Se l’era dell’abbondanza è finita, la via d’uscita dalla scarsità del mondo analogico è la “Smart Life”, offerta dall’abbondanza di opportunità del digitale e di Internet. È questo il tema della quarta edizione di State of the Net, la conferenza che si terrà a Trieste (Molo 4, piazza Duchi degli Abruzzi) dal 12 al 14 giugno e che riunisce professionisti e appassionati del settore. Gli incontri saranno un momento di riflessione sulle prospettive offerte dalle nuove tecnologie, attraverso workshop e momenti di confronto aperti a tutti.

Tanti gli argomenti che si intrecciano nella tre giorni triestina, con interventi programmati sui temi dell’innovazione e sul futuro prossimo della Rete. Ai relatori e ai partecipanti (l’ingresso è libero e gratuito) il compito di tratteggiare un universo che nel 2014 è sempre più vivace, ma anche ambivalente. I nuovi orizzonti aperti dal digitale, mai così concreti, passano dalla rivoluzione dei metodi di produzione attraverso la stampa 3D (ne parlerà Massimo Russo di Wired Italia) fino alla ridefinizione dei processi di apprendimento (Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano) e all’evoluzione dell’informazione attraverso i civic media. Tutti processi che stanno rivoluzionando l’esistente e che, soprattutto in un periodo caratterizzato da una crisi globale con pochi precedenti, richiedono ancora qualche sforzo per essere compresi e governati.

Parlare dello “stato dell’arte di Internet”, però, porta inevitabilmente a guardare anche alle sue fragilità. Le tante e troppe polemiche degli ultimi mesi, dalla vicenda Datagate alla messa in discussione della Net Neutrality con l’apertura del governo USA a un’ipotesi di Internet “a due velocità”, sono ben presenti anche nel programma del meeting triestino. Gli appuntamenti in calendario dedicano ampio spazio all’esigenza di preservare la natura aperta e democratica della Rete di fronte agli interessi che vorrebbero “addomesticarla” alle più svariate esigenze. Gli interventi, qui, passano con disinvoltura dalle strategie per il superamento dello strapotere dei colossi dell’hi-tech, tema caro al pioniere del blogging Dave Winer, alla fotografia di quella parte di Rete “sommersa” nel Deep Web (Carola Frediani) che non può essere raggiunta attraverso Google. Certo, un capitolo a parte potrebbe essere dedicato (ma non è in programma) alle tante fragilità che la Rete dimostra nel nostro paese. Per una volta, però, le varie agende digitali e i proclami a effetto non fanno la loro comparsa nel dibattito. Tutto sommato, potrebbe essere un bene.