Quasi 800 bimbi sepolti in una fossa comune vicino a un ex orfanotrofio per i figli di donne non sposate, gestito da suore cattoliche dell’ordine del Bon Secour. In Irlanda, i documenti rinvenuti dalla ricercatrice Catherine Corless sulle morti infantili presso la struttura di Tuam, nella contea di Galway, fanno pensare che si trattasse della fossa biologica dove sono stati sepolti molti, se non tutti, i piccoli deceduti all’interno dell’istituto. Secondo i documenti i 796 bambini, la maggior parte neonati o piccoli, sono morti di malattie nell’orfanotrofio, che è stato in funzione dal 1925 al 1961. Un report sanitario del 1944 sulla struttura parla di “madri emaciate e psicologicamente in difficoltà” e di minori denutriti.

I residenti hanno scoperto il deposito di ossa nel 1975, molti anni prima della ricerca di Corless, ma credevano che si trattasse soprattutto di vittime della carestia nell’Irlanda di metà Ottocento. Corless e una commissione appositamente istituita stanno raccogliendo fondi per realizzare un memoriale dedicato ai bambini, in cui compaiano tutti i loro nomi.

L’arcivescovo di Tuam e i vertici del Bon Secours si incontreranno presto per discutere del memoriale e le suore hanno donato “quello che la tv irlandese RTÉ descrive come ‘una piccola somma di di denaro’ alla commissione”. Padre Fintan Monaghan, segretario dell’arcidiocesi di Tuam, ha dichiarato: “Immagino non possiamo giudicare il passato dal nostro punto di vista. Tutto quello che possiamo fare è garantire che ci sia un luogo per ricordare i bambini morti”. 

Fino agli anni ’90, come scrive Emer O’Toole sul Guardian, in Irlanda le ragazze madri e i loro bambini erano presi in custodia da istituti statali gestiti da ordini religiosi chiamati “mother and baby homes” o “Magdalene asylums”. Lì le donne “lavoravano per purificare i loro peccati e i bambini venivano allontanati dalle loro madri”. Le testimonianze legate a queste strutture hanno ispirato vari film, tra cui Magdalene – Leone d’oro al Festival di Venezia nel 2002 – e Philomena, interpretato da Judi Dench e candidato all’Oscar. Entrambi sono basati su storie vere e, oltre alle violenze subite dalle giovani ridotte a uno stato di prigionia, mettono in luce la pratica delle adozioni illegali dei bambini irlandesi figli di ragazze madri, ceduti a famiglie americane dietro compenso e senza il consenso delle mamme.