McDonald’s tenta di rifarsi il look e di mettere in cantina la sua immagine di fornitore internazionale di junk food. Lo ha fatto con una cena organizzata a New York, nel quartiere Tribeca, in cui ha ospitato giornalisti e blogger e ha messo in tavola piatti cucinati da chef famosi con ingredienti presi dai menù della catena. Un esempio? Come antipasto è stato servito il pollo Kung Pao, condito con salsa agrodolce e guarnito con prezzemolo, preparato con i Chicken McNuggets.

L’intento dell’azienda è chiaro: trasformare l’esperienza culinaria passando dal concetto di “fast food” a quello di “good food served fast” (“buon cibo servito velocemente”). I piatti scelti per la serata non sono destinati ai ristoranti di McDonald’s ma fanno parte di una campagna volta a modificare l’opinione diffusa che vede nella catena un posto dove mangiare alimenti low cost e poco salutari. Una ripulita all’immagine che si è resa necessaria in una società americana sempre più attenta alla qualità del cibo consumato.

Ma questa non è l’unica iniziativa del genere. Nell’ultimo anno e mezzo l’azienda ha introdotto ad esempio la possibilità di sostituire i bianchi d’uovo nei sandwich per la colazione. E lo scorso autunno ha annunciato l’intenzione di offrire l’insalata come possibile contorno al posto delle patatine fritte. Inoltre nei prossimi mesi, con il famoso “Happy Meal” per i più piccoli, si potranno chiedere mandarini e altri frutti.

La multinazionale riuscirà così nel tentativo di scrollarsi di dosso la poca lusinghiera etichetta legata al cibo spazzatura? La sfida è ardua: ad esempio le insalate introdotte più di una decina di anni fa oggi valgono appena il 2-3 per cento delle vendite. Per mangiare “sano” ancora non si va da McDonald’s.

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