Edo Ronchi lascia. L’ormai ex subcommissario per il risanamento ambientale dell’Ilva di Taranto getta la spugna e anticipa il suo “no” all’eventuale proposta di riconferma nell’incarico. Il suo incarico, formalmente, è caduto il 4 giugno scorso nello stesso giorno di Enrico Bondi, ma mentre il commissario straordinario è stato sostituito con Pietro Gnudi, per Ronchi sembrava ormai pronta la conferma e anche la “promozione” a commissario ambientale. “Con questo nuovo decreto non ci sono le condizioni” ha spiegato Ronchi a ilfattoquotidiano.it facendo riferimento alla decisione del governo di approvare un testo differente rispetto a quello che era arrivato in consiglio dei ministri. La bozza, infatti, prevedeva – oltre alle garanzie per il prestito ponte nei confronti delle banche e alla riorganizzazione dei tempi di risanamento – anche (e soprattutto) la trasformazione del ruolo di subcommissario in quello di commissario ambientale, con pieni poteri sulle opere di risanamento, e la possibilità di utilizzare, con una semplice richiesta del commissario straordinario, i miliardi di euro sequestrati alla famiglia Riva dalla magistratura milanese per proseguire nell’opera di ammodernamento degli impianti di Taranto.

Ma, alla fine, questi due ultimi punti sono saltati. Lo stesso Matteo Renzi ha spiegato che non sarebbe servito lo sdoppiamento della figura commissariale, ma nella conferenza stampa di ieri non ha fatto cenno ai tesoro dei Riva. Secondo Ronchi, quindi, anche le condizioni per poter proseguire il lavoro nel capoluogo ionico sono saltate. Era stato proprio lui nei giorni scorsi a spingere perché il governo svincolasse quel patrimonio di quasi 2 miliardi di euro sequestrati nel Jersey perché “per ora sono gli unici – aveva spiegato Ronchi – realmente esistenti e con i quali possiamo finanziare gli interventi”.

Un punto che ora mette seriamente a rischio anche la tenuta del provvedimento in vista della sua conversione in legge. “Quanto apparso sui media a proposito del decreto Ilva non è rassicurante. Non è chiaro perché non si è dato corso alla legge ora in vigore che prevede che le risorse per il risanamento ambientale, circa 1.800 milioni di euro, possano essere prelevate anche dai beni sequestrati ai Riva”, ha dichiarato Ermete Realacci (Pd), presidente Commissione Ambiente della Camera aggiungendo che “se non sono garantite risorse, tempi e responsabilità certe sul risanamento ambientale il Parlamento non potrà convertirlo”. Non solo. Per Realacci l’annuncio di Ronchi di non accettare il nuovo mandato da subcommissario “rappresenta inoltre un pessimo segnale”.