Non ci sarà una tregua di 7 giorni, ma uno stop di 12 ore. Il premier Netanyahu ha accettato di sospendere le operazioni militari a Gaza a partire dalle 7 di domattina, dopo aver detto no al cessate-il-fuoco proposto da John Kerry, segretario di Stato Usa. Dopo giorni di scontri nella Striscia e centinaia di morti, Hamas aveva acconsentito al cessate il fuoco proposto dal segretario di stato Usa, che prevedeva una settimana di stop ai combattimenti a partire da sabato o domenica. Nei giorni successivi si sarebbe dovuta svolgere una trattativa al Cairo sulle condizioni di una tregua permanente. Le due condizioni poste dal movimento palestinese per il cessate il fuoco erano la liberazione dei detenuti che sono stati riarrestati dopo il loro rilascio in base all’ultimo accordo con Israele e l’allargamento delle aree di pesca a Gaza a una fascia di 12 km. “Ora stiamo lavorando per una tregua di 7 giorni“, ha spiegato Kerry in una conferenza stampa congiunta col segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon al Cairo. L’obiettivo, ha spiegato, è “permettere un cessate il fuoco umanitario sostenibile e durevole”. “Il popolo di Gaza ha sanguinato abbastanza: bisogna fermare i combattimenti, non esiste una soluzione militare a questo conflitto”, ha scandito Ban Ki-moon.

La Difesa ai soldati: “Pronti ad allargare le operazioni”
La decisione di rigettare per ora la proposta è legata al fatto che Israele intende restare nella Striscia di Gaza e continuare a distruggere i tunnel di Hamas. Lo riferisce la tv di Stato israeliana. Israele vorrebbe tenere questo requisito all’interno di un accordo per un cessate il fuoco temporaneo. E l’operazione potrebbe allargarsi: “Dovete essere preparati alla possibilità che molto presto ordineremo all’esercito di allargare in maniera significativa l’operazione di terra a Gaza”, si legge in un comunicato diffuso dal ministro della Difesa, Moshe Ya’alon, e rivolto ai soldati dispiegati nella Striscia.

Il leader di Hamas: “Serve il cessate-il-fuoco”
Eppure Hamas aveva aperto alla proposta degli Stati Uniti. Serve un cessate-il-fuoco e la fine del blocco di Israele a Gaza “il più presto possibile“. Lo aveva detto Khaled Meshaal, leader di Hamas, alla Bbc. “Le persone non possono ricevere assistenza sanitaria o andare al lavoro. Perché il popolo di Gaza deve essere punito con questa morte lenta nella più grande prigione del mondo? Questo è un crimine“. 

Israele: “Alle vostre condizioni tregua impossibile”
A rifiutare la proposta è stato il gabinetto di sicurezza israeliano. I prodromi sono parsi subito sfavorevoli al raggiungimento di un accordo: il capo di Hamas, Khaled Mashaal, “ha posto così tante precondizioni per un cessate il fuoco in modo da renderlo impossibile”, aveva detto il portavoce del governo israeliano, Mark Regev. 

Proteste in Cisgiordania
Nella notte, oltre 10 mila persone sono partite in corteo da Ramallah con l’intenzione di marciare fino a Gerusalemme per protestare contro l’azione militare di Israele sulla Striscia. Nella manifestazione un ragazzo palestinese di 17 anni è morto e altri 150 sono rimasti feriti. Gli scontri tra forze di sicurezza israeliane e manifestanti palestinesi sono esplosi nei pressi di un posto di blocco a Qalandiya. Le forze di sicurezza israeliane sostengono di aver reagito in seguito al lancio di sassi e molotov. Tra i suoi agenti si contano alcuni feriti lievi, mentre l’ospedale di Ramallah ha smentito alcune informazioni circolate nelle scorse ore che parlavano di tre palestinesi uccisi.

Altre 5 vittime nel West Bank
Nuove proteste si sono verificate nel pomeriggio nel West Bank.  Dopo la preghiera del venerdì, nell’ultimo giorno di Ramandan, nelle stesse ore in cui Israele sarà chiamata a decidere se accettare la tregua proposta dagli Stati Uniti, i palestinesi sono tornati in strada per protestare contro le operazioni di guerra condotte da Israele nella Striscia. Ed è stato scontro con l’esercito israeliano: il bilancio è di cinque palestinesi uccisi. Proteste contro l’operazione israeliana a Gaza si sono verificate nel villaggio settentrionale di Hawara, vicino alla città di Nablus e vicino al villaggio meridionale di Beit Omar, vicino alla città di Hebron. Fonti ospedaliere palestinesi fanno sapere che tre palestinesi sono rimasti uccisi a Beit Omar, e due a Hawara. Il sindaco di Hawara, Mouin Idmeidi, ha detto che lui e centinaia di altre persone provenienti dal villaggio hanno partecipato a una protesta dopo essere usciti da una moschea locale, dopo le preghiere di mezzogiorno.

Lancio di razzi, paura per l’aereo Air Canada
Un aereo dell’Air Canada proveniente da Toronto ha dovuto compiere una manovra di attesa al di sopra dell’aeroporto di Tel Aviv, durante un attacco di razzi, per attendere che l’aeroporto fosse sicuro. Lo ha annunciato una portavoce della compagnia aerea: “Otto chilometri prima dell’atterraggio questa mattina all’aeroporto di Tel Aviv I piloti del nostro volo AC84, partito da Toronto, hanno ricevuto l’ordine dalla torre di controllo di eseguire una normale manovra circolare del circuito d’attesa”. “Questa misura mirava ad attendere “che le condizioni dello spazio aereo fossero giudicate sicure prima di atterrare”, ha detto aggiungendo che ciò ha comportato solo un ritardo di dieci minuti. Il volo AC84 era il primo della compagnia a tornare a Tel Aviv dopo che tre giorni fa un missile era caduto non lontano dall’aeroporto Ben Gurion innescando una sospensione dei voli di alcune compagnie.

Gaza, il ministero della Salute: “825 morti”
Almeno 26 palestinesi sono morti nella Striscia di Gaza dalla scorsa mezzanotte a causa degli “attacchi israeliani”. Lo scrive l’agenzia di stampa palestinese Maan. Secondo Ashraf al-Qedra, portavoce del ministero della Salute di Gaza, dall’inizio l’8 luglio scorso delle operazioni israeliane nel territorio palestinese il bilancio è di almeno 825 morti e 5.240 feriti. Sale a quota 33 il numero dei soldati israeliani uccisi.

Israele: “240 i miliziani di di Hamas uccisi”
Sono circa 240 i miliziani palestinesi uccisi dall’esercito israeliano dall’inizio dell’operazione di terra nella Striscia di Gaza. Il bilancio odierno, riferisce l’esercito, è di 75 obiettivi colpiti nel territorio della Striscia, mentre il totale, dall’inizio dell’operazione Confine protettivo, ammonta a 3.590 obiettivi colpiti.