Canone, pubblicità, Raiway. La nuova Rai prende forma man mano che si arricchisce il dossier tra le mani della troika incaricata dal premier Renzi (Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, e Giovanni Legnini, sottosegretario all’Economia) di immaginare il futuro della tv pubblica. Un futuro senza pubblicità e con il canone pagato in base al reddito, secondo quanto scrive oggi il Corriere della Sera

Dopo i 150 milioni chiesti dal governo all’azienda con il decreto Irpef, il primo obiettivo è quello di raccogliere nuove risorse. O meglio, fare in modo di raccogliere quelle che dovrebbero arrivare e non arrivano: i proventi del canone. Il 26% degli abbonati che non versano la tassa, primato in Europa, sottraggono alle casse Rai tra i 500 e i 600 milioni all’anno. Le ipotesi al vaglio del governo sono tre: canone legato all’utenza elettrica; coordinato con la residenza; pagato in base al reddito: in questo caso l’imposta sarebbe più alta per chi guadagna di più e più bassa per che presenta una dichiarazione meno sostanziosa come i pensionati.

Restano da definire anche i contorni della vendita di Raiway, valutata da Mediobanca attorno al miliardo di euro. La collocazione in borsa di un terzo della proprietà porterebbe nelle esangue casse dell’azienda più di 300 milioni. Entro poche settimane, nelle intenzioni della troika, partirà la consultazione pubblica online che durerà due mesi. Il governo sta elaborando le domande per questo inedito referendum sul futuro della tv pubblica, scrive il Corriere. L’idea di Matteo Renzi è quella di una Rai senza pubblicità, sul modello dei due canali della Bbc, con il confronto con il mercato affidato solo a Channel 4.

Le possibili domande: quante Reti Rai volete senza spot? Quante testate giornalistiche? Quali contenuti volete? Con l’idea di fondo del premier di avere almeno una rete pubblica svincolata dalla pubblicità. Dopo i telespettatori, sarà la volta degli addetti ai lavori: l’idea dell’esecutivo è quella di ascoltare gli operatori tv, gli autori, il mondo della pubblicità. Quindi procedere alla riforma della governance: il piano è quello di affidare ad un trust nominato dal Quirinale, i cui componenti verranno proposti dal governo, il compito di nominare un amministratore unico e stendere un rapporto annuale sullo stato del servizio pubblico.