A Matteo Renzi che la attendeva dal M5S, una risposta scritta sulle riforme la danno i senatori dissidenti di Pd e Forza Italia. Lo fanno con una conferenza stampa congiunta che ufficializza l’esistenza di un fronte trasversale che si oppone alle riforme così come concepite dalla maggioranza. L’occasione è la presentazione di un sondaggio (campione di mille persone rappresentativo del corpo elettorale) curato da Ipr Marketing di Antonio Noto. I risultati principali: il 63% degli italiani preferisce abolire il Senato, il 34% gli attribuirebbe altre funzioni e se proprio deve restare in vita, allora il 55% lo vorrebbe eletto dal popolo e il 30% lo vorrebbe invece formato da sindaci e consiglieri regionali (come previsto dalla riforma in discussione a palazzo Madama). Il fronte è formato da Paolo Corsini e Corradino Mineo del Pd, Augusto Minzolini di Fi, Loredana De Petris (Sel), Francesco Campanella (Misto), con Alfonso Pecoraro Scanio della Fondazione UniverdeLa presentazione, avvenuta nella sala Nassirya del Senato, è l’occasione per fare il punto della situazione all’antivigilia del previsto approdo in aula del ddl (il giorno indicato è mercoledì), anche se De Petris annuncia che partirà una lettera a tutti i senatori per chiedere formalmente al presidente del Senato, Pietro Grasso, di dare più tempo ai senatori per approfondire un testo che, come denuncia Mineo, “allo stato ancora nessuno conosce”.

C’è poi chi, come Paolo Corsini, non gradisce gli attacchi del vice presidente del gruppo Pd, Giorgio Tonini: “Siamo in una situazione peggiore del centralismo democratico: nemmeno Togliatti si sognò di impedire a Concetto Marchesi di rinunciare a opporsi all’art.7 della Costituzione. Ci si accusano di essere conservatori, quando sono loro che danno al nuovo Senato la possibilità di pronunciarsi sul bilancio dello Stato e, inoltre, ravvivano l’immunità”.  “E’ inaccettabile che la riforma passi così -dice Francesco Campanella– perché il Paese non è una città come chi contrabbanda questo testo come il progetto per il Sindaco d’Italia: viene azzerato ogni bilanciamento di poteri e si crea un esecutivo ipertrofico. Ecco come Renzi risponde alla richiesta di apertura che viene dai cittadini: il mantenimento di un finto Senato, cioè del simulacro di una seconda Camera, gli consente di non dare ad essa i poteri di effettivo controllo che le spetterebbero”. 

Mineo tira le somme del sondaggio per sottolineare che “non è maggioritario” nel Paese il sostegno al Senato immaginato dal governo e ‘pungolà il premier: “Non capisco cosa lasci scrivere ai retroscenisti. Ha superato il senso del ridicolo: ha una maggioranza mai vista e si preoccupa così tanto di Mineo, Corsini e Minzolini? Si prenda le sue responsabilità. Non ha senso parlare contro i ‘frenatori’ quando ancora nemmeno si è potuto vedere il testo di questa riforma…”. E se Minzolini si appella al Capo dello Stato, De Petris si rivolge al presidente del Senato: “Tuteli i diritti delle minoranze rispetto alla maggioranza. Non è accettabile che si invochi la scadenza del 16 luglio, quella per cui Renzi dovrebbe arrivare con le carte in regola in Europa e ottenere la flessibilità in cambio delle riforme strutturali, quando questa del Senato non c’entra niente. Se è così, allora annunciamo fin d’ora che faremo circolare in Europa un appello di costituzionalisti che faccia chiarezza su tutti i rischi che si corrono sul piano democratico in Italia”.

Dai ribelli di Forza Italia arriva anche un emendamento che si propone di “trovare una mediazione di buon senso tra elezione diretta e indiretta dei futuri senatori2. Ne dà notizia Il Mattinale, la nota politica redatta dal gruppo azzurro alla Camera. Secondo il testo, già ribattezzato “lodo Brunetta“, “”i cittadini eleggono i consiglieri regionali; di questi, coloro che hanno ottenuto il miglior consenso relativo sono nominati anche senatori”.