L’operazione è sul tavolo da settimane, se non fosse che il Quirinale vuole che tutto avvenga nel modo più morbido possibile e, possibilmente, lontano da clamori internazionali che potrebbero essere interpretati come segnale di instabilità di governo. Ma, ormai, i giochi sembrano fatti: il rimpasto di governo ci sarà. L’idea è che tutto possa scattare nei primi giorni di luglio, quando il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, potrebbe essere indicata come “ministro degli Esteri” della Commissione europea. Una promozione, ufficialmente, di fatto un modo nobile per togliere l’esponente renziana dalla Farnesina dopo risultati che dire modesti è dire poco. Al suo posto, il candidato naturale sarebbe Sandro Gozi, oggi sottosegretario a Palazzo Chigi con delega alle Politiche Ue, ma come sempre i nodi delle alleanze non sono facili da sciogliere anche per chi, come Renzi, cavalca un 40,8% alle Europee che potrebbe consentirgli di fare di testa sua senza stare troppo a guardare la bilancia parlamentare. Però: che fare di Angelino Alfano? Il titolare del Viminale, è noto, dovrà lasciare quella poltrona, se non altro per la sequela di errori messi insieme dal caso Shalabayeva fino a quello del disvelamento via tweet della “soluzione” del caso di Yara Gambirasio, ma Renzi sta cercando per lui una soluzione davvero soft: magari proprio alla Farnesina al posto della Mogherini.

C’è stato chi, nei giorni scorsi, a sentir paventare questa ipotesi, ha sgranato gli occhi. Alfano, che non parla inglese se non per sbaglio, ambasciatore dell’Italia nel mondo: l’azzardo è forte, ma al leader del Nuovo Centrodestra, che si è sempre dimostrato alleato fedele, un posto di spessore va comunque trovato. E qualcuno ha rispolverato l’idea di rimetterlo alla Giustizia, posto che ha già vissuto i suoi fasti, ma Andrea Orlando – che sta cominciando a mettere mano alla riforma della giustizia – ha fatto capire di non essere disposto a mollare adesso che ha preso in mano le redini di via Arenula. L’idea, alla fine, sarebbe quella di una staffetta con Maurizio Lupi alle Infrastrutture. Perché l’attuale titolare del dicastero dovrebbe optare, entro il 30 giugno, per il seggio europeo, in questo modo decidendo di dedicarsi alla costruzione del partito sul territorio, come da tempo auspicato dalla base Ncd. E’ solo che Renzi, anche in vista dell’Expo, vorrebbe che il dicastero di via Nomentana andasse nelle mani del fidato Luca Lotti, oggi sottosegretario all’Editoria, ma con poca, pochissima dimestichezza nel settore; proverbiale, ormai, il suo ingresso nel dipartimento di palazzo Chigi, il giorno della nomina, quando disse, con candore “io non leggo i giornali”. Ecco, ora che si è fatto un po’ le ossa nella macchina burocratica del governo, per Lotti sarebbe venuto il momento della promozione a mi0nistro proprio alle Infrastrutture. E Alfano, allora?

Alla fine, la composizione della nuova scacchiera diventerà più complicata del previsto proprio per colpa del leader Ncd. D’altra parte, è noto che Renzi voglia con tutte le sue forze al Viminale l’austero, quanto competente, Marco Minniti, oggi sottosegretario con delega ai servizi. L’uomo, un calabrese dalla granitica riservatezza, è quanto di meglio offre l’esangue mercato della politica per un posto tanto delicato come l’Interno. Perché, dunque, privarsene per una mera questione di delicatezza nei confronti del leader Ncd? Qualcuno, a Palazzo Chigi, ha suggerito a Renzi di prendere il considerazione l’idea di inserire Alfano al fianco di Graziano Delrio alla residenza del Consiglio, con deleghe pesanti, ancora non evidenziate, in modo da costruire una poltrona che non venga vissuta da Alfano come una “diminutio”, bensì come una promozione. La questione, par di capire, è allo studio, anche perché, si diceva, il Quirinale frena. E vorrebbe che la questione del riequilibrio interno al governo diventasse un piatto di portata per l’autunno inoltrato, quando il semestre Ue sarà ormai in dirittura d’arrivo e si potranno tenere a bada contraccolpi mediatici (e politici) internazionali. Del resto, è anche vero che l’indicazione dei nuovi commissari europei scatterà a novembre, dunque c’è tutto il tempo per studiarla bene. Almeno la sostituzione di Alfano. Diversa la questione Lupi, decisamente più incombente, ma al massimo dovrà cambiare casacca Lotti. E, al massimo, si dovrà trovare in piena estate un nuovo sottosegretario all’Editoria, uno “strapuntino” che non infiamma gli animi davvero di nessuno.