Il dieci giugno è arrivato. Ma il primo voto sulla riforma del Senato ancora non c’è e Matteo Renzi è ancora al suo posto, rinsaldato dal 40,8% delle Europee. Il riferimento è al 29 aprile, e il premier sta parlando a “Porta a porta” (Rai Uno), dove spiega la natura del rinvio del voto sulla del Senato. “Noi abbiamo messo come obiettivo di scadenza il 25 maggio” – spiega – “per fare la prima lettura e noi ci abbiamo messo tanta roba in questa riforma costituzionale. Si stanno facendo le cose sul serio, non son più barzellette. Son cose toste. Ci hanno chiesto 15 giorni in più. Siccome tutta la polemica che sul fatto che l’iniziativa era soltanto a fine elettorale, dimostriamo che non è così e arriviamo a 15 giorni dopo, cioè al 10 giugno”. E aggiunge: “A me questo rinvio un po’ dispiace, ma l’importante è arrivare alla fine perché sono 30 anni che ne parlano e nessuno ce l’ha fatta. Se ci arriviamo 15 giorni dopo, non credo che si scandalizzi nessuno. L’importante è che questo poi non sia uno strumento per poi invece far finta di niente e rinviare”. Il premier poi aveva puntualizzato con forza: “Io non sono a fare il presidente del Consiglio perché ho vinto un concorso. Se posso fare le cose che posso fare le faccio, se hanno bisogno di uno che nasconde e metta sotto il tappeto le cose, prendano un altro. Io non è che ci sto a tutti i costi. Io ci sto se posso cambiare le cose”.