Come volevasi dimostrare, l’idea oltre ad andare in direzione opposta allo scopo annunciato è piuttosto costosa. Eppure il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, è andato avanti ed è riuscito ad avere il via libera del consiglio regionale al suo cavallo di battaglia, la proposta di legge per istituire una Zona economica speciale (Zes) nel 65% dei comuni delle province di Como, Varese e Sondrio. Anche se l’iniziativa rischia di rivelarsi l’ennesimo buco nell’acqua o, per usare le parole del consigliere lombardo M5S Dario Violi, “uno spot senza benefici”. Anche perché vuole impiegare lo strumento della zona franca, che dovrebbe servire ad aumentare il Pil attirando aziende straniere sul territorio, per ottenere uno scopo diverso, cioè difendersi dall’emorragia di imprese verso la vicina Svizzera concedendo loro sovvenzioni sotto forma di agevolazioni fiscali a spese dello Stato.

Non a caso le aziende del Ticino ostentano sicurezza e non sembrano preoccupate dall’iniziativa lombarda, la quale inoltre dovrà superare lo scoglio del Parlamento. E Roma non potrà ignorare che il sogno di Maroni è tutt’altro che economico: l’operazione costerebbe a regime 1,2 miliardi all’anno, da recuperare attraverso la spending review. Ma i promotori non sembrano essere troppo preoccupati da questo punto. “L’intento della proposta di legge – spiega Marco Tizzoni, relatore del provvedimento – è di fare ripartire il volano della produzione in Lombardia e contrastare l’emigrazione delle nostre aziende verso l’estero e, in particolare la Svizzera”. Ad attirare le imprese nostrane al di là del confine sono diversi fattori: la tassazione decisamente più bassa, la burocrazia più snella, la disponibilità di manodopera italiana a un costo non eccessivo, la maggiore flessibilità del lavoro. Secondo uno studio del Servizio di informazioni economiche Orell Füssli (Ofwi), negli ultimi cinque anni oltre 4.500 imprenditori italiani hanno deciso di aprire una nuova azienda in Ticino.

Così è nato il progetto di legge che il consiglio regionale lombardo propone a Roma. Per le nuove imprese delle Zone economiche speciali, sono previste innanzitutto agevolazioni fiscali: esenzioni da Ires, Irap e Iuc, per un periodo che va da cinque a otto anni, e riduzione del 50% dei contributi da versare nei primi cinque anni di attività. Anche le aziende già esistenti, stando al progetto, saranno esenti dal pagamento dell’Ires e del 50% dell’Irap e godranno degli stessi sgravi contributivi. Tutte le imprese del territorio, prosegue la proposta di legge, non pagheranno imposte doganali e Iva “per tutti i prodotti che entrano, sono lavorati e quindi esportati attraverso le Zes”. Tre le condizioni per accedere ai benefici: le aziende dovranno restare sul territorio per almeno cinque anni, il personale dovrà provenire al 90% dalla Lombardia e il cumulo delle agevolazioni non potrà superare il 40% del fatturato. Una volta partorita da Milano, la proposta di legge approderà a Roma, dove dovrà passare la prova del Parlamento. E il punto dolente è sempre lo stesso: la copertura finanziaria.

“Gli uffici regionali – spiega Tizzoni – hanno calcolato che il 10% dell’operazione sarà a carico della Regione, che dovrà rinunciare a parte delle entrate Irap, mentre il restante 90% delle risorse verrà dallo Stato”. Il testo del provvedimento parla di 800 milioni da stanziare nel 2014 e di 1,2 miliardi a regime, a partire dal 2015. Dove prendere questi soldi? I fondi necessari, secondo il documento, saranno recuperati “mediante l’incremento degli obiettivi minimi della revisione della spesa” previsti dall’ultima legge di stabilità. Uno sforzo non da poco, se si pensa che questi “obiettivi minimi” per il 2014 dovrebbero quasi triplicare, passando da 480 milioni a 1,2 miliardi. Senza contare che i 4,5 miliardi della spending review 2014, secondo il Def, sono destinati al taglio dell’Irpef, quindi si dovrebbero individuare nuove voci di risparmio. “Non sarà facile trovare le giuste azioni dal punto vista economico per portare a casa il risultato – ammette il relatore – Ma, in questo momento, fare ripartire l’economia dovrebbe essere una priorità del governo”.

Gli risponde Enrico Brambilla, capogruppo del Pd al Pirellone: “L’assenza di copertura economica rischia di lasciare questa proposta senza nessuna traduzione pratica”. Sarà anche per questo motivo che in Svizzera non sembrano essere così preoccupati. “Non sono né particolarmente allarmato né sconvolto – ha dichiarato in un’intervista al Corriere del Ticino Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio del Cantone – Questo è il gioco della concorrenza”. Il dirigente svizzero, inoltre, ha manifestato dubbi sulla legittimità dell’operazione: “Mi fa un po’ sorridere vedere come noi stiamo sempre molto attenti a trovare soluzioni compatibili con gli accordi internazionali, mentre l’Italia pensa a misure che invece, in alcuni casi, potrebbero essere problematiche sotto questo profilo”. Pur ammettendo che le agevolazioni previste renderebbero più competitiva la Lombardia, Albertoni si è mostrato scettico sui tempi dell’operazione: “Ho qualche dubbio che queste misure possano essere messe in atto rapidamente, perché il quadro italiano è molto complesso”.