dei cittadini che vivono nelle isole Canarie, il governo delle Canarie ribadisce il suo impegno affinché i cittadini possano avere l’opportunità di esprimersi in un referendum. Accelereremo tutti i tramiti amministrativi per fare un referendum sulle trivellazioni il prima possibile”, ha aggiunto mercoledì il presidente canario.

Il giorno dopo lo stesso ministro dell’Industria, José Manuel Soria, assicurava che il referendum “illegale” che vuole realizzare il governo delle isole Canarie “non sarà autorizzato”. Soria ha precisato poi che se la consultazione verrà organizzata all’interno delle competenze della comunità autonoma, il governo dovrà studiarla, anche se, ha detto, così come si propone in questo momento “è inammissibile”. La domanda che il governo regionale ha messo sul tavolo finora è la seguente. “Lei è d’accordo con le trivellazioni petrolifere autorizzare alla multinazionale Repsol di fronte alle coste delle nostre isole?”. Pare però che lo stesso Rivero, per assicurare la validità della domanda, stia modificando alcuni aspetti, aggiungendo questioni sull’ambiente e il turismo che, per statuto, sono di competenza della comunità autonoma. Insomma il presidente canario vuole trasformare il referendum popolare nella sua ultima e più potente arma contro il governo di Madrid.

Rivero si è pure rivolto ai principali azionisti di Repsol, Caixabank e Sacyr, affinché “riflettano” sul loro impegno per le isole Canarie e i suoi cittadini, dopo aver manifestato al presidente canario che le trivellazioni nell’arcipelago per loro non sono prioritarie, ma che vanno avanti “sotto pressione dal regolatore”, riferendosi al ministero dell’Industria. Repsol, lo scorso 15 agosto, ha negato di aver ricevuto qualsiasi tipo di pressione. Ma il dubbio rimane. Frattanto la piattaforma petrolifera con la quale Repsol effettuerà le esplorazioni marine, la Rowan Renaissance, si trova in Angola e potrebbe essere disponibile a cominciare i lavori già tra ottobre e novembre, secondo un portavoce della compagnia.

@si_ragu