“Non credo sarà rimesso tutto in discussione”, rispondeva Matteo Renzi a Bruno Vespa che ieri sera nell’anteprima di Porta a Porta gli aveva chiesto se ora Jean-Claude Juncker rischia di saltare. La nomina dell’ex premier lussemburghese alla presidenza della Commissione Ue è frutto di un accordo tra il Pse e il Ppe che ora potrebbe essere messo in discussione dopo l’intervento a gamba tesa del tedesco Weber, ieri all’inaugurazione del semestre di presidenza italiana a Strasburgo, contro il premier italiano. Così se Renzi ritaglia per se stesso il ruolo di moderato e non affonda su Juncker, a Gianni Pittella rimane il compito di avvertire i colleghi del Ppe. “L’attacco del capogruppo tedesco sulla flessibilità? “Non me l’aspettavo – spiega il neo-leader del gruppo dei progressisti europei in un’intervista all’Unità – lo considero una mossa sbagliata (…). La prossima settimana Juncker verrà a confrontarsi con i grupi parlamentari e poi sarà votato dal Parlamento europeo. Deve presentare una proposta in grado di prendere una maggioranza. Il punto di equilibrio – continua Pittella è sì al risanamento dei conti pubblici, ma apriamo una fase nuova nella quale i governi che fanno riforme strutturali e sono governi virtuosi meritano una flessibilità (…). Ora se si toglie questo punto e rimane solo in tema del risanamento dei bilanci cade il compromesso e quindi non c’è maggioranza per Juncker”. 

Un’incognita confermata a Repubbluca da Paolo De Castro, ex ministro prodiano. In quest’aula molti parlano alla propria opinione pubblica ed è possibile che Weber abbia fatto quella sparata per tranquillizzare l’elettorato tedesco. Ma il 16 luglio, quando Juncker verrà qui a farsi votare, vogliamo risposte chiare”. Stessa linea adottata da Simona Bonafè, renziana di ferro: “C’è un accordo su Juncker legata a un programma che dice flessibilità. Niente programma, niente Juncker”. Un concetto, quello dell’accordo sul nome del lussemburghese in nome della flessibilità, rilanciato anche ieri sera da Renzi: il criterio di flessibilità nei parametri europei “immagino lo chiarirà Juncker”, che “era a favore degli eurobond, ora ha cambiato poltrona e spero no idea: non voto Juncker perché lo conosco ma perché c’è un documento che lo impegna in una determinata posizione. In questi giorni stiamo rivoluzionando dietro le quinte il sistema paese ma poi non riesci davvero se non si crea lavoro e crescita”, ha detto il premier a Porta a Porta.