Non solo la ferita subita con la sconfitta elettorale. Ma ora anche un problema di conti. Il Pd di Livorno, dopo aver lasciato la città al sindaco M5s Filippo Nogarin, si ritrova con casse che iniziano a piangere. Il motivo? I forzieri democratici dovranno fare a meno di quei contributi economici elargiti mensilmente da sindaco e assessori, contributi previsti dal regolamento finanziario del partito. Una stima di massima sulla perdita per le casse del Pd cittadino. “Credo che ogni anno dovremo iniziare a fare a meno di circa 50mila euro” risponde il segretario dimissionario Jari De Filicaia. Un duro colpo anche per l’intera federazione territoriale (composta anche dai territori Rosignano, Cecina, Collesalvetti, Castagneto, Bibbona e Capraia) se si considera che il suo rendiconto consuntivo 2012 si è chiuso con 166mila euro alla voce “contributi eletti e nominati” (le entrate totali ammontano a 274mila euro).

Nel regolamento finanziario caricato sul sito web del Pd di Livorno si prevede un contributo da parte di ciascun amministratore eletto (di ente o società partecipata) pari all’8% dell’indennità lorda mensile percepita se questa è superiore ai 3mila euro lordi (4% se inferiore a tale soglia). La perdita di queste risorse avrà importanti conseguenze sull’organizzazione del partito locale. A farne le spese saranno soprattutto i 23 circoli (i tesserati sono circa 2300) presenti in città: molti di questi saranno probabilmente accorpati fra di loro per ottimizzare le risorse. Anche la tradizionale festa democratica (a cui partecipano sempre big della politica nazionale) potrebbe subire un brusco ridimensionamento. Il partito dovrà insomma iniziare a “tirare la cinghia”.

La sola “perdita” del sindaco costituisce un colpo per le casse del partito: dal 2009 a oggi l’ex primo cittadino Alessandro Cosimi (indennità mensile lorda 2012 di 7.097 euro) ha infatti versato circa 30mila euro. Il contributo quinquennale di un singolo assessore (4.130 euro lordi mensili) dovrebbe invece attestarsi sui 20mila euro. Al conto delle risorse mancanti vanno aggiunti i contributi normalmente elargiti dagli amministratori delle società partecipate: con l’avvento del governo grillino parecchi esponenti Pd posizionati ai vertici di queste aziende dovrebbero infatti progressivamente uscir di scena. Anche la somma ricavata dal contributo dei consiglieri comunali (il cui gettone comunque è molto contenuto, circa 50 euro a seduta) sarà notevolmente minore: il Pd è infatti riuscito a far eleggere soltanto 7 consiglieri a fronte dei 21 della consiliatura appena terminata. “La riduzione dei contributi complessivi – conferma il tesoriere territoriale Tommaso Fontana – sarà innegabilmente sensibile. Cercheremo però di compensare questo colpo attraverso interventi sulla struttura”. Per le casse del partito c’è ancora il contributo dei due parlamentari livornesi Marco Filippi e Maria Grazia Rocchi: “Ciascuno di loro versa mille euro al mese”.

Resta poi il problema politico. Il partito a Livorno sembrava a un passo dal commissariamento, ma il segretario regionale Dario Parrini ha decisione per una supervisione, che da qui in avanti sarà condotta dall’europarlamentare fiorentino Nicola Danti, stretto collaboratore di Matteo Renzi. Il segretario dimissionario (“ho chiesto di fare un passo indietro anche a tutti i segretari dei circoli”) siederà in consiglio comunale accanto al collega di partito Marco Ruggeri, candidato sindaco del centrosinistra uscito con le ossa rotte dal ballottaggio con Nogarin. “Saremo in prima fila per fare opposizione – assicura De Filicaia – sia io che Marco conosciamo troppo bene questa città: i grillini non potranno venire a dirci che Cristo è morto dal sonno. Li aspettiamo”.

Il Pd comunale e provinciale non saranno quindi commissariati, ma il partito toscano invierà Danti per aiutare il Pd livornese ad “autorigenerarsi e ricostruire il rapporto con il territorio e i cittadini”. “A Livorno non faremo un commissariamento del Pd locale – ha sottolineato Parrini – non pensiamo sia questa la necessità del momento, e speriamo nemmeno di doverci arrivare in futuro”. Per il segretario “la soluzione dei problemi di Livorno sta a Livorno e non sta a Firenze o a Roma”. Danti ha sottolineato che “per il momento dobbiamo cercare di capire cosa è successo e le cause, anche se mi sembra che questo sia dovuto a un’oggettiva difficoltà del partito livornese negli ultimi anni. I risultati elettorali sono stati forse superiori a quelle che ci aspettavamo e rispetto agli anni passati ma a Livorno c’è stato un trend negativo non solo in questa tornata elettorale ma da più tempo. C’è poi questa grande gap tra il voto europeo e quello amministrativo”.