Bocciata. Malgrado fosse stata accolta, al momento della presentazione, come una proposta di assoluto buon senso, alla fine ha prevalso lo spirito di casta e di tutela del privilegio. L’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati ha respinto la proposta di sospendere lo stipendio ai deputati arrestati. Si è astenuto Edmondo Cirielli, mentre a votare a favore sono stati solo i Cinque Stelle che l’avevano anche presentata (firmatari Fraccaro, Mannino e Di Maio) a maggio scorso, dopo la vicenda di Francantonio Genovese del Pdche pur in galera continuava a percepire 10mila euro al mese. “Se il Pd ci sta – avevano commentato i firmatari – domani mattina è approvata. Mi sembra un atto di buon senso: smetterla di pagare lo stipendio ai politici arrestati”. A Genovese viene corrisposta soltanto l’indennità, che è prevista dalla Costituzione, mentre non percepisce gli emolumenti accessori, a partire dalla diaria. L’ufficio di presidenza di Montecitorio si è allineato al il parere contrario dei questori alla richiesta di M5s. Per i questori, una eventuale sospensione dello stipendio ai deputati arrestati o incompatibili con il mandato parlamentare a causa di condanne penali può essere decisa solo con una legge e non con una delibera dell’Ufficio di Presidenza o a carattere regolamentare.

Il buon senso non è un brand di successo quando si parla dei parlamentari e con la scusa di un garantismo un po’ peloso, la proposta è finita sotto. E anche in modo molto netto, visto che nessuno ha votato a favore. E questo, in qualche modo, è anche un segnale del clima che ha contrappuntato la discussione, fatto di prese di posizione molto nette contro la “violazione di un diritto” che non poteva venire meno a causa “di una detenzione” che, comunque, non faceva decadere la carica né, di conseguenza, lo stipendio corrispondente. Inutile la presa di posizione dello stesso vicepresidente M5s, Luigi Di Maio, che ha tentato di spiegare la bontà della norma, da utilizzare in futuro anche come possibile deterrente per contrastare, seppur in minima parte, la corruzione nella classe politica. “Oggi in ufficio di presidenza alla Camera abbiamo discusso il nostro punto all’ordine del giorno: ‘sospensione dello stipendio ai parlamentari arrestati’ – ha raccontato Di Maio su Facebook – il motivo è semplice: se Genovese (Pd) èagli arresti domiciliari i cittadini che lo pagano a fare? La proposta è stata bocciata!”. “Tutti contrari- ha aggiunto – tranne noi del Movimento 5 Stelle e un astenuto; cittadini italiani stanno pagando lo stipendio ad un politico agli arresti domiciliari e a tutti quelli arrestati. Chiedo agli elettori di Pd, Forza Italia, etc. cosa ne pensano. I partiti oggi hanno dato un pessimo esempio al Paese. Gli stessi partiti che si riempiono la bocca con la ‘lotta alla corruzione’. Non quella intellettuale…”.

“Ora basta- gli ha fatto eco Riccardo Fraccaro, componente dell’ufficio di presidenza il M5s vuole porre fine a questo scandalo, partiti ci hanno risposto negativamente e se ne assumeranno la responsabilità. Ora la battaglia contro la casta si sposterà in aula”. Tra le motivazioni con cui i parlamentari stellati avevano supportato la richiesta, anche una sorta di clausola di salvaguardia, che prevedeva, in caso di assoluzione in terzo grado di giudizio del parlamentare coinvolto, la restituzione dell’intero ammontare della cifra non percepita a causa dell’arresto e dal momento stesso dell’autorizzazione, da parte della Giunta per le autorizzazioni, del provvedimento. Pd e Forza Italia in primis hanno ritenuto che l’articolo non fosse “sufficientemente cautelativo” per il condannato.

Ora i 5 stelle vogliono portare la battaglia in Aula anche se, visto il risultato dell’ufficio di presidenza, l’iniziativa rischia di restare un fatto politico di pura testimonianza di cui “ci potremo comunque fare un vanto – sostengono alcuni deputati stellati – contro la casta che continua a difendere la corruzione della politica e non fa nulla per cercare di eliminarla, chiacchiere a parte…”.