Un sacerdote del Ferrarese è stato condannato a un anno e quattro mesi per violenza sessuale su un bambino di pochi anni. È il verdetto di primo grado che esce dal tribunale di Ferrara, dove si è tenuto in rito abbreviato un processo per atti durante una festa di compleanno. La vittima è il figlio minore di una coppia di origine serba che il prete ospitava nella propria abitazione. Il fatto contestato risale al 2010, quando la famiglia arriva in un paese della provincia ferrarese e viene ospitata dal don, 60 anni, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il padre di famiglia, 35 anni, non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. Intanto parte la denuncia per violenza sessuale ai danni del bambino della coppia, che si costituisce parte civile attraverso l’avvocato Giovanni Montalto. Si parla di particolari attenzioni ricevute dal minore durante una festa di compleanno.

Diversa la tesi della difesa, sostenuta dall’avvocato Claudio Maruzzi. La denuncia per violenza sarebbe un’invenzione, anzi una ritorsione nei confronti della minaccia di sfratto. Tanto che è pendente un processo a parti invertite per minacce, estorsione e stalking. Secondo Maruzzi l’imputato non poteva essere presente per commettere il reato poiché impegnato in funzioni religiose in altri paesi della provincia. Ma a puntellare la tesi portata avanti dal pm Alberto Savino ci sono state anche le testimonianze di alcuni ospiti della festa di compleanno e soprattutto una fotografia che immortalava il prete tra gli invitati. A confermare l’orario di quello scatto è il tabulato delle celle telefoniche agganciate quel giorno dal telefono del ‘don’.

Al termine della discussione la procura aveva chiesto un anno e due mesi. Il gup Silvia Marini ha comminato una condanna più severa, un anno e quattro mesi, concedendo la sospensione condizionale della pena, con risarcimento dei danni da stabilire in sede civile e una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro. Più che soddisfatto all’uscita dall’aula l’avvocato Montalto, che ora si aspetta una presa di posizione da parte della curia, “visto che fino ad oggi da quanto mi risulta abbia mai avuto sospensioni o provvedimenti, anche a processo ormai avviato. Se non un provvedimento concreto, spero che ci sia almeno un pronunciamento. Soprattutto pensando alla tutela dei giovani nel futuro”.

“Sconcerto” arriva invece dalla difesa, con l’avvocato Maruzzi: “Non riesco davvero a prefigurarmi la logica che abbia potuto seguire il giudice nel ritenere il mio assistito responsabile del reato, quando per lo stesso fatto altro giudice, poche settimane fa, ha ritenuto plausibile l’accusa di calunnia (ti accuso sapendo che sei innocente) per lo stesso fatto contro il padre del minore. È comprensibile che il sacerdote viva questa decisione come una profonda ingiustizia e una persecuzione. È legittimo domandarsi se sia normale essere condannati sulla base di una denuncia dove l’accusa viene ‘descritta’ con dei puntini di sospensione e riempita in corso d’opera a distanza di mesi. Faremo sicuramente appello e continueremo fino in fondo la nostra battaglia per l’affermazione della verità”.