Dimesso nel giorno dell’autorizzazione della Camera all’arresto, Giancarlo Galan è finito nel carcere di Opera (Milano). Ma la Procura di Venezia vuole vederci chiaro e ha inviato la Guardia di Finanza a sequestrare all’ospedale di Este la cartella clinica del deputato mandato a casa ieri dopo 12 giorni di ricovero dopo una prognosi iniziale di 45 giorni.

L’ex ministro è stato trasferito in una cella singola nel centro clinico della casa di reclusione, una vera e propria struttura ospedaliera dentro il carcere, dove,  ha trascorso in maniera tranquilla la nottata. Il centro diagnostico terapeutico del carcere di Opera, dove vi sono una serie di ‘camere di pernottamento’ – questo è il termine tecnico – sia per ospitare un solo detenuto che per più detenuti, da quanto si è saputo è stato scelto in quanto in questo modo Galan può essere sottoposto a un monitoraggio sanitario permanente. All’ex ministro deve essere controllato il livello di glicemia ogni 4 ore, devono essere somministrate terapie per controllare le apnee notturne ed il diabete e deve rimanere con la gamba ingessata ‘in scarico’. Il centro clinico di Opera, che è ben attrezzato (altri simili ci sono nelle carceri di Torino e Parma), è un presidio sanitario legato all’azienda ospedaliera San Paolo, dove invece anni fa è stato aperto un vero e proprio reparto di ‘alta sicurezza’ per il ricovero dei carcerati e dove per esempio ora si trova Bernardo Provenzano. 

“Più che di un sequestro si è trattato di una richiesta di una copia della cartella clinica, che abbiamo subito consegnato” dice il direttore medico dell’ospedale Maurizio Agnoletto che spiega. “La prognosi di 45 giorni era stata fatta dall’ospedale di Padova dopo la frattura all’arto inferiore del paziente. E si tratta di una prognosi classica per una frattura, ma non c’entra nulla con le altre patologie di cui soffre il paziente. La decisione di dimitterlo ieri, è stata presa dopo gli ultimi esami, fatti quasi quotidianamente, e le ultime visite, e dopo aver constatato che le sue condizioni si erano stabilizzate, e che quindi le cure potevano essere fatte a domicilio”. Il direttore dell’ospedale di Este sottolinea che ovviamente “le dimissioni non sono assolutamente legate a fatti esterni, ma decise solo in base al quadro clinico del paziente. Galan poi è stato trattato come tuti gli altri pazienti. Me ne sono accertato personalmente: di fronte alla malattia siamo tutti uguali“.